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Asili aperti nel week end, "violenza ai bambini e trovata pubblicitaria"

Il dibattito attorno alla proposta per l'apertura degli asili nei week end.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Istruzione
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Nei giorni scorsi alcuni settori della Cgil, la Regione e il sindaco di Bologna Virginio Merola hanno avanzato la proposta di tenere aperti gli asili nei week end per venire incontro ai genitori che lavorano. Un'ipotesi bocciata da Usb, che oggi sciopera, da Flc Cgil e dai pedagogisti. Contini: "Una trovata pubblicitaria, che fa violenza ai bambini calpestando il loro diritto a stare coi genitori".

Un tempo la politica pensava a formule e strumenti per conciliare i tempi del lavoro con le esigenze della vita privata, come l'accudimento e l'educazione dei figli, ora invece propone strumenti per aumentare il più possibile i profitti delle aziende, inventandosi soluzioni che "sollevino" i genitori dal tempo trascorso con i bambini.
Sta facendo molto discutere, infatti, la proposta avanzata in questi giorni da alcuni settori della Cgil e rilanciata dalla Regione Emilia Romagna e dal sindaco di Bologna Virginio Merola, di tenere aperti gli asili nei week end.

Tutto nasce dai mutamenti nel mondo del lavoro, come la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali attuata dal governo Monti, che porta sempre più persone a lavorare anche nei week end.
Un'operazione che ha già dimostrato tutti i suoi limiti, spalmando semplicemente le vendite su più giorni ma con saldo invariato, e che però crea non pochi problemi alle famiglie, in particolar modo per quanto riguarda la collocazione dei figli.
Per venire incontro a queste esigenze, invece che ripensare in forme più umane l'organizzazione del lavoro, qualcuno pensa invece all'apertura delle strutture scolastiche anche nel fine settimana, in un modello votato al profitto e sempre più lontano dal diritto ad avere tempo libero da trascorrere con i propri cari e dedicare alla cura dei figli.

L'ipotesi viene stroncata tanto dai pedagogisti che dai sindacati che si occupano di conoscenza. Oggi, ad esempio, l'Unione Sindacale di Base sciopera sia contro ai tagli al welfare che contro la proposta degli asili aperti nel fine settimana.
"Le scuole e gli asili non sono centri commerciali e non sono parcheggi - spiega ai nostri microfoni Vilma Fabbiani di Usb - I nidi non sono nati con quella funzione e non possono diventare luoghi dove parcheggiare i bambini".

La sindacalista sottolinea che gli esercizi commerciali non sono assimilabili a servizi essenziali come gli ospedali. "Le dispense delle famiglie sono infinite - osserva Fabbiani - Non si capisce perché ci sia il bisogno di andare a fare la spesa la domenica o a ferragosto".
Per il sindacato di base è proprio sbagliato il modello che si vuole proporre e di conseguenza la contrarietà si manifesta anche contro la proposta di tenere aperti gli asili nel week end.
"Il passo successivo - fa eco Mariagrazia Contini, docente di Pedagogia all'Università di Bologna - è quello di dire che siccome gli asili sono aperti nel fine settimana, allora si possono fare lavorare tutti".
La pedagogista stronca in toto la proposta, definendola una trovata pubblicitaria avanzata senza un minimo di ricerca da parte degli esperti, che non sono stati consultati.

"La nascita dei nidi - ricorda la docente - fu molto importante non solo perché utile all'emancipazione lavorativa femminile, ma anche e soprattutto perché ha segnato il passaggio dalla cultura del badare ai bambini, alla cultura della cura educativa dei bambini e delle bambine".
Per la pedagogista, invece, se si hanno a cuore i diritti delle bambine e dei bambini non si può pensare che una proposta del genere, considerata un babysitteraggio collettivo, possa essere positiva.
Con questa proposta, sostiene Contini, si parte dal problema delle risorse, come se il diritto fondamentale dei bambini a stare con le proprie famiglie possa essere vincolato alla disponibilità economica e come se il lavoro debba essere considerato un privilegio, al punto da costringere mamme e babbi a lavorare nei week end.

"Quando nel 1989 venne stipulata la convenzione mondiale dei Diritti delle bambine e dei bambini - ricorda la docente - si disse che i bambini sono portatori individuali dei loro diritti, cioè non sono assimilabili alle loro famiglie, quindi un figlio di minatori aveva gli stessi diritti del figlio di un ricco e non essere costretto a lavorare in miniera a sei anni. Quello fu uno dei momenti più alti di civiltà, che purtroppo non trova applicazione pratica".
Con progetti di babysitteraggio collettivo nei week end, secondo la pedagogista, si compie una vera e propria violenza sui bambini, perché l'obiettivo non è educativo, ma è solo quello di trovare loro una collocazione per permettere ai genitori di andare a lavorare.


Ascolta l'intervista a Vilma Fabbiani

Ascolta l'intervista a Mariagrazia Contini

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