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L'Editoriale: il Treno dei Desideri all'Incontrario Va !

pensieri quotidiani della Rana dalla Bocca Larga


di Alfredo Pasquali
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People Mover: sembra il titolo di una canzone soul di Ray Charles, ma invece è la solita sceneggiata napoletana a colpi di milioni di euro. Solo che, in tempi di crisi, lo spreco fa ancora più male!

Si incominciò con la mega stazione dello spagnolo Bofill, archistar che progettò l'iper scalo ferroviario secondo il mito di BoMi (Bologna-Milano), ovvero la grande area metropolitana capace di unire le due città in un unico complesso alveare urbano. Una favola, una foglia di fico ideologica per giustificare un'opera pubblica ferroviaria assolutamente sopra dimensionata per una cittadina come Bologna che raggiunge a malapena i 350.000 abitanti. Un progetto iper costoso che l'allora collettivo Luther Blissett così descrisse: “L'ARCHITETTURA DA FILM SOTTO-MITOLOGICO DI SERIE Z DEGLI ARCHITETTI POST-MODERN COME BOFILL È QUANTO SI ADATTA MEGLIO AL PROVINCIALISMO KITSCH DI BOLOGNA!”. Naturalmente del grande sogno ( business, ndr) non se ne fece nulla, e gli unici a guadagnarci furono gli architetti che disegnarono i faraonici progetti su carta.

Seguì la rincorsa alla Metropolitana, a volte di profondità, a volte di superficie, comunque letta come unica possibilità per la mobilità sostenibile cittadina. Sempre sul traffico venne ingaggiato anche il tedesco Winkler che, dopo mesi di studio ottimamente pagati dalle casse pubbliche, prospettò un diverso modo di vivere il centro storico oltre le automobili. Di quell'ambizioso piano rimangono a testimonianza solo le fioriere traslate tragicamente alla Certosa.

Difficilissimo e lunghissimo fu invece il parto di Sirio, l'occhio elettronico. Dopo tanti anni di tira e molla, finalmente sotto la giunta Cofferati venne acceso definitivamente, salvo per poi essere spento quando serviva davvero, come durante lo shopping natalizio (speriamo che quest'anno sia la volta buona...). Tralasciando le strisce blu, quelle bianche, quelle gialle e gli infiniti proclami di rivoluzione del traffico, o magari qualche idea da buontempone per un tunnel sotterraneo lungo quanto i colli bolognesi, arriviamo al Civis, partito da Vitali ed acquistato da Guazzaloca, transitato da Cofferati, Del Bono e finito al macero tra l'imbarazzo e la vergogna di tante giunte con tanti sindaci.

Dopo questi ed altri castelli in aria...non poteva mancare anche il treno in aria: il People Mover.

Un'opera costosa, inutile e malfatta.

Costosa perchè il treno volante, come ci racconta il Fatto Quotidiano on line, è già costato “...La bellezza di 8 milioni di euro della Regione Emilia Romagna, 450 mila euro del Comune di Bologna ...“

Inutile, perché la tratta stazione -aeroporto è già di fatto servita da una linea ferroviaria esistente ed attrezzabile allo scopo con poca spesa (ma altrimenti come farebbero a guadagnarci i poveri costruttori privati e le sociali cooperative edilizie?).

Malfatta perché pensata per 4 utenti a metro quadrato, area già scomoda in condizioni normali, acrobatica per viaggiatori armati di ingombranti bagagli (cosa non rara quando si parte in aereo).

Il sindaco Merola sbatte i pugni sul tavolo e afferma macho e tutto di un pezzo: “Il People Mover si farà comunque!” . La giunta si divide con Sel che si astiene e la destra che va all'attacco. Il rischio Civis (tanto rumore e soldi per nulla) si avvicina. Ma la corsa di questo Treno Volante futuribile sembra oggi inarrestabile. Forse perché, come dice ancora il FQ on line: “... L’infrastruttura, secondo la gara vinta nel 2009 dal Consorzio Cooperative Costruzioni (CCC), dovrebbe costare 92,5 milioni di euro, di cui 60 a carico dei privati (che lavoreranno in project financing, gestendo l’opera e incassando i ricavi per i prossimi 35 anni) e 30 milioni – come visto sopra – a carico del pubblico (Regione e società aeroporto). Paga tutto il Comune. Il rischio d’impresa però se lo accolla il pubblico e spieghiamo perché. Il CCC ha vinto l’appalto con questa offerta: 35 anni di concessione durante i quali, se i passeggeri non raggiungono mediamente il milione, il Comune rimborserà la differenza al 100% (con l’eccezione del primo e secondo anno: 60  per cento e l’85 %), fino a un massimo di 1 milione 400 mila euro l’anno. Dall’altra parte, se invece i passeggeri dovessero superare il milione e 200 mila, il solo 25% dei ricavi oltre quella soglia andrà al Comune...

Forse allora la favola si ripete: dopo Bofill e Civis arriva anche  il Treno Volante di Alì Babà e i 40 ladroni.


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