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Bimba rifiutata da scuola perché ha l'Hiv

Il caso di una bambina rifiutata dalle istituzioni scolastiche perché sieropositiva.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione, Sanità
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Nel napoletano una bimba sieropositiva è stata rifiutata da scuola. Il preside e l'Ufficio Scolastico Regionale hanno negato l'accesso ai locali e suggerito l'apprendimento a distanza. Oltre alla scuola, anche 35 comunità hanno respinto la piccola. Il caso alla ministra Giannini, che assicura che presto sarà fra i banchi. Oldrini, presidente di Lila: "Inammissibile, ma non ci sorprende".

Il diritto all'istruzione, sancito da Costituzione e dichiarazioni universali, è un po' meno valido se si è diversi o se si hanno problemi di salute. Sembra questa la morale della brutta vicenda che ha coinvolto una bimba di 11 anni nel napoletano, che si è vista preclusa la possibilità di andare a scuola perché sieropositiva.
Il preside e l'Ufficio Scolastico Regionale hanno rifiutato categoricamente la richiesta che la bambina con l'hiv - che vive anche un'altra situazione di fragilità - potesse frequentare la scuola coi compagni, suggerendo l'apprendimento a distanza.
Non solo: la madre affidataria ha fatto sapere che, in precedenza, ben 35 comunità opposero un rifiuto e per lo stesso motivo.

La polemica scoppiata dalla vicenda ha richiesto l'intervento della ministra all'Istruzione Stefania Giannini, che ha assicurato che a breve la bimba potrà andare a scuola, ma ciò non basta a sanare il vulnus di ignoranza sulla malattia e quello, se possibile ancora peggiore, di discriminazione della diversità.
"Non c’erano proprio ragioni di ordine medico - spiega la mamma della piccola a Redattore Sociale - la bambina assume i suoi farmaci la mattina alle 8, la scuola non si sarebbe dovuta certo occupare di questo. E poi chiedevamo che frequentasse solo tre ore al giorno: ma per lei entrare in una classe ogni giorno è importante. E non fa che chiedercelo".

Ai nostri microfoni Massimo Oldrini, presidente di Lila (Lega Italiana per la Lotta all'Aids) commenta indignato la vicenda: "È inammissibile quello che è accaduto, ma purtroppo non ci sorprende. Già gli anziani con hiv hanno problemi a farsi accogliere nelle residenze e nelle case di riposo".
Lila ha anche offerto collaborazione ed assistenza alla famiglia, nel caso voglia intraprendere azioni legali, ma resta comunque l'amarezza per lo stigma e gli stereotipi che persistono anche nel 2015. "Non è cambiato nulla dagli anni '90 - osserva Oldrini - e l'impegno delle istituzioni si riduce a pensare se mettere il fiocco rosso in occasione del primo dicembre".

Al contrario, servirebbero campagne durature e formazione nelle scuole perché la discriminazione delle persone sieropositive è un problema effettivo. E, per il presidente della Lila, esistono già i protocolli e le linee guida, mondiali ed europee, per sapere come comportarsi in presenza di una persona con l'hiv.
"Le comunità di accoglienza e le scuole dovrebbero accogliere - sottolinea Oldrini - ma se serve una circolare del ministero per ribadirlo, che il ministro la firmi".


Ascolta l'intervista a Massimo Oldrini

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