Radio Città Fujiko»Blog

Il dilemma della finale dei Mondiali

La sfida per la Coppa del Mondo sotto una lente ignorante.


di Alessandro Canella
Categorie: Sport, Politica
Finale.jpg

Se è vero che la politica è diventata come il tifo da stadio, è vero anche il contrario: il tifo è diventato come la politica. Non avendo la propria squadra qualificata, gli italiani possono permettersi di dividersi sul chi tifare tra Francia e Croazia. Per i leghisti la scelta è durissima, ecco perché.

Finalmente ci siamo. Anche i Mondiali di calcio di Russia 2018 volgono al termine. Ancora pochi giorni e vedremo chi conquisterà la Coppa del Mondo fra Croazia e Francia.
Il torneo che ha visto l'esclusione dell'Italia non ha però registrato il totale disinteresse verso la competizione. Ne sa qualcosa Mediaset che, proprio in virtù dell'esclusione degli azzurri, ha acquistato a poco prezzo i diritti fruttando milioni.

Non potendo esercitarsi nel loro hobby preferito, quello del fare i commissari tecnici comodamente seduti in salotto, gli italiani potranno liberamente scegliere se berciare un "Aridatece la Gioconda! o un "E le foibe?".
Ogni occasione, infatti, è buona per dividersi su cose piuttosto inutili e spingere lo scontro a livelli di infantilismo estremo tralasciando le vere questioni dirimenti.

Negli ultimi anni, in particolare, sembra che il fanatismo del tifo abbia contagiato la politica. Il campo preferito non è un rettagolo erboso, né la curva di uno stadio, ma la più grande struttura sportiva mai costruita dall'umanità: i social network.
La fede per la propria squadra è talmente viscerale, che i tifosi di un partito e dell'altro si bastonano verbalmente senza che ne ottengano il benché minimo beneficio politico o sociale.

Se la polarizzazione della politica è stata condizionata dal tifo, però, è possibile anche affermare il contrario. Il risultato di gironi ed eliminatorie dei Mondiali di Russia, in questo caso, è stato propizio perché le due squadre qualificatesi per la finale offrono una vasta scelta di argomenti politici che, pur non avendo un fico secco a che fare con lo sport, ci coadiuvano nella divisione e nel bisticcio pre-partita. Trovandosi geograficamente in mezzo alle due finaliste, l'Italia ha poi argomenti storici ed attuali su cui fare leva per mistificare quella che dovrebbe essere solo una competizione sportiva.
 
Particolarmente difficile si presenta però la scelta che gli italiani leghisti dovranno compiere (perché dovranno, non è ammessa l'astensione) sulla squadra da tifare in finale.
La Francia è da sempre una nazione di fighetti radical-chic con la puzza sotto il naso e, anche se da loro i Rolex si pronunciano diversamente (Rolèx invece di Ròlex), sono degni destinatari di insulti gratuiti sui social.

Non dimentichiamo inoltre due altri fattori rilevantissimi: il presidente francese è Emmanuel Macron, acerrimo nemico dell'attuale governo italiano, che si è già lasciato contagiare nella gara di insulti, ma con un alto profilo istituzionale; la ciliegina sulla torta viene dalla formazione francese in campo: la chiara impronta coloniale di Parigi ha dato i suoi frutti, poiché sul campo i giocatori buoni sono quelli che portano un cognome ed hanno un colore di pelle africano. Orrore!

La scelta, dunque, dovrebbe naturalmente vertere sulla Croazia, ma non è così facile come può sembrare.
Se a livello governativo sembrano esserci affinità elettive, poiché i croati sono mediamente fascisti come gli italiani, non va dimenticato che sono pur sempre slavi. Ora, da manuale gli slavi erano considerati ariani, ma il successivo sviluppo della storia vuole che comunque debbano essere considerati zingari, altra categoria poco digeribile dai leghisti.

A complicare ancor di più il tutto è il giocatore che porta la fascia di capitano, il grandissimo centrocampista Luka Modric. Se il binomio bianco-slavo può elidere il problema, c'è una piccola nota biografica che rende Modric una bella grana per i leghisti. All'età di soli sei anni, nella guerra tra Serbia e Croazia nata con il disfacimento della Jugoslavia titina, Luka Modric è stato un profugo, un rifugiato, per giunta molto povero. Orrore!

Riassumendo: se per i radical-chic della sinistra non ci sono dubbi su chi tifare (del resto Macron e Renzi si sono sempre strizzati l'occhiolino), per l'elettore leghista la scelta rischia di creare una crisi di coscienza e di identità che potrebbe generare conseguenze imprevedibili. Speriamo l'implosione.

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]