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Apologia citazionista de Lo Stato Sociale

Ma davvero pensate che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia?


di Alessandro Canella
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La Rivista Il Mulino ha pubblicato una feroce critica a Lo Stato Sociale, arrivando a dire che sono di destra. Per dare una risposta adeguata ad una rivista così prestigiosa occorre una tesi ricca di riferimenti e note. Ecco un'apologia semi-seria da chi un po' conosce i regaz e forse ha capito qualcosa della loro operazione culturale.

Non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo 1, ma vale sempre il vecchio quesito: che cos'è la destra? Cos'è la sinistra? 2 Negli anni '90 avremmo risposto alla prima domanda con un: è merda secca al sole, sono luridi fascisti 3, ma todo cambia 4 e, non so se ce ne siamo accorti, ma quella che si sta alzando non è la canzone popolare 5.
Forse la cosa ci riguarda tutti. Hai notato che l'uomo nero semina anche nel mio cervello quando piuttosto che aprire la porta la chiudo a chiave col chiavistello, quando ho temuto per la mia vita seduto su un autobus di Milano solo perché un ragazzino arabo si è messo a pregare dicendo il Corano? 6

Dico questo perché forse non serve passare le giornate a stratracannare, a stramaledir le donne il tempo e il governo 7. Del resto, anche quello che parlava con profondità di anarchia e di libertà 8 non mi pare abbia fatto molti proseliti. Per non parlare di quella che continuava a parlare d'azione, di rivolta e di proletariato, come se in questi trent'anni di storia il mondo non fosse cambiato. Lei sognava la ribellione contro l'impero del capitale e scuoteva la testa quando le dicevo che servono nuove parole  9. Eppure il gioco è ancora quello di giudicare, del dire compagno sì, compagno no, compagno un caz  10.
E intanto Federico se ne è andato via da solo  11. Anche noi, alla fine, siamo soli  12. E la maggioranza sta come una malattia, come una sfortuna, come un'abitudine  13.
Dobbiamo rassegnarci a pensare che il governo ha ragione a non darci mai niente  14?

Di fronte a tutto ciò verrebbe da dire ma chi se ne frega della musica  15. E invece è importante perché è quello che ci fa stare bene  16. E anche se viviamo in un momento di riflusso e ci sembra che ci stia cadendo il mondo addosso, che tutto quel cantare sul cambiar la situazione non sia stato che un sogno o un'illusione  17, anche se quello intorno a noi ci insegna che solo uno su mille ce la fa  18, noi non ci fermeremo, non ci stancheremo di cercare il nostro cammino  19.
E per raggiungere tutti occorre andare piano piano, senza accelerare  20, goccia a goccia  21, perché noi siamo i froci, siamo gli ebrei, palestinesi dell'Intifada, siamo i barboni lungo la strada, siamo le zecche comuniste  22 e le persone si spaventano. Specialmente visto quello che viene raccontato di noi.

Ciò che sta facendo Lo Stato Sociale, a mio modo di vedere, è proprio questo: si sta muovendo verso paesi sconosciuti  23, verso territori inesplorati  24 dalla sinistra, per raggiungere persone che stanno dall'altra parte della strada  25, coloro che hanno lo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore  26, dicendo loro “vieni più vicino  27, noi stiamo già ballando”  28, perché l'umano fracasso contamina  29. Invece di essere sofisticati e un po' snob pensano che alle anime perse dovremmo dare un tetto  30. Non sono De André, non sono Pietrangeli, non sono Guccini e sopprattutto non ci si sentono. Però per il decennale dell'uccisione di Federico Aldrovandi hanno suonato, per i No Tav hanno suonato, sul palco del Primo Maggio si sono baciati contro l'omofobia ed hanno lanciato palloni contro gli insulti di Poletti all'intelligenza dei giovani. Si impegnano, ma con leggerezza, per raggiungere chi non mastica slogan o discorsi troppo complessi. Con tutti i loro difetti, loro ci sono. Molti di noi, invece, hanno rinunciato e stanno barricati in casa.
Può sembrare patetico, può sembrare democristiano, può sembrare furbesco, può sembrare ingenuo o paraculo. Ci sta. Ma Lo Stato Sociale potrà dire
"almeno ci sto provando  31. A modo mio  32".

          1 Francesco Guccini - “Canzone quasi d'amore” - 1976

          2 Giorgio Gaber - “Destra Sinistra” - 1994

          3 99 Posse - “Rigurgito antifascista” - 1993

          4 Mercedes Sosa - “Todo cambia” - 1990

          5 Ivano Fossati - “La canzone popolare” - 1992

          6 Brunori Sas - “L'uomo nero” - 2017

          7 Fabrizio De André - “La città vecchia” - 1974

          8 Gino Paoli - “Quattro amici al bar” - 1991

          9 Modena City Ramblers - “Mia dolce rivoluzionaria” - 2006

          10 Ricky Gianco - “Compagno sì, compagno no, compagno un caz” - 1978

          11 Lo Stato Sociale - “Abbiamo vinto la guerra” - 2013

          12 Vasco Rossi - “Siamo soli” - 2001

          13 Fabrizio De André - “Smisurata preghiera” - 1996

          14 Skiantos - “Il governo ha ragione” - 1982

          15 Caparezza - “Chi se ne frega della musica” - 2011

          16 Caparezza - “Ti fa stare bene” - 2017

          17 Eugenio Finardi - “Cuba” - 1978

          18 Gianni Morandi - “Uno su mille” - 1985

          19 Eros Ramazzotti - “Terra promessa” - 1986

          20 Zucchero - “Canzone triste” - 1986

          21 Litfiba - “Goccia a goccia” - 1997

          22 Ascanio Celestini - “Cadaveri vivi” - 2007

          23 Angelo Branduardi - “Lord Baker” - 2013

          24 Michele Bravi - “Un mondo più vero” - 2014

          25 Zucchero - “Hey man” - 1987

          26 Fabrizio De André - “La guerra di Piero” - 1968

          27 Ron - “Non abbiam bisogno di parole” - 1992

          28 Jovanotti - “L'ombelico del mondo” - 2000

          29 Marlene Kuntz - “Canzone ecologica” - 2007

          30 Tra allegri ragazzi morti - “Alle anime perse” - 2012

          31 99 Posse - “Non c'è tempo” - 1996

          32 Negrita - “A modo mio” - 1997

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