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Bambini e civili vittime della geopolitica sulla Siria

Le conseguenze delle contese internazionali sul Paese in guerra.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Il caos siriano continua ad essere pagato dai civili. Dopo l'abbattimento del jet russo, l'associazione We Are denuncia che la cittadina di Azaz, al confine con la Turchia, è oggetto continuo di bombardamenti, nonostante l'Isis non sia presente. Save The Children, intanto, lancia l'allarme per il recupero psicologico dei bambini in fuga dalla guerra. "Impennata dei matrimoni precoci e centinaia di migliaia senza istruzione".

Bambini traumatizzati e il cui recupero psicologico è sempre più difficile, da un lato. Cittadine tranquille diventate teatro di bombardamenti a causa della tensione tra Russia e Turchia dall'altro.
Il caos siriano continua a peggiorare e, oltre al conflitto interno che dura da anni, ora si aggiungono nuovi problemi causati degli interventi militari occidentali e della Russia, narrati pretestuosamente come lotta all'Isis e al terrorismo internazionale.

Un caso lampante è quello di Azaz, cittadina siriana vicina al confine turco, dove le cose sono peggiorate quando è salita la tensione tra Russia e Turchia, dopo l'abbattimento del jet di Mosca.
"Questa era una cittadina considerata sicura - racconta ai nostri microfoni Enrico Vandini, presidente dell'associazione bolognese We Are onlus, che opera in loco - ma ora è oggetto quotidiano di bombardamenti russi, nonostante tutti sappiano che l'Isis non è più presente da tempo".
I jet del Cremlino, infatti, si concentrano su obiettivi dell'esercito libero siriano, oppositore di Assad, che ha il controllo della cittadina e della frontiera. Lo scopo è permettere al presidente siriano di riprendere il controllo di quel pezzo di territorio.

"Noi stessi, prima di allestire una sala parto e un ambulatorio pediatrico - continua Vandini - abbiamo aspettato che l'Isis fosse allontanato dal territorio". Lo Stato Islamico, quindi, non c'entra nulla e la situazione che si è prodotta, che ha già portato i primi morti civili e la distruzione di container di aiuti umanitari, riguarda i giochi geopolitici delle potenze coinvolte, ma sulla pelle dei civili.
We Are lancia un appello per la raccolta di fondi ed attrezzature mediche, come le ambulanze, per portare sostegno alla popolazione locale.

La guerra in Siria, però, crea anche problemi a chi riesce a scappare, in particolare nei soggetti più deboli: i bambini. Save The Children, attraverso il rapporto "Infanzia all'ombra della guerra", lancia l'allarme sul sempre più difficile recupero psicologico dei piccoli profughi, sia sfollati interni alla Siria, sia in Paesi limitrofi.
Basterebbero due dati a dare il polso della situazione: il tasso dei matrimoni precoci tra i profughi nella sola Giordania è balzato al 32% nel 2014 e 700mila bambini siriani nei Paesi limitrofi quest'anno non riceveranno alcuna forma d'istruzione.
Non va meglio dentro i confini, dove un quarto dei bimbi rischia di maturare un disturbo mentale causato dai traumi e dalla continua tensione cui sono sottoposti.

Lo stesso status di rifugiato, inoltre, crea problemi paradossali. I genitori non possono lavorare, rischiando di non riuscire a provvedere ai figli e alla loro istruzione, e i bimbi che vivono nei campi maturano un senso di inferiorità nei confronti dei bambini delle comunità ospitanti.
Un problema grave, dunque, per il quale non vengono stanziate sufficienti risorse. Solo il 26% dei fondi richiesti per gli interventi psicologici ai più piccoli viene finanziato. "Noi crediamo che questo tipo di interventi - osserva Marco Guadagnino di Save The Children - debbano essere considerati al pari di altri interventi salvavita. È importante il cibo e il riparo, ma è importante anche sostenere questi minori dal punto di vista psicologico e sociale".


Ascolta l'intervista ad Enrico Vandini

Ascolta l'intervista a Marco Guadagnino
Tags: Siria, Esteri

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