Alle 8.00 di questa mattina è scaduto l’ultimatum emesso dal Comune nei confronti di Atlantide per liberare i locali del cassero di Porta Santo Stefano. Per ora nessuna nuova notifica da parte di Palazzo D’Accursio, ma nemmeno nessuna proposta per sbloccare la situazione, nonostante gli annunci pre-Pride dell’assessore Lepore.

Alle 8.00 di questa mattina, lunedì 30 giugno, è scaduto l’ultimatum lanciato dal Comune ad Atlantide per liberare gli spazi del cassero di Porta Santo Stefano. I collettivi lesbici, femministi e punk riferiscono di non aver ricevuto alcuna nuova comunicazione da parte degli uffici comunali, ma allo stesso tempo nessuna proposta di soluzione della situazione innescata dal bando del Quartiere Santo Stefano.
“Scaduto l’ultimatum – afferma ai nostri microfoni Beatrice Busi, portavoce di Atlantide – il Comune deve decidere se emettere un atto di sgombero oppure prendere atto della fondatezza della memoria difensiva che abbiamo depositato venerdì scorso”.

È infatti sul piano legale che Atlantide ha deciso di spostare la contesa. Gli avvocati del centro sociale hanno infatti sottolineato diverse irregolarità contenute sia nel famoso bando emesso dal Quartiere Santo Stefano, sia negli atti di intimazione alla liberazione dei locali emessi da Palazzo D’Accursio.
Non da ultima, nella vicenda, c’è la questione delle due associazioni vincitrici della gara che hanno rinunciato, mentre in campo rimane solo l’associazione Evoè, che proponeva la realizzazione di un museo sulle Porte di Bologna, proprio nel cassero di Santo Stefano.

Della convenzione annunciata a mezzo stampa dall’assessore Matteo Lepore e che Palazzo D’Accursio avrebbe pronta per risolvere la situazione, per ora, non c’è traccia. Secondo alcuni quotidiani, Lepore aveva manifestato l’intenzione di parlare con le attiviste di Atlantide durante il Bologna Pride di sabato scorso, ma queste ultime affermano di non aver ricevuto alcuna proposta.
L’unica occasione concreta di confronto dei collettivi con le istituzioni è stata una riunione con l’assessore alla Cultura Alberto Ronchi.

In ogni caso da Atlantide apprezzano che l’assessore Lepore, durante il suo discorso da Piazza Nettuno, abbia affrontato il tema del welfare per le persone lgbtq. “Una decina di giorni fa – racconta Busi – diramammo un comunicato proprio su quei temi e ci fa piacere essere state di stimolo”. “Ma – precisa – temiamo che quelle parole rimangano sul piano esclusivamente retorico”. I collettivi di Atlantide non chiedono, infatti, un welfare specifico per lesbiche, trans, gay e donne e nemmeno nuovi sportelli, ma il ripensamento generale del welfare con l’istituzione di un reddito di base incondizionato che permetta alle persone di costruirsi una propria autonomia esistenziale.

Vi è poi un ultimo strascico di polemiche sulle parole di Lepore dal palco. “Pensiamo sia stato pretestuoso – spiega Busi – chiudere l’intervento lamentando la presenza di striscioni appesi sul Sacrario partigiano di piazza Nettuno. Specialmente da parte di un’Amministrazione che concede sale a Forza Nuova e Casa Pound, non dice nulla sulle manifestazioni delle Sentinelle in piedi (contrariamente a quanto succede a Ferrara) o si dica neutrale di fronte alle preghiere di associazioni cattoliche integraliste davanti ad un ospedale pubblico (mentre nel Lazio si tenta di porre un freno all’obiezione di coscienza”.
Per Atlantide, insomma, l’antifascismo è qualcosa che va reinterpretato nel presente, non è una cosa da museo. Ed ogni riferimento al museo delle Porte della città non è affatto casuale.