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Discrepanze

Quando film e relativo commento musicale, non viaggiano esattamente sullo stesso livello.


di redazione
Satanic Rhapsody - Ugo Bazzini.jpg

Ammetto che, in questo caso, si tratti di una mia opinione personale, ma, secondo me, l'esempio di cui sto per trattare, nonostante conti un certo numero di estimatori, soprattutto fra gli esperti e studiosi di storia del cinema, costituisce uno di quei casi in cui la qualità della "colonna sonora", sopravanza di gran lunga quella dello stesso film, di cui dovrebbe costituire un mero supporto.

Nel 1914, il compositore livornese Pietro Mascagni (1863-1945), il notissimo autore di "Cavalleria rusticana", ricevette l'incarico di comporre le musiche per l'ambiziosissimo film muto "Rapsodia satanica", con la regia di Nino Oxilia, su soggetto di Alfa (pseudonimo di Alberto Fassini, autore pure della sceneggiatura) e Fausto Maria Martini e con la fotografia di Giorgio Ricci. Fra gli interpreti, Lyda Borelli (contessa Alba d'Oltrevita, un nome che è veramente tutto un programma, vista la trama del film), Andrea Habay (Tristano - sic! -), Giovanni Cini (Sergio, fratello di Tristano), Ugo Bazzini (Mephisto - ma guarda un pò: fosse per caso discendente di quell'Antonio Bazzini, musicista ottocentesco contemporaneo di Verdi, autore, fra le altre cose, di quella "Ridda dei folletti", per violino e pianoforte? Vallo a sapere!) e Alberto Nepoti. Questo film, della durata complessiva di circa 45', terminato nella primavera del 1915, ha avuto una vicenda produttiva alquanto travagliata, in quanto, a causa di misteriose dispute interne alla casa di produzione, la Cines, esce nelle sale soltanto 2 anni dopo, nel '17. Rappresenterebbe, secondo gli esperti, il più convinto tentativo fino ad allora sperimentato di "Gesamtkunstwerk", ossia opera d'arte totale in senso pienamente wagneriano ed effettivamente, non risultano, in questo caso, esserci state conflittualità di sorta, fra compositore e regista, anzi tutt'altro (già nel titolo, il film si richiama esplicitamente ad una forma musicale, la rapsodia), ma nonostante i "peana" degli estimatori, sinceramente, ciò non impedisce che, ai miei occhi di semplice spettatore odierno, il tutto risulti pesantissimamente datato e sommamente ridicolo, volendo usare un pietosissimo eufemismo, a cominciare da quello strambo ibrido di Faust e Dorian Gray ninfomane in gonnella rappresentato dalla protagonista femminile, per cui, se non fosse per la sublime musica di Mascagni che sorregge questo sgangherato centone da cima a fondo, si rimarrebbe, nella migliore delle ipotesi, a livello di curiosità per onanisti sfegatati (anche su questo film, così come riguardo al lavoro di Mascagni, mi sono già ampiamente espresso in 3 miei vecchi post, "Satanismo all'acqua di rose.", "Diavolo d'un Mascagni!" e "Satanismi discografici.", nel mio blog "notesparsevangelista", in occasione di una proiezione al Comunale, avvenuta un paio d'anni fa).

Come già dichiarai a suo tempo, la musica di Mascagni, strutturata in un prologo e 2 parti, in ossequio all'andamento del film, ha tutto da guadagnare da un ascolto completamente svincolato da quelle immagini, potendo legittimamente aspirare ad una vita concertistica completamente autonoma, nonostante qualche lieve convenzionalità, a tratti, dovuta probabilmente alla natura stessa della pellicola, risultando comunque, nel suo complesso, un autentico capolavoro che, anzi, costituirà un autentico modello per le colonne sonore dei decenni a venire, contribuendo a proiettare il compositore livornese in una dimensione autenticamente cosmopolita. In questa opera, Mascagni, si conferma autentico stregone dell'orchestrazione e gran mago nel saper suscitare le atmosfere le più varie, con grandissima varietà e ricchezza espressiva, senz'altro di gran lunga superiore a quella dello stesso film, in barba a quei detrattori che gli hanno sempre rimproverato, ingiustamente, una sostanziale rozzezza di fondo, ma si sa che i luoghi comuni sono duri a morire, veramente!                                                                                                   In sintesi, questa è la trama del film, tratta da un poema del '13 di Fausto Maria Martini: un'anziana dama dell'alta società, la contessa Alba d'Oltrevita, stipula un patto con Mefisto, per riacquistare la giovinezza, in cambio della quale ha il divieto d'innamorarsi. La donna è però corteggiata da 2 giovani fratelli, Tristano e Sergio. Quest'ultimo minaccia di suicidarsi se la contessa non gli si concede, cosa che poi farà, visto che lei non solo è attratta da Tristano, ma ha seriamente intenzione di sposarlo. A questo punto, visto che il patto infernale è stato violato, Mefisto torna, riprendendole la giovinezza e restituendole perciò la vecchiaia, cosa che la conduce, divorata dai rimorsi, a morte subitanea. Tutto qui! - / - Postludio: Singolarmente, dopo questa esperienza, ci sarà soltanto un altro incontro di Mascagni con la settima arte, d'importanza assai più circoscritta, rappresentato dal film "La canzone del sole", coproduzione italo-tedesca del '33, con la regia di Max Neufeld, su soggetto del librettista operistico Giovacchino Forzano, che figura anche fra gli sceneggiatori ed inoltre col tenore Giacomo Lauri Volpi fra gli interpreti, ovviamente nella parte di sè medesimo. La flebile trama di questa commedia, è incentrata su un giovane avvocato, interpretato da Vittorio De Sica, che, per far breccia nel cuore di una bionda segretaria di un impresario teatrale, si spaccia per il celeberrimo tenore. Naturalmente, dopo alterne vicissitudini, alla fine, sulle gradinate dell'Arena di Verona, l'amore trionferà (e figuriamoci!). Per questo film, Mascagni compose soltanto il breve brano omonimo, ovvero "La canzone del sole" (ne posseggo una sbiadita fotocopia dello spartito, nella riduzione per canto o mandolino, con testo bilingue, italiano e tedesco), su versi di Giovanni Targioni-Tozzetti, librettista di "Cavalleria rusticana", interpretato nel film (e successivamente uscito pure in disco) dallo stesso Lauri Volpi, accompagnato dall'Orchestra Fono Roma, diretta da Alberto Paoletti (reperibile su You Tube e decisamente da conoscere, pur se non sullo stesso livello di "Rapsodia satanica"), le altre musiche essendo di Giuseppe Becce e Cesare Andrea Bixio. E' noto che, comunque, musiche originali di Mascagni, sono state usate successivamente anche in altri film, un esempio celebre fra tutti, "Toro scatenato" ('80), di Martin Scorsese (gli intermezzi da "Guglielmo Ratcliff", "Cavalleria rusticana" e "L'amico Fritz", la barcarola da "Silvano"), ma anche ne "Il padrino, parte III" ('90), di Francis Ford Coppola, in cui, in una celebre scena, si svolge una rappresentazione teatrale al Massimo di Palermo, proprio di "Cavalleria".


Gabriele Evangelista


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