Radio Città Fujiko»Blog

Asili e bisogni indotti

Il dibattito sull'apertura degli asili nei week end.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Istruzione
Domenica-Aperto.jpg

Prima si creano lavoratori "festivi" e poi ci si accorge che c'è il problema di dove collocare i loro figli. La risposta ai problemi generati dalle liberalizzazioni degli orari degli esercizi commerciali non deve assecondare la visione che li ha generati.

Qualche tempo fa, nel corso di un'intervista, l'ideologo italiano del Movimento per la Decrescita Felice Maurizio Pallante attaccò gli asili nido. Lì per lì rimasi un po' sconcertato, anche per il fatto che sono cresciuto qui dove sono nati e conosco il grande contributo all'emancipazione femminile che quelle strutture hanno dato.
Le parole di Pallante, però, mi fecero balzare agli occhi una contraddizione enorme del nostro modello di sviluppo. "Alcuni servizi del welfare che pensavamo erogati per i cittadini, in realtà erano pensati per aumentare la produttività delle merci, come ad esempio affidare allo Stato l'educazione dei figli nei primissimi anni della loro vita", disse nel corso dell'intervista. In realtà, secondo Pallante, il servizio offerto vuole "liberare" il genitore dal tempo dedicato al figlio per dedicarlo al lavoro.

A due anni di distanza, a Bologna è esploso il dibattito attorno alla proposta di tenere gli asili aperti nel week end, per venire incontro alle nuove esigenze lavorative dei genitori.
Il carico da novanta lo hanno giocato le liberalizzazioni degli orari degli esercizi commerciali del governo Monti, che hanno dato carta bianca alle imprese per aprire i negozi giorno e notte, domeniche e festività di ogni tipo. In giro per l'Italia abbiamo iniziato a vedere supermercati aperti tutte le domeniche, ma anche a Pasqua, 25 aprile e 1 maggio.
I centri commerciali, in realtà, restavano aperti la domenica anche prima dell'intervento di Mario Monti, grazie ad accordi e programmazioni su base territoriale. Nessuno, infatti, ha mai trovato un supermercato chiuso con l'avvicinarsi del Natale o di altri momenti cruciali.

Il professor Monti, però, ha voluto fare un bel regalo alle imprese, autorizzando l'apertura in qualunque periodo dell'anno e in qualunque fascia oraria. Questo ha comportato un drastico risparmio per i datori di lavoro, che in questo modo sono stati sollevati dagli "oneri" derivanti dalla maggiorazione dei salari dei propri dipendenti per i turni svolti durante le festività.
Per contro, le aperture domenicali si sono rivelate un vero e proprio flop. Non c'è stato, infatti, un incremento sostanziale delle vendite, ma gli acquisti si sono spalmati su sette giorni invece che su sei, dal momento che la crisi economica ha ridotto il potere di acquisto delle famiglie. Un effetto collaterale del provvedimento è stato la legalizzazione di una sorta di dumping, che costringe i negozi a restare aperti anche se in perdita, per non perdere fette di clientela a causa della concorrenza di altri negozi aperti.

Sul fronte lavorativo, il provvedimento ha portato ad un sensibile peggioramento delle condizioni, con persone e famiglie costrette a lavorare di domenica e durante le festività, sottraendo tempo agli affetti e all'accudimento dei figli, di cui oggi si discute.
I giorni festivi passati al lavoro, infatti, vengono recuperati dal lavoratore nel corso della settimana, quando i figli e i parenti sono a scuola e al lavoro, quindi anche riducendo molto la qualità del tempo libero. Non è evidentemente la stessa cosa passare una domenica col proprio figlio al parco o vederlo la sera, al ritorno da scuola.
Queste istanze, però, vengono messe in secondo piano dal ricatto della crisi, per il quale chi ha un lavoro deve ritenersi privilegiato ed accettare di lavorare in qualunque momento, dando una sorta di reperibilità universale non monetizzata ed economicamente fallimentare anche per le imprese.

Per affrontare in modo serio il dibattito odierno sull'apertura degli asili nido nei week end, dunque, non si possono trascurare gli aspetti fin qui descritti e non si può fare finta che le "nuove esigenze" del mondo del lavoro siano qualcosa di trascendentale e al quale ci si deve arrendere. Ciò che è successo risponde infatti ad un disegno preciso, frutto di processi politici ed economici pianificati da persone che recentemente hanno dimostrato di non saper fare leggi che rispettino la Costituzione, come ha testimoniato la sentenza della Consulta sulla perequazione delle pensioni.

Spiace che la proposta sull'apertura degli asili nei week end non dispiaccia ad alcuni settori di un sindacato coma la Cgil. Se è indubbiamente vero che i lavoratori e le lavoratrici oggi si trovano ad affrontare il problema della collocazione dei propri figli durante il fine settimana che trascorrono al lavoro, pensare di rispondere al problema assecondando la logica che lo ha generato è qualcosa che innesca una deriva infinita.
Una volta aperti gli asili nel fine settimana, infatti, il passo per chiamare al lavoro gli impiegati di qualunque categoria sarà breve e il ricatto che verrà avanzato nei loro confronti sarà sempre quello: ringrazia che hai un lavoro e non lamentarti.

Anche se ciò non dovesse accadere, il tema rimane quello di quale modello di organizzazione del lavoro, di sviluppo e di società che stiamo pensando.
In un Paese in cui le giovani generazioni sono disoccupate al 40% e non possono permettersi il "lusso" di fare un figlio, data la precarietà delle loro vite, si arriva a considerare un bambino come un peso che intralcia il tempo che il genitore deve dedicare al lavoro.
Meglio sarebbe se lo stesso sindacato cominciasse a condurre una battaglia seria e determinata contro le liberalizzazioni degli orari degli esercizi commerciali. Battaglia che ha già abbozzato, ad esempio con la proclamazione di scioperi il 25 aprile e il 1 maggio per dare ai lavoratori la copertura sindacale per celebrare le due festività, ma che evidentemente non basta.

La necessità di trovare una collocazione ai propri figli durante i week end è un bisogno indotto da una precisa visione della società, non un bisogno primario. Bisogna partire da qui per trovare una soluzione. Altrimenti i diritti dei bambini e dei lavoratori diventeranno sempre più una fastidiosa parentesi nell'ideologia capitalistica che ha creato la situazione in cui ci troviamo.
Quei lavoratori, che ora ci si preoccupa di non lasciare soli, se interpellati non chiedono di trovare un parcheggio per i loro figli, ma di avere vite più dignitose, che consentano loro di esercitare il diritto a trascorrere del tempo con le proprie famiglie.

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]