Radio Città Fujiko»Notizie

Bartleby risponde alla lettera dei docenti di Lettere

Marmo:"Via Zamboni 38 non è il far-west". Bartleby controbatte pubblicamente: "Memoria selettiva?".


di redazione
Categorie: Movimento, Istruzione
bartleby.jpg

Ieri sera il collettivo Bartleby ha dato risposta pubblica alla lettera aperta di alcuni docenti e del Presidente della Scuola di Lettere e Beni Culturali, Costantino Marmo, della Scuola di lettere dell’Alma Mater. Le occupazioni delle aule in via Zamboni erano state definite "prepotenze inaccettabili".

Le proteste di Bartleby in Rettorato, l'occupazione e i successivi sgomberi da via San Petronio vecchio e dall’ex convento Santa Marta non sono rimasti inosservati. Il collettivo Bartleby ha continuato senza sosta la ricerca di una sede adeguata alle proprie attività e soprattutto, ha rivendicato la propria maternità sul Fondo Roversi. La proposta di Bartleby all'Università di Bologna prevedeva l’archiviazione e la catalogazione del Fondo, in uno spazio apposito.

Dopo l'occupazione dell'Aula Roveri in via Zamboni 38, i tentativi di sgombero, a fine febbraio, che hanno lasciato il collettivo senza luce nell'aula occupata hanno spinto gli attivisti ad interrompere la lezione di Semiotica del professore Costantino Marmo. L'irruzione e la lettura del comunicato di Bartleby è stata inizialmente applaudita e appoggiata dagli studenti, che però al termine della lettura hanno manifestato con fischi la volontà di volere proseguire la lezione.
La controffensiva dei docenti è arrivata presto, con comunicati pubblici che chiedono chiarezza, responsabilità e decisioni al collettivo Bartleby.

Costantino Marmo, presidente della Scuola di Lettere e Beni culturali dell’Alma Mater, ha pubblicato una lettera aperta destinata all'attenzione del collettivo.

"Gentilissimi, vi scrivo in qualità di Presidente della Scuola, perché credo sia giunto il momento di chiarire alcuni punti, preliminari alla ricerca di qualsiasi soluzione, di una vicenda che, a mio parere, non sempre viene posta (e narrata) nella forma corretta e con la necessaria precisione": queste le righe d'apertura, i cui toni sembrano non rispecchiare i contenuti espressi nel corpo della lettera.

Il Presidente Marmo ricorda al collettivo cosa si intenda per spazio pubblico, come e in quali limti si può fruire di questi spazi, applicando ai locali universitari le medesime regolamentazioni. "Una fruizione dei locali della Scuola aperta a tutti e senza regolazione - continua Marmo - renderebbe ingestibile l’attività istituzionale della Scuola. [...] L’idea che vorrei fosse accettata, e che mi adopererò affinché sia rispettata, è che via Zamboni 38, in particolare, non è il far-west o una terra di nessuno, nella quale a chiunque sia lecito fare ciò che vuole".

Bartleby accetta l'invito di Marmo a rispondere pubblicamente e proprio ieri nel tardo pomeriggio rende pubblica la lettera rivolta ai docenti della Scuola di Lettere e Beni culturali firmatari della lettera aperta.

"Osserviamo ormai senza stupore che la pratica delle lettere pubbliche ai giornali inaugurata da Costantino Marmo sta riscuotendo un certo successo - commentano in apertura gli attivisti del collettivo - Abbiamo sempre pensato che uno degli obiettivi principali della Scuola fosse quello di favorire e stimolare la formazione di un pensiero critico e attento, ma come spesso in questi anni, abbiamo la conferma che questa missione viene costantemente elusa e anzi spesso osteggiata. Per farlo si ricorre a una retorica che non fa onore al corpo docente, soprattutto se l’elemento portante risiede nella falsificazione della realtà".

Il collettivo sottolinea che l'aula occupata in questione, l'Aula Roveri, è un’aula in cui non si è mai svolta attività didattica.  "La vera domanda è: quanti dei firmatari sanno davvero chi siamo, che attività svolgiamo in via Zamboni 38? E' questa la modalità di confronto e dialogo che intendete insegnare agli studenti della Scuola?", scrivono gli attivisti.

Il collettivo continua ancora a vivere per costruire un'università differente, sperimentando pratiche innovative di trasmissione del sapere, opponendosi con ogni mezzo ai tagli all’istruzione. Immaginando un'università aperta e in dialogo con la città. Sono pratiche che da decenni gli studenti portano avanti, per costruire un'università differente da quella che le riforme vogliono imporre.

La lettera diventa un insieme di provocazioni e domande sul reale impegno dell'istituzione per favorire la cultura ai propri studenti, per creare un'università che si faccia guida di un rinnovamento culturale, contro la riforma Gelmini accettata passivamente, contro i tagli all'istruzione, contro gli sprechi.

"Quello che più ci colpisce è vedere tante energie spese per osteggiare le attività organizzate dai vostri studenti. Eppure non ricordiamo una presa di posizione così coraggiosa contro le riforme Gelmini, contro il rettore che le appoggiava. Scrivete che in via Zamboni 38 c’è una situazione di emergenza,  ma non vi rendete conto che la vera emergenza è che l’anno prossimo metà dei corsi salteranno a causa dei tagli. E' incredibile che riusciate a indignarvi (all’italiana s’intende) solo per combattere le iniziative degli studenti che da anni lottano per un’università migliore, aperta alla città", commentano.

Che si tratti di "memoria selettiva"? Che Bartleby non sia un capro espiatorio, per distogliere l'attenzione dai reali e urgenti problemi dell'università? Intanto il collettivo attende ulteriori lettere di risposta, che i docenti sapranno dove inviare: "Se troverete il tempo, tra una lettera e un appello alla legalità, sapete dove incontrarci. Bartleby, alla Roveri".  

Leggi la versione integrale della lettera di Bartleby


Morena Sarro


Ascolta l'intervista a Paolo La Valle del collettivo Bartleby

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]