Il Cubo di Rubik dell' Etrusco vaga tra gli stands di Arte Fiera
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Arte Fiera 2012 e la Fase Dell’ “Offerta Disperata"
L'Opinione dell'Etrusco
Stiamo attraversando una fase della crisi economica mondiale che, almeno nel nostro Paese, potremmo chiamare “fase dell’offerta disperata”. Prima di mollare e rassegnarsi al fallimento o quanto meno all’impoverimento (che prima o poi arriveranno) tutti quelli che hanno qualcosa da vendere: imprenditori, commercianti, ma anche semplici privati cittadini, cercano in ogni modo di ricavare quello che possono dalla vendita di ciò che di superfluo possiedono, se lo possiedono. Lo fanno fissando prezzi “stracciati” ma anche cercando ogni occasione e ogni mercato per metter in mostra i propri prodotti semprechè non comporti un investimento rilevante. Ma il dramma è che nessuno compra niente, sia perché i più non hanno soldi per comprare sia perché i pochi che ce ne hanno, e ce ne hanno sempre di più, aspettano tempi ancora peggiori (per gli altri) per poter raccattare tutto il possibile a prezzi ancora più bassi. Sono le splendide regole del mercato e della speculazione. E così, per fare solo l’esempio più visibile, vale a dire quello del mercato immobiliare, vediamo caterve di offerte di case piccole, medie, grandi, di terreni, di ville, di garages, che occupano migliaia di pagine di disperati appelli, sotto forma di annunci, non raccolti da nessuno. Vero che i prezzi si sono fermati o addirittura abbassati, ma per chi ha bisogno di una casa sono sempre inaccessibili e chi ha milioni da spendere, aspetta…
Ma l’esempio più attuale di quanto sia vero quanto detto il vostro etrusco maremmano, ma nato a Felsina e sempre con metà del cuore nella sua antica città, lo sta osservando in quanto accade a Bologna in questi giorni di apertura di Arte Fiera. Una manifestazione letteralmente trasformata, quest’anno, da questi devastanti effetti della crisi.
Partiamo dagli espositori: quest’anno sono calati di numero in maniera impressionante. Ciò contraddice quanto detto prima? Niente affatto perché per esporre in manifestazioni di questo genere bisogna investire delle belle sommette (gli stands costano, trasportare le opere e assicurarle, pure). E poiché il mercato dell’arte è in caduta libera ben pochi galleristi possono sperare di rientrare delle spese. L’organizzazione della manifestazione si è affrettata a dichiarare: “Pochi, ma buoni! Abbiamo puntato sulla qualità!” Patetico! Non possiamo dire di non aver mai sentito una balla di tale portata, solo perché usciamo freschi freschi dall’ultimo (in ordine di tempo) periodo berlusconiano durante il quale simili boutades hanno costituito il nostro amaro pane quotidiano. La qualità che vi si può osservare, infatti, sarà verosimilmente solo quella dei soldi di quei galleristi che ancora hanno potuto permettersi di esporre; e si sa che non sempre chi ha denaro possiede la merce migliore.
Ma assieme ad una siffatta selezione degli espositori, ecco la disperata orgia bulimica di tutto ciò che si può esporre a poco prezzo coltivando ancora la fievole speranza di vendere o di farsi conoscere. Artisti “off” che riempiono vetrine e angoli di strada nella segreta speranza di diventare “in”. Scrittori che presentano anche nelle più insospettabili cantine le loro produzioni letterarie o saggistiche. Spettacoli “artistici” che ti ricordano, per come sono stati presentati nei vari opuscoli e nella stessa cronaca cittadina, il classico richiamo del “venghino, venghino siori”.
Tra queste tante “manifestazioni” e questi infiniti “eventi”, per dire, abbiamo anche assistito al gran ritorno del mai abbastanza rimpianto, per quanto ci ha fatto divertire, ex direttore della GAM Peter Weiermair, quello famoso per essersi guadagnato sulle colonne del Giornale dell’Arte la segnalazione per aver organizzato la più brutta mostra dell’anno. Ricordate? Quella, fotografica, che sottopose disordinatamente alla vista degli sbalorditi visitatori centinaia di immagini di nudo maschile, ripresi da tutte le angolazioni e con dovizia di particolari. Solo l’attuale bailliame fieristico da mercato di Porta Portese poteva consentire di riproporre una coda di quella indimenticabile esperienza espositiva: la presentazione di un libro di cui il Weiermair è curatore e, inevitabilmente, anche editore dal titolo oscuro¨”Azt- male nudes”. Di che cosa tratterà? Allora ci fu chi parlò di un nuovo e diverso approccio alla fisiognomica. Probabilmente è vero; e il nostro ex direttore che fu tanto fortemente voluto dall’entourage guazzalochiano, non ha nessuna intenzione di abbandonare un’idea e un filone tanto geniali.
Ma, come è solito fare, il vostro misterioso etrusco ha portato solo l’esempio più eclatante e significativo nell’ambito di un complesso di “proposte” tanto esagerato (e disperato) da nascondere inevitabilmente agli occhi dello stordito fruitore tutto ciò che al suo interno è di buona o ottima qualità. La strada intrapresa quest’anno sull’onda della crisi, segnerà molto probabilmente una svolta in una manifestazione che pure è riuscita a porsi al centro dell’attenzione non solo nazionale. Del resto “Arte Fiera” contiene già nel nome il suo destino: nomen omen. E in una crisi di tale proporzioni non poteva che avviarsi verso il declino poiché in questo luogo e in altri del genere non si parla di arte, ma del suo mercato. Solo che oggi sembriamo essere ormai giunti all’arte “vu cumprà” . E non è certamente un caso che il Presidente della Fiera di Bologna, persona politicamente assai sensibile e pertanto permeabile ai condizionamenti ambientali, stia ipotizzando, per l’anno prossimo, un Festival dell’Arte. Comportandosi (italico film infinite volte visto) come quegli amministratori locali che a fronte dell’uccisione del turismo provocata dalle cementificazione di un luogo un tempo ammirato per il paesaggio, cercano di porvi rimedio continuando a costruire senza limiti discoteche, pizzerie e sale da gioco. E così il richiamo dell’Arte con la lettera maiuscola, non quella che tante volte richiama inebetite masse paganti in inconsapevole sfilata davanti ad opere più o meno degne, nella nostra amata Felsina, tra fiere, festival e saltimbanchi sarà sempre più una flebile eco. E poi, scusate, ma un festival dell’arte non ce l’avevamo già a Bologna? Quello che aveva come maitre a penser Andrea Mingardi, l’immortale autore di “Benessum” e “Socmel”?
L’Etrusco







