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Banche, polemiche su Consob: chi controlla i controllori?

Le accuse di Report all'organo di controllo nel caso delle quattro banche sull'orlo del fallimento.


di Alessandro Canella
Categorie: Economia
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Report accusa Consob per la rimozione delle informative sui rischi nelle obbligazioni subordinate, al centro del caso di Banca Etruria e di altri 3 istituti sull'orlo del fallimento. Il presidente Vegas si difende: "La legislazione non impone l'obbligo dell'informativa". Ma per l'economista Giacomo Bracci l'introduzione del "bail-in", cioè il salvataggio delle banche in difficoltà anche coi soldi dei correntisti, aumenta i rischi e servono quindi maggiori informazioni.

Un organismo di controllo sulla finanza e sulla trasparenza che acconsente a rimuovere un'informativa sui rischi che corre chi firma un contratto per le obbligazioni subordinate. È lo scenario che emerge dall'inchiesta di Report, che in un servizio sulla finanza e sul tristemente noto caso delle quattro banche (Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Marche e Cassa di Risparmio di Chieti) sull'orlo del fallimento e salvate poi da un decreto pieno di polemiche del governo Renzi, accusa Consob di aver fatto rimuovere le informazioni sugli "scenari probabilistici di rendimento dell’investimento".
In particolare, Milena Gabanelli e la trasmissione di Rai3, documentano la decisione dell'organo di controllo attraverso una lettera - protocollo numero 11038690 - indirizzata proprio al presidente, Giuseppe Vegas.

Quest'ultimo, al centro delle critiche ricevute da M5S, associazioni di consumatori e anche dal ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, che ha parlato di "errori gravi", si è giustificato dicendo che "la Consob non ha mai abrogato l'obbligo di inserire gli scenari probabilistici di rendimento nei prospetti informativi delle obbligazioni bancarie per il semplice fatto che non è mai stato introdotto alcun obbligo di includere nei prospetti questa informativa".

Una posizione un po' pilatesca, quella del presidente di Consob, che però non tiene in considerazione alcuni fondamentali cambiamenti nella legislazione europea.
"Se la rimozione dell'informativa costituisca reato lo stabilità eventualmente la magistratura - spiega ai nostri microfoni l'economista Giacomo Bracci - ma quello che non è emerso in questa vicenda, è che la normativa europea è cambiata, in particolare con l'introduzione del 'bail-in' e la direttiva europea BRRD".

Col "bail-in", infatti, i correntisti e gli obbligazionisti possono essere chiamati a compartecipare al salvataggio interno di una banca in difficoltà. Cosa che fa aumentare notevolmente i rischi di un'obbligazione.
"È stato proprio questo cambiamento istituzionale - sottolinea Bracci - a dare la molla che ha innescato la rischiosità esplosiva di questo tipo di strumenti, cosa che sarebbe stata diversa se per le difficoltà di una banca fosse intervenuta, ad esempio, la Bce".

L'economista afferma che, nel momento in cui sorge un cambiamento così importante come l'introduzione del "bail-in", il fatto di non aver dato alle persone uno strumento altrettanto valido, il fatto di non aver comunicato nella giusta maniera questo cambiamento radicale, significa che il mondo bancario e le autorità che vigilano sul mondo finanziario hanno causato una mancanza di informazioni a tutti coloro che poi si sono trovati a perdere tutto nella vicenda delle 4 banche.


Ascolta l'intervista a Giacomo Bracci

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