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Atlantide: "pronte a salpare" in uno spazio più grande

Una possibile svolta nel braccio di ferro per lo spazio di Porta Santo Stefano.


di redazione
Categorie: Movimento, Glbtq
Atlantide
La corale di Atlantide

C'è una svolta nel braccio di ferro sul Cassero di Porta Santo Stefano, da 18 anni sede di Atlantide. I collettivi si dicono pronti al trasloco, ma indicano alcune condizioni: spazi più grandi, nessun albo e nessuna associazione.

"Dopo diciotto anni, le Atlantidee sono pronte a salpare, oltrepassando le colonne d’Ercole verso il cuore della città, lasciando la propria terra d’origine".
Si apre in questo modo il comunicato con cui le attiviste di Atlantide manifestano la disponibilità a lasciare il cassero di Porta Santo Stefano, da lungo tempo oggetto di un braccio di ferro col Comune, ma sopratutto col Quartiere.
Dopo lunghi mesi di trattativa, nata in seguito ad una convenzione non rinnovata, un bando, contestato dai collettivi femministi ed lgbt che da quasi vent'anni hanno sede nel luogo e vinto da altre associazioni, la rinuncia di queste ultime allo spazio, la vicenda sembra registrare una svolta.

Le attiviste, però, ci tengono a precisare che non andranno via senza garanzie e, in particolare, dettano le loro condizioni: "uno spazio più ampio, che possa ospitare contemporaneamente assemblee e laboratori, senza costringerci a cambiare la trama della nostra storia; una volta individuato lo spazio adatto, il trasferimento avverrà solo se e quando sarà funzionale e accogliente; non ci saranno bandi e nessun albo o nessuna associazione ci faranno da interfaccia giuridica".

Quest'ultima richiesta fa riferimento ad una battaglia nella battaglia: quella per il riconoscimento dell’assemblea come unico luogo decisionale della responsabilità collettiva e contro l'incasellamento giuridico della forma associativa, che da Atlantide hanno sempre rifiutato. Una battaglia che il centro lgbt ritiene vinta, sottolineando come "l’operazione bando è stata clamorosamente azzerata, facendo saltare con sé anche il piano del ricatto legalitario, magistralmente rappresentato dalle due ordinanze firmate dal Comune durante la scorsa primavera".

La disponibilità al trasloco arriva dopo che la serie di incontri con Alberto Ronchi, assessore alla Cultura, nel corso dei quali è stato firmato un preaccordo nel quale, per la prima volta in un documento formale, lo spazio è stato indicato come "una libera formazione sociale con modalità di gestione autonome".


Ascolta l'intervista a Beatrice Busi di Atlantide

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