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Aula C: "Criminalizzati perché resistiamo alla normalizzazione"

Il comunicato di studentesse e studenti che frequentano l'aula di Scienze Politiche.


di redazione
Categorie: Istruzione
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Le studentesse e gli studenti che frequentano l'aula autogestita di Scienze Politiche rispondono con un comunicato agli attacchi e alle minacce di sequestro: "Vogliono farla finita con il centro universitario e ribelle, per iniziare la storia del centro del lusso e dello shopping, marginalizzando chi dà fastidio".

L'aula C di Scienze Politiche non ci sta a fare da capro espiatorio. Lo spazio autogestito da più di vent'anni e accusato da più parti di essere un covo di facinorosi, torna sulle questioni delle ultime settimane che lo hanno visto protagonista, suo malgrado, di attacchi e minacce di sgombero e sequestro da parte di Comune, Università e magistratura. Dalle feste rumorose alla violenza di piazza, sono diverse le occasioni in cui si è evocato lo spettro dell'Aula C come luogo in cui si anniderebbero i responsabili.
Ma studentesse e studenti non ci stanno ad essere criminalizzati e, attraverso un comunicato, firmato da un'assemblea allargata, forniscono la loro interpretazione di quello che sta succedendo.

"L’università pubblica - si legge nel comunicato - ormai presenta solo questi aspetti: tasse esorbitanti, borse di studio imprendibili, caro mensa, caro libri, caro affitti. Problemi sotto gli occhi di tutti. L’ingerenza dei privati è diventata tale da assoggettare ogni momento della dimensione universitaria alle logiche del mercato del lavoro e agli interessi degli imprenditori (vedi Recruiting Day). L’Alma Mater negli ultimi anni si è costruita un vero e proprio impero economico, che si basa sulle collaborazioni con le maggiori multinazionali del paese e non: Eni, Finmeccanica, Bayer, Cargill. Per non parlare dei grandi eventi speculativi come Fico e Expo in cui l’università è attivamente coinvolta".

L'Ateneo, dunque, viene dipinto come "una macchina per fare soldi" che "si avvale pure dell’aiuto dei celerini per difendere gli affari e gli interessi di Dionigi&Co". In questo senso, secondo l'Aula C, il pugno duro del Rettorato verso le realtà che si oppongo a queste dinamiche risulta essere un passaggio necessario verso la creazione dell’Università-azienda. "Chi si ribella o dissente pubblicamente - osservano studentesse e studenti - viene tacciato di essere un violento, di ledere l’immagine dell’istituzione universitaria, come recita l’approvato Codice Etico dell’Università di Bologna, applicato a tutta la comunità universitaria".

È in questo quadro, dunque, che gli spazi di lotta all’interno dell’Ateneo vengono criminalizzati, sgomberati, minacciati di sequestro. "È evidente - prosegue il comunicato - che vogliono farla finita con il centro universitario e ribelle, per iniziare la storia del centro del lusso e dello shopping, marginalizzando chi dà fastidio".
E si parla anche di "un’architettura mediatica volta a svuotare di significato queste pratiche, riconducendole indiscriminatamente ad un solo spazio, l’aula C di Scienze Politiche". Non solo: secondo i frequentatori dello spazio, "tanto inchiostro è stato sprecato per parlare di feste, che le diverse realtà e i diversi collettivi nell’ultimo mese così come da sempre hanno organizzato nella facoltà di Scienze Politiche". "L'attacco contro le feste - conclude il comunicato - non riguarda quindi solo uno spazio, ma tutte e tutti coloro che resistono alla normalizzazione dell’esistente".


Ascolta l'intervista ad Oliviero dell'Aula C

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