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L'Editoriale: Non è Tutt' Oro Quel che Luccica nelle Medaglie degli Eroi

pensieri quotidiani della Rana dalla Bocca Larga


di Alfredo Pasquali
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Quanto Costa la Riconoscenza degli Stati per chi ha Rischiato la Vita per la Propria Gente?

Nella prima guerra mondiale operavano nelle trincee gli arditi, truppe scelte per missioni suicide, soldati utilizzati negli attacchi kamikaze per strappare al nemico qualche centinaio di metri. Uomini destinati a morte certa (non a caso scelti tra quelli considerati pericolosi, sovversivi e socialisti).

Oggi esistono nuove trincee e nuove guerre.

Succede a Chernobyl in Ucraina nel 1986, quando l'allora Urss mandò sulla centrale in fiamme unità di pronto intervento per spegnere il rogo atomico, un intervento decisivo per sventare la biblica fusione del nocciolo, le cui conseguenze sarebbero state devastanti per un immenso territorio (radiazioni, inquinamento atomico delle fonti idriche, mutazioni genetiche su larga scala, malattie terminali di massa, ecc). Gente che morì ben presto, altri perirono lentamente dopo dolorose patologie. I pochi superstiti, lungi dall'essere oggetto di pubblica riconoscenza per il loro estremo sacrificio, sono stati dimenticati. Ultimamente, causa crisi, gli è stata dimezzata la pensione. La risposta viene ricordata dal Corriere di ieri: “ I liquidatori di Chernobyl, in sciopero della fame da 15 giorni, si erano accampati per protesta contro i tagli dei sussidi. La polizia li ha sgomberati, togliendogli tende e stufe (col termometro sotto lo 0). Ghennadi Konopliov, 68 anni, è morto". Dunque hanno brutalizzato e lasciato al gelo delle persone anziane che avevano piantato le tende per pretendere un minimo di giustizia sociale.

Anche a New York, dopo l'attacco alle Torri Gemelle, decisivo fu l'intervento dei Vigili del Fuoco per portare soccorso alle povere vittime dell'attentato. Un intervento che ha commosso l'America e che ha portato il corpo dei pompieri nella Halle of Fame degli eroi della patria. Ma, dopo tante medaglie e retorica dai palchi, la realtà è ben diversa, come ricorda TM News: “John Devlin è stato uno dei primi ad accorrere nell'inferno di Ground Zero il giorno dell'attentato alle Torri gemelle, l'11 settembre 2001. Poi ha continuato lavorare per 9 mesi 12 ore al giorno in quell'incubo di polvere e macerie. Nel 2009 ha accusato i primi problemi respiratori, sintomi di un cancro alla gola."Il governo ci diceva che l'aria era pulita e noi ci abbiamo creduto. E' tutto documentato, loro ci hanno mentito". John è solo uno degli eroi di Ground Zero con problemi fisici per aver ingerito e respirato polvere e detriti in quei giorni terribili. Il centro medico che cura i sopravvissuti all'11/9 si occupa di 5.000 casi. I rimborsi per loro sono arrivati dopo quasi 10 anni e una strenua lotta, grazie allo Zadroga act, dal nome del primo poliziotto newyorchese morto per le conseguenze dell'11 settembre. La battaglia però non è finita: nella legge sono previsti rimborsi solo per chi ha problemi respiratori, non per chi ha il cancro perché, dice il governo americano, "non è scientificamente provato che ci sia un legame con Ground Zero". Nessuna cura pagata dunque per quelli come Jeff Stroehlein, pompiere di New York a cui è stato diagnosticato un tumore al cervello."Io penso che la riconoscenza sia importante - dice appena tornato dalla sua seduta di chemioterapia - mi chiedo come possano elogiare i ragazzi dell'11 settembre e poi voltar loro le spalle".

Agli eroi popolari si aggiungono poi i kamikaze aziendali, come i manager e politici giapponesi che, dopo la tragedia nucleare di Fukushima, hanno bevuto acque inquinate e mangiato ortaggi o pesci al plutonio per dimostrare che non c'era nessun pericolo, che tutto era sotto controllo. Oggi Masao Yoshida, 56 anni, direttore di Fukushima Daiichi si è dimesso dall'incarico per una grave "malattia" non meglio specificata da TEPCO. Questa azienda privata che gestisce la centrale nucleare incriminata nega ogni connessione con Fukushima, ma si rifiuta di dare ulteriori informazioni sulla patologia invocando la privacy del malato. Premura un po' sospetta, visto che il dieci per centro dei territori dell'intero Giappone sarebbero ormai contaminati dal Cesio 137.

Forse è per questo che la gratitudine verso i martiri civili ha la memoria corta: parlare di quelle sofferenze passate significa anche riflettere sui grandi problemi attuali irrisolvibili. Meglio dimenticare tutto, assicurare che i mali di oggi siano causati da un non meglio precisato destino cinico e baro, piuttosto che da scelte di ieri e (ahimè) di domani.

Così ci troviamo tutti arruolati a forza come arditi delle multinazionali, pronti a scattare fuori dalle nostre piccole trincee per conquistare magari solamente qualche metro in più di mercato.

 

 

 

 

 

 


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