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Banche salvate, risparmiatori truffati

Il caso delle quattro banche salvate dalla crisi sulla pelle di azionisti e risparmiatori.


di Andrea Perolino
Categorie: Politica, Economia
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Il salvataggio di quattro piccole banche italiane viene fatto pagare ai piccoli azionisti che vedono sfumare i loro risparmi da un giorno all'altro. L'Ue attacca le banche italiane: "vendevano prodotti inadatti". La Procura di Civitavecchia indaga per istigazione al suicidio sul caso del pensionato che si è tolto la vita. Il Codacons: "non è tutto perduto, azioni legali per recuperare i soldi persi".

Luigino D'Angelo, il 68enne che si è tolto la vita dopo aver perso i suoi risparmi nel fallimento della Banca dell'Etruria, probabilmente era convinto di stare mettendo i suoi soldi al sicuro nel momento in cui la banca gli faceva firmare carte su carte. Come lui, sono migliaia i cittadini italiani che hanno visto invece sfumare da un giorno all'altro i risparmi di tutta una vita. Risparmiatori che si sono fidati dei consigli delle loro banche, ignari dello stato drammatico in cui versavano i bilanci di queste ultime. E dunque anni di lavoro e sacrifici travolti dall'ennesimo scandalo bancario del nostro paese. "E' un caso in cui sembrano avere tutti torto - commenta l'economista Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, della rete di Banca Etica - dai dirigenti bancari che hanno proposto questi investimenti allo Stato per come si è mosso, con il pasticcio del Salvabanche. Il Governo si è mosso per salvare queste banche, ma il costo dei disastri combinati si è scaricato in gran parte sui piccoli risparmiatori".

Il decreto Salva-banche, approvato in tutta fretta dal Governo nella serata di domenica 22 novembre, ha evitato il fallimento di quattro piccole banche italiane - Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa Ferrara - con una situazione patrimoniale disastrosa e per questo commissariate da anni. In totale l'operazione è costata circa 3,6 miliardi, anticipati dalle tre maggiori banche italiane - Unicredit, UBI Banca e Intesa Sanpaolo, attraverso i contributi del Fondo di Risoluzione, un fondo previsto dalle norme europee e italiane e alimentato con contribuzioni di tutte le banche del sistema. Il salvataggio ha così risanato le quattro banche - che potranno continuare ad operare con l'aggettivo "Nuova" davanti al nome - facendo sì che le perdite accumulate nel tempo venissero pagate anzitutto da azionisti e obbligazionisti subordinati. Ossia da quegli strumenti di investimento più rischiosi. "In passato se una banca rischiava il fallimento erano gli Stati a salvarla - spiega Baranes - poi si è cambiato sistema perché non era giusto che tutti i contribuenti dovessero pagare per una banca. Il problema, emerso in tutta la sua gravità nel caso di queste quattro banche, è che spesso i piccoli risparmiatori, i pensionati, diventano azionisti o obbligazionisti senza sapere dove stanno investendo. Le banche vendono prodotti e strumenti finanziari e il piccolo rispamiatore non ha le competenze per giudicare quanto questi strumenti siano rischiosi, se non delle vere trappole", sottolinea Baranes.

A pensarla così è anche Bruxelles, che ha criticato l'Italia per quanto accaduto. Secondo il commissario europeo ai servizi finanziari Jonathan Hill "le banche in questione hanno venduto prodotti inappropriati a persone che forse non sapevano cosa compravano». Hill ha sottolineato che è il governo italiano "a essere alla guida" del processo di salvataggio delle quattro banche e "ha responsabilità di questo". Secondo Baranes "bisogna capire quali sono le responsabilità, se c'è stata una truffa, se si tratta di circonvenzione di incapace. Secondo le regole europee una banca prima di vendere uno strumento finanziario deve fare un profilo e valutare il livello di informazione del cliente. Viene il dubbio che questa valutazione del cliente non sia stata fatta o fatta in modo molto superficiale, perché l'obiettivo era vendere azioni e obbligazioni della stessa banca per salvarla, mettendo a rischio i piccoli risparmiatori".

Azioni e obbligazioni che, nel giro di una notte, diventano carta straccia. E migliaia di risparmiatori vedono infrangersi di colpo sogni e progetti di una vita. Ma chi deve vigilare su tutto questo? "Il ruolo della Banca d'Italia è centrale, perché è l'istituto che dovrebbe controllare le banche - osserva Baranes - Se si è arrivati in tutta fretta a dover fare questo decreto probabilmente ci sono stati dei ritardi, i soggetti che devono sorvegliare non si sono mossi nei tempi e nei modi opportuni". Il problema di fondo, per l'economista, "è che è molto difficile fare fallire le banche in difficoltà , c'è un rischio di contagio enorme per chi ha un conto corrente, per tutte le imprese che si appoggiano ad essa. Il fallimento di una banca è molto diverso da quello di un'impresa industriale. Secondo me - continua Baranes - un problema che coinvolge il Governo, la Banca d'Italia e l'Ue è che tutti ragionano solo su cosa fare dopo che si verifica un disastro, sarebbe il caso di iniziare a ragionare su come evitare che succedano con questa frequenza fallimenti e scandali bancari. Iniziamo a parlare di regole e trasparenza nella finanza".

Andranno dunque accertate eventuali responsabilità penali di dirigenti e manager senza scrupoli. La vicenda tragica del pensionato suicida è già finita sotto la lente d'ingrandimento della Procura di Civitavecchia, che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con l'ipotesi di istigazione al suicidio. In tal senso, una richiesta era stata avanzata dal Codacons, attraverso un esposto in cui chiede di fare piena luce su eventuali comportamenti che abbiano contribuito al tragico gesto. Ma il senso dell'esposto del Codacons vuole essere anche un altro, come ci spiega il vicepresidente dell'associazione, l'avvocato Bruno Barbieri: "Vogliamo dire a tutti i risparmiatori e azionisti che ci sono gli strumenti giuridici per poter recuperare i soldi persi. Chiunque diffonda notizie sull'impossibilità del recupero di questi crediti sta operando malamente, e le persone più fragili possono lasciarsi andare a gesti estremi di questo tipo - afferma Barbieri - Stiamo già promuovendo delle azioni collettive, nella quasi totalità di questi casi ci sono indagini aperte dalle procure in cui si ipotizzano reati di falso in bilancio, piuttosto che truffa o associazione a delinquere. Tutte situazioni che permettono a chi ha subito dei danni di chiedere i risarcimenti. Se dietro a certi investimenti c'era una falsa rappresentazione del bilancio della banca i risparmiatori sono nelle condizioni di recuperare i soldi persi", fa sapere l'avvocato del Codacons.


Ascolta l'intervista a Andrea Baranes

Ascolta l'intervista a Bruno Barbieri

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