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"Basta sfruttamento nelle campagne", al via la petizione

Dopo lo scandalo internazionale "Terre libere" lancia la raccolta firme


di redazione
Categorie: Lavoro, Migranti
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Terre libere si fa promotrice di una una nuova iniziativa contro le pratiche schiaviste nelle campagne italiane. Due i principali obiettivi: la garanzia che i prodotti non siano frutto di grave sfruttamento e un'etichetta trasparente per ognuno di essi.

Negli ultimi giorni l'associazione Terre Libere ha lanciato una petizione per chiedere salari dignitosi e mettere fine al regime di sfruttamento dei lavoratori del settore agroalimentare. La campagna riguarda innanzitutto le 16 principali catene di ipermercati italiani, ai quali è stato chiesto sostanzialmente di apporre sui prodotti etichette "trasparenti", che informino su ogni passaggio della filiera e garantiscano che i prodotti stessi non siano frutto di pratiche di grave sfruttamento.

La campagna nasce da anni di ricerche sulle condizioni dei lavoratori impiegati in questo settore in Italia la cui immagine è stata di recente ulteriormente deteriorata dalle stampa tedesca. Der Spiegel ha fatto emergere le condizioni disumane nelle quali si svolge la raccolta dei prodotti agroalimentari. A questo si è aggiunta la discussione nata in Norvegia circa il boicotaggio del pomodoro proveniente dal nostro Paese.

L'utilizzo di manodopera straniera sottopagata è diventato un modo di produzione che si è diffuso capillarnente su tutto il territorio italiano mettendo nell'ombra la vecchia contrapposizione tra un sud Italia contaminato da sfruttamento e caporalato e un nord Italia virtuoso e impermeabile a questi fenomeni.
"Ci sono emergenze umanitarie da Nord a Sud in corrispondenza della stagione di raccolta del pomodoro, dell'uva, degli agrumi e via dicendo" ha commentato Antonello Mangano aggiungendo che "molti operatori di Emergency, Medici senza frontiere e di altre organizzazioni umanitarie accertano sul nostro territorio la presenza delle stesse emergenze riscontrate in Africa".

Si crede che un'etichetta trasparente che certifichi non solo la qualità del prodotto ma anche un modo di produzione esente da pratiche schiavistiche sia in grado di orientare le scelte dei consumatori verso prodotti etici boicottando così l'omertà delle grandi multinazionali e di tutti gli altri agenti colpevoli distribuiti lungo tutta la catena produttiva e distributiva. Ad oggi solo Coop ha risposto di poter garantire per il proprio marchio e prodotti e che si impegnerà in futuro a controllare tutti quelli venduti sugli scaffali.

E' possibile firmare sul sito https://www.change.org/p/basta-sfruttamento-nei-banconi-dei-supermercati 

Alice Benatti


Ascolta l'intervista ad Antonello Mangano

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