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Benedizioni a scuola, lettera di insulti contro la maestra laica

Monica Fontanelli, docente "laica" dell'Ic20, è stata raggiunta da una lettera intimidatoria.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione
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La lettera di intimidazioni ed insulti

"Povera mentale", "non rompa i coglioni", "ci penserà l'Islam". Sono gli insulti e le intimidazioni di "un gruppo di genitori" delle scuole dell'Ic20 che attaccano una delle insegnanti che ha fatto ricorso al Tar contro le benedizioni pasquali a scuola. La risposta della maestra: "Non è il primo episodio, ma non è una battaglia contro i cattolici".

La vicenda delle benedizioni pasquali nelle scuole bolognesi dell'Ic20 necessità ormai di un riassunto delle puntate precedenti. Dopo la richiesta della parrocchia di poter svolgere il rito cattolico, l'avvallo del Consiglio di Istituto attraverso una delibera e il ricorso al Tar di un gruppo di insegnanti e genitori, appoggiati da Scuola e Costituzione, il tentativo della dirigenza scolastica di velocizzare i tempi del rito, in accordo con la parrocchia, prima che il tribunale amministrativo si pronunci, ora siamo alle intimidazioni.

Monica Fontanelli, una delle insegnanti che, sostenendo il principio della laicità nella scuola, aveva presentato il ricorso al Tar contro le benedizioni, è stata raggiunta da una lettera di "un gruppo di genitori", piena di insulti e intimidazioni.
"Siamo increduli e sdegnati di fronte alla sua arroganza che l'ha portata assieme a pochi, ma poveri mentali come lei a far ricorso al Tar" si legge nella lettera diffusa dalla stessa destinataria. "Dovrebbe sapere che in Italia esiste un Concordato Stato-Chiesa - continua la missiva - la MASSIMA CONVINZIONE della STRAGRANDE MAGGIORANZA dei CITTADINI, per cui se lei è veramente democratica, si attenga alla decisione presa democraticamente e non rompa i co.(glioni ndr)".

La lettera prosegue in modo un po' confuso, fin quando si arriva ad evocare lo scontro di religione con l'Islam: "Di questo passo, ci penserà l'Islam ad accontentarla con la sua marea sempre più paurosamente crescente a fronte di una classe italiana ridotta, per la scarsità delle nascite, ad una piccola minoranza, e questo, purtroppo, non solo in Italia, ma in Europa tutta per la cecità dei nostri politici e della Chiesa stessa che predica la loro accoglienza".
E ancora: "Dopo la vorremmo vedere mentre recita il Corano cinque volte al giorno, vestita da araba".

LA RISPOSTA DELL'INSEGNANTE. "Non è la prima volta che si verificano episodi come questo, la settimana scorsa ho ricevuto una telefonata di un sedicente genitore che ha colto l'occasione per apostrofarmi". È quanto racconta l'insegnante, che ci tiene a sottolineare che la battaglia sua e dei suoi colleghi non è una battaglia contro i cattolici, ma affinché la scuola rimanga un luogo aperto a tutti e laico.
La lettera, fa sapere Fontanelli, le è giunta tagliata e non firmata. Il presidente del Consiglio di Istituto Giovanni Prodi ha scritto all'insegnanti dicendosi dispiaciuto e la solidarietà è stata espressa anche da alcune colleghe.

All'appello, per il momento, mancano le istituzioni. "Spero che prendano posizioni, tutelandoci ed invitando a misurare le parole", osserva l'insegnante.
In ogni caso, il "fronte" laico non si fa intimidire. "Non ho paura, è solo la lettera di qualche arrogante e fanatico", osserva Fontanelli, che assicura che la battaglia andrà avanti.
Dopo l'accelerata impressa dal Consiglio di Istituto per scampare alla pronuncia del Tar, però, le benedizioni nelle tre scuole dell'Ic20 si terranno tra domani e dopodomani.


Ascolta l'intervista a Monica Fontanelli

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