Migliaia i manifestanti a Potenza che chiedono alla Giunta regionale di impugnare l’art.38 del decreto Sblocca Italia di fronte alla Corte Costituzionale. il decreto convertito in legge concentra nelle mani del potere esecutivo le prerogative in materia di energia, esautorando le autorità locali.

Oggi studenti, sindaci e comitati di cittadini scendono in piazza a Potenza in occasione del dibattito in consiglio regionale sullo Sblocca Italia, che toglie il potere decisionale alle regioni in materia di  estrazioni petrolifere. Il provvedimento, divenuto legge lo scorso mese,  tocca diversi settori: trasporti, edilizia e patrimonio pubblico, sia esso immobiliare ambientale, energico.

Si sono così riaccesi i riflettori sulla Basilicata, regione ricca di petrolio che già da 15 anni produce circa 100.000 barili al giorno,  con circa 30 pozzi di petrolio attivi concentrati in particolare nella Val d’Agri che ospita il più grande giacimento di idrocarburi in terraferma in Europa, pur essendo un’area protetta.

Già nel 2011 la Regione Basilicata, siglando il Memorandum in materia, ha dato il via libera al raddoppio delle trivellazioni e, come allora, anche adesso i lucani non sono stati chiamati ad esprimersi. I cittadini, di contro, chiedono alla Giunta regionale di impugnare l’art.38 (che definisce  l’estrazione di “interesse nazionale”) di fronte alla Corte Costituzionale, poiché  vedranno un ulteriore aumento delle estrazioni petrolifere  e temono la costruzione di nuovi inceneritori.

“Sono 46 le nuove richieste di prospezione e nel caso vengano accettate si passerà dal 30% al 70% di territorio sporcato dal nero del petrolio”. È questa la dichiarazione del rappresentante di Legambiente, Pio Acito, che pone l’accento sull’accentramento di potere da parte del governo in materia d’ energia. L’esecutivo avrà mano libera nella scelta della collocazione dei nuovi pozzi, ignorando, allo stesso tempo, l’impatto ambientale che la scelta possa comportare. Esiste la possibilità che si mettano a rischio il territorio e suoi abitanti. Già negli anni passati i rifiuti tossici  hanno causato non pochi problemi in terra lucana. Nel 2003 la Basilicata insorse contro la decisione di  installare un deposito di scorie nucleari a Scanzano Jonico, provocando di fatto il ritiro del famigerato D.L. n. 314/03., che individuava la cittadina come sito unico nazionale di stoccaggio.

Insomma, se da una parte s’investe sulla cultura con Matera capitale della cultura 2019, dall’altra si intraprendono strade che sembrano in contraddizione con questa scelta. Appare doveroso, però, ascoltare le richieste di chi quella terra la vive.

Alina Dambrosio