42 anni fa, il 15 dicembre 1969, Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, volava giù dal quarto piano della questura milanese
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L'Editoriale: In Morte di un Anarchico
pensieri quotidiani della Rana dalla Bocca Larga
Lunedì scorso si è celebrato l'anniversario della terribile strage di Piazza Fontana a Milano: l'esplosione avvenne alle 16:37 con una bomba nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto. Era il 1969. Un massacro ordito per fermare con il terrore le grandi lotte operaie e studentesche che in quei giorni manifestavano con grande forza.
L'ordigno fu piazzato dai neofascisti su commissione dei servizi segreti. Fu la prima strage di stato della strategia della tensione. Ancora oggi, dopo tanti anni, ancora non si è fatta piena giustizia nei tribunali. Il perché è semplice: lo Stato delle Stragi non Processerà mai se stesso.
Si aprì la caccia al rosso, con indagini manovrate per incolpare la sinistra di quell'atto terroristico. Finì in carcere innocente l'anarchico Pietro Valpreda. Tre giorni dopo la strage,il 15 dicembre, il ferroviere Giuseppe Pinelli venne “suicidato” dal quarto piano della questura del commissario Calabresi. Anche questo poliziotto venne assassinato barbaramente qualche anno dopo, nel 1972, e con la sua morte non si parlò più nemmeno dei responsabili della fine del Pinelli. Rimane però nell'aria una antica canzone libertaria...
LA BALLATA DEL PINELLI
(testo di G. Barozzi, F. Lazzarini, U. Zavanella
rielaborato, ampliato e musicato da J. Fallisi – 1969)
Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po' la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.
"Commissario io gliel'ho già detto
Le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma eguaglianza nella libertà."
"Poche storie indiziato Pinelli
Il tuo amico Valpreda ha parlato
Lui è l'autore di questo attentato
E il suo socio sappiamo sei tu"
"Impossibile" – grida Pinelli –
"Un compagno non può averlo fatto
Tra i padroni bisogna cercare
Chi le bombe ha fatto scoppiar.
Altre bombe verranno gettate
Per fermare la lotta di classe
I padroni e i burocrati sanno
Che non siam più disposti a trattar"
"Ora basta indiziato Pinelli"
– Calabresi nervoso gridava –
"Tu Lo Grano apri un po' la finestra
Quattro piani son duri da far."
In dicembre a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
È bastato aprir la finestra
Una spinta e Pinelli cascò.
Dopo giorni eravamo in tremila
In tremila al tuo funerale
E nessuno può dimenticare
Quel che accanto alla bara giurò.
Ti hanno ucciso spezzandoti il collo
Sei caduto ed eri già morto
Calabresi ritorna in ufficio
Però adesso non è più tranquillo.
Ti hanno ucciso per farti tacere
Perché avevi capito l’inganno
Ora dormi, non puoi più parlare,
Ma i compagni ti vendicheranno.
"Progressisti" e recuperatori
Noi sputiamo sui vostri discorsi
Per Valpreda Pinelli e noi tutti
C’è soltanto una cosa da far.
Gli operai nelle fabbriche e fuori
Stan firmando la vostra condanna
Il potere comincia a tremare
La giustizia sarà giudicata.
Calabresi con Guida il fascista
Si ricordi che gli anni son lunghi
Prima o poi qualche cosa succede
Che il Pinelli farà ricordar.
Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po’ la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.







