Bologna Sette se la prende con Coldiretti, rea di aver portato in piazza le zucche. Per la Curia evocano Halloween, una festa pagana, una resa al relativismo dilagante. Ma l'associazione contadina parlava di prodotti tipici, filiera corta e retribuzione degli agricoltori...
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La Chiesa e la crociata contro le zucche
Bologna Sette contro Coldiretti
Se è troppo faticoso criticare il malcostume politico-televisivo italiano, se diventa sconveniente condannare le condotte dei potenti, se non si riesce a fermare l'emoraggia di vocazioni e presenze nelle parrocchie, la Chiesa sceglie bersagli più facili.
È quello che ha fatto la Curia bolognese attraverso il organo di stampa Bologna Sette.
Le note che escono dall'organo, però, sono piuttosto tetre e lasciano sbigottiti: i prelati se la prendono contro l'iniziativa "Bologna cibo e spirito" organizzata dalla Coldiretti. L'evento, che si è svolto ieri in piazza Re Enzo, è stato messo all'indice in quanto, a parer della Curia, costituirebbe "una brutta resa al relativismo dilagante", in occasione di una "festa di derivazione pagana che nei fatti si pone in alternativa a quella cristiana".
Il riferimento è alla festa di Halloween e la "colpa" della Coldiretti sarebbe quella di aver previsto, nella lunga giornata organizzata, anche una gara a chi intagliava la zucca più bella.
La reprimenda di Bologna Sette, poi, continua tirando in ballo argomenti che è difficile far stare insieme persino con lo scotch. C'è la crisi ("per vendere ognuno si arrangia come può", ma "questo non ci esime, come cristiani, dalla lotta contro il relativismo e l'omologazione anche quando passano attraverso le sembianze, solo apparentemente innocue, di una zucca vuota"); c'è il richiamo alla tradizione ("un'importante organizzazione che un tempo coltivava i valori e le tradizioni ataviche della nostra terra"); ci sono persino consigli culinari ("La prossima volta, se proprio hanno delle eccedenze di zucca da smaltire, puntino sulla vellutata o sul ripieno dei tortelli").
Quando ho letto di questo attacco sono rimasto letteralmente basito. Mi è sembrata una reazione scomposta e del tutto immotivata. Ma soprattutto mi è sembrato fin da subito chiaro che il giornalista di Bologna Sette non sapesse nulla su quello di cui stava scrivendo. Questo per almeno 3 motivi.
1) Il senso dell'iniziativa. "Bologna cibo e spirito", l'evento della Coldiretti, non era assolutamente incentrato sulla festa di Halloween. La gara di zucche era uno dei tantissimi appuntamenti previsti nella giornata, ma il senso generale prevedeva ben altro. La zucca veniva tirata in ballo anche e soprattutto come prodotto stagionale e locale, non per evocare spauracchi pagani che spaventano, a questo punto, solo i cirichetti.
2) Il tema dell'iniziativa. Al centro della festa di piazza Re Enzo c'erano temi nobili di cui la Chiesa non si occupa più da tempo, forse perché indaffarata a riparare i danni compiuti da alcuni suoi esponenti o forse perché troppo intenta a negoziare cespiti economici nel nome della sussidiarietà. Domenica, in piazza, si è parlato di filiera corta, di giusta retribuzione dei contadini, di kilometro zero, di stili di vita e di consumo più sostenibili per l'ambiente, di come estendere i prodotti contadini anche nella ristorazione, di salute, di arte e letteratura. Temi sociali ed economici, dunque, visti in una prospettiva più rispettosa dell'uomo e dell'ambiente. Si è parlato di agri-cocktail e del Mercato di Campagna Amica, che da tanti anni cerca di creare un rapporto diretto col consumatore in modo da bypassare la grande distribuzione e le sue storture.
3) La qualità dell'informazione. Se il giornalista di Bologna Sette fosse uscito dalla buia umidità della sagrestia e fosse andato in piazza Re Enzo si sarebbe subito accorto che la festa di Coldiretti non esaltava alcuna festa pagana e non operava alcun cedimento al relativismo dilagante. Se lo stesso gionalista avesse fatto lo sforzo di alzare una cornetta e telefonare agli organizzatori, avrebbe evitato di scrivere tali baggianate.
L'attacco dell'arcidiocesi, dunque, tradisce una certa difficoltà. Non sapendo più a chi rivolgere le proprie prediche, dato che ormai quasi tutte le pecorelle si sono smarrite, si spara nel mucchio. Col rischio che, come in questo caso, si vada a colpire chi opera per una società più mite e giusta, quella che chiede anche il cristianesimo sociale.
Alla Curia bolognese ora vogliamo dare noi una ricetta: prima di scrivere a vanvera, nella zucca ci metta il sale!







