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Biomasse di Amola: il comitato fa ricorso al Tar

Il comitato di cittadini di Amola fa ricorso contro l'autorizzazione della Provincia alla costruzione della centrale a biomasse


di Alessandro Canella
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La Provincia ha autorizzato la realizzazione di una centrale a biomasse nella frazione di San Giovanni in Persiceto (la terza sul territorio). Il comitato di cittadini fa ricorso al Tar: "Non sono stati rispettati i criteri di sicurezza stradale".

In provincia di Bologna prosegue la battaglia contro la costruzione di centrali a biomasse. Gli impianti che bruciano materiali organici per trasformarli in energia stanno spuntando come funghi in diversi Comuni dell'hinterland, ma sono al centro di molte polemiche a causa dei disagi e dei problemi che generano.
Considerati formalmente fonti di energia rinnovabili, le centrali a biomasse sottraggono terreni all'agricoltura e riducono la biodiversità, oltre che provocare disagi agli abitanti prossimi alla centrale, con cattivi odori e pericoli alla sicurezza stradale causati dai numerosi camion che trasportano mais ed altri prodotti organici nei forni delle strutture.

Il fronte che si è acceso recentemente è quello di Amola, frazione di San Giovanni in Persiceto, Comune a nord di Bologna. Sul territorio comunale la Provincia ha già autorizzato la realizzazione di tre impianti e i cittadini, riuniti in comitati, hanno deciso di dare battaglia.

"Abbiamo avanzato diverse osservazioni alla Provincia - spiega Cinzia Monari del comitato di cittadini di Amola - di cui la principale riguarda la sicurezza stradale". Per raggiungere la centrale autorizzata, le decine di camion che vi dovrebbero transitare dovrebbero percorrere 200 metri di strada non asfaltata e larga appena tre metri. "Ciascun camion pesa una decina di tonnellate e se transita su quella strada non c'è spazio nemmeno per una bicicletta". Figurarsi per le auto dei residenti che in quella zona hanno gli accessi alle proprie abitazioni.
"La Provincia non ha ritenuto di darci ascolto ed ha proceduto con l'autorizzazione - racconta Monari - perciò abbiamo deciso di fare ricorso al Tar".

Perché Palazzo Malvezzi concede così tante autorizzazioni e perché le centrali a biomasse sono diventate così di moda?
Il meccanismo è stato messo in evidenza dagli stessi comitati, che negli ultimi mesi hanno studiato bene la materia.
A fare richiesta per la costruzione di una centrale è, nella maggioranza dei casi, un'azienda agricola che vede nelle biomasse un'opportunità facile di reddito, anche grazie ai finanziamenti europei che vengono destinati a chi realizza piccoli impianti.
"È per questo che a volte la stessa proprietà realizza più impianti inferiori al megawatt", spiegano i comitati.

Quanto alla Provincia, le centrali danno una mano al rispetto degli accordi del Procollo di Kyoto e, in particolare, al 20-20-20 (taglio del 20% delle emissioni e 20% di produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2020).
"Molti Comuni - lamenta Monari - non hanno nemmeno un Piano Energetico, per cui non hanno idea di quanta energia vogliano consumare e in che modo debba essere prodotta". In altre parole, le centrali a biomasse nascono per un'idea distorta della green economy impostata sul business.
Non senza conseguenze. Comprare energia dalle centrali a biomasse costa di più e a pagare la differenza sono i cittadini che si ritrovano un'addizionale in bolletta.
Inoltre le autorizzazioni possono essere vendute anche a grandi gruppi industriali, senza alcuna certezza per i residenti e per tutta la cittadinanza.


Ascolta l'intervista a Cinzia Monari
Tags: Ambiente, Energia

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