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Berlusconi, Israele e la pelle dei Palestinesi

Ovvero del perchè ci si scusa sempre con quelli sbagliati


di Francesco Ditaranto
Categorie: Politica
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Dopo il paragone con la vicenda di Enzo Tortora, Berlusconi punta in alto e paragona la situazione della sua famiglia a quella degli ebrei durante il nazismo.

Come già era accaduto altre volte, Silvio Berlusconi ha tirato in ballo lo sterminio degli ebrei. Non per ricordare, s’intende, non per cercare di capire come e dove sia nata quella tragedia. Berlusconi, come già aveva fatto all’epoca della sua famosa pennichella durante la giornata della memoria dell’anno scorso, ha ricordato gli ebrei, per fare un paragone. Oggi  Berlusconi ha detto che i suoi figli (che i vestiti a righe li portano per scelta, e la magrezza esasperata la cercano in tutte le palestre del regno) si sentono come dovevano sentirsi le famiglie ebree durante il periodo di Hitler. Nessuno può sapere esattamente quale famiglia ebrea durante il periodo di Hitler abbia spiegato ai figli di Berlusconi, come una verace famiglia ebrea si sentisse durante il periodo di Hitler.  Diamo, però,  per  assodata l’ipotesi che una famiglia (di ebrei durante il periodo di Hitler) abbia spiegato ai figli di Berlusconi, che sono tatuati per libera scelta e presentano tutti fluenti chiome, come si sentiva una famiglia di ebrei nel periodo di Hitler. Al di là dell’infelice paragone, Berlusconi si è difeso subito con la stessa frase che utilizzò quando, sul finire di gennaio del 2013, dopo la corroborante pennichella durante le commemorazioni per la Shoah, incappò in un altro straordinario strafalcione storico e dichiarò che il fascismo era stato una cosa buona sino alle leggi razziali (quasi che le leggi razziali non siano prodotto di un regime come quello fascista ). La frase di giustificazione, che è tornata anche oggi, era : “Sono il miglior amico d’Israele”. Non si perderà qui tempo a spiegare a Silvio Berlusconi, e per conoscenza ai suoi figli (i quali possono sposarsi anche con persone di fede cattolica e possono avere alle loro dipendenze persone  di fede non ebraica), cosa sia la Dichiarazione Balfour e da dove venga  la creazione dello Stato d’Israele,  ma una domanda è lecita:  perché ogni volta che Berlusconi teme di aver offeso gli ebrei morti nella Shoah, per scusarsi si sente in dovere di ricordare che è il migliore amico di Israele? Perché non chiede scusa ai morti? Perché non chiede scusa alle comunità ebraiche europee?

Se vogliamo ridurre, come Berlusconi fa, lo stato d’Israele, e la sua stessa esistenza,  a un semplice risarcimento  per la Shoa, perché far pagare questo risarcimento ai Palestinesi?  Se il passaggio è così semplice come pensa Berlusconi, perché non seguire una logica stringente, e oserei dire berlusconiana?  Che siano i tedeschi e non i palestinesi, se vogliamo pensarla secondo il quadro logico dell’ex-premier, a risarcire. La Baviera diventi, dunque, il territorio sul quale gli ebrei possano vivere. E se non si vuole donare la ricca Baviera, ci sono Alsazia e Lorena, loro malgrado, abituate nei secoli a cambiare bandiera.

Non è l’amicizia con un paese, dalla politica peraltro molto discutibile, a giustificare l’offesa verso chi è morto in altri contesti storici, a giustificare, soprattutto, il fatto di pensare che fino alle leggi razziali, in fondo il Fascismo era stata una cosa buona.

 

Tags: Berlusconi

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