Radio Città Fujiko»Notizie

Asilo politico, eritrei dirottati verso il regime da cui fuggono

Sabato 20 febbraio un presidio del Coordinamento Migranti davanti la Prefettura.


di redazione
Categorie: Migranti
roma.jpg

Il Coordinamento Migranti insieme al Coordinamento Eritrea Democratica terranno un presidio sabato prossimo per denunciare le "malepratiche" delle Prefetture e delle Questure nei confronti dei migranti. Emblematico il caso degli eritrei: fuggiti dal Paese, per il rinnovo del permesso si vedono dirottare all'ambasciata del regime da cui sono fuggiti.

Sabato 20 febbraio ore 10, piazza Roosvelt. Queste sono data, orario e luogo di ritrovo del presidio di migranti che protesterà contro le cecità e le ottusità burocratiche con le quali migliaia di loro hanno a che fare tutti i giorni. Dietro al complicato sistema per cui il migrante deve dimostrare di essere "idoneo" a restare, si nascondono spesso scarsa conoscenza dei paesi d'origine e minimizzazioni dei rischi cui numerosi rifugiati vanno incontro. Tutto questo spinge la maggiorparte dei migranti nell'incertezza e nelle reti dello sfruttamento.

L'iniziativa di sabato è stata lanciata in particolare dal Coordinamento Eritrea Democratica. I migranti eritrei sono infatti sottoposti ad uno dei più inaccettabili controsensi burocratici. In Eritrea dal 1993 è al potere un regime autoritario e liberticida che si è macchiato di numerosi crimini contro la popolazione. Migliaia di perseguitati hanno rischiato la vita attraversando il deserto e il mare per fuggire dalle persecuzioni e molti risiedono nel nostro paese da più di dieci anni. Nonostante quindi abbiano ormai il diritto di chiedere la cittadinanza italiana, il nostro paese pretende da loro la presentazione del passaporto e di documenti che solo l'ambasciata di regime potrebbe rilasciare.

Coloro che vengono considerati traditori del loro paese, vengono così lasciati in un limbo burocratico. "Scappiamo da un paese dove oltre a vedere violati quotidianamente i nostri diritti, veniamo costretti ad un servizio militare a vita!" Ci spiega Abrham del Coordinamento Eritre Democratica "Scappiamo illegalmente, perchè il regime non consente a nessuno di lasciare legalmente il paese. Attreversiamo il deserto e il mare per chiedere asilo e l'Italia ci concede la protezione sussidiaria e umanitaria, un'altra cosa rispetto allo stato di rifugiato".

"Si tratta di permessi a tempo, che quando scadono possono essere rinnovati solo a chi ha il passaporto. Noi che scappiamo dalla dittatura, dobbiamo chiedere all'ambasciata di regime di rilasciarci il passaporto. Rimaniamo così senza documenti nonostante il fatto che ne abbiamo il pieno diritto".  

L'emigrazione eritrea è iniziata a partire dal 2001. In quell'anno sono aumentate le persecuzioni, gli arresti e i sequestri di persona. "Sono stati arrestati 11 ministri e di numerosi giornalisti non si sa più niente da allora" - ci racconta Abrham e continua - "Molti di noi sono quindi Italia da ben 14 anni. Paghiamo i contributi e le tasse, ma spesso non siamo ancora neanche dei rifugiati. Per diventare cittadini Italiani poi, dovremmo presentare un documento che certifichi che non abbiamo commesso reati in Eritrea. Ma l'Eritrea ci considera dei criminali perchè siamo scappati!".

"Molti di noi dopo anni senza documenti si sono recati all'ambasciata - prosegue Abrham - "Qui ci hanno detto di firmare un documento dove ci dichiaravamo colpevoli di essere scappati. Oltre a questo il regime prima di rilasciare i documenti vuole che paghiamo il 2% del reddito per ogni mese passato in Italia. Infine veniamo costretti a partecipare ad iniziative pro regime e a non esprimere il nostro dissenso. Solo così è possibile ottenere qualcosa dall'ambascata".

Di fronte a questi cortocircuiti burocratici sarebbe molto semplice intervenire a favore di un riconoscimento dei diritti di rifugiati per i migranti Eritrei. Si eviterebbero così le discriminazioni e i rischi cui vanno incontro coloro che rimangono senza documenti. "Queste pratiche mettono in pericolo le nostre vite perchè ci costringono ad autodenunciarci. Scappiamo dal regime e poi qui in Italia ci chiedono di chiedere l'aiuto dell'ambasciata. Tutto questo non ha senso. Per questo motivo scenderemo in piazza sabato 20 e il 1 marzo, quando in piazza ci sarà il presidio di tutti i miganti."

Gabriele Amadori


Ascolta l'intervista ad Abrham

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]