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La nostra storia


di Filippo Piredda
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RadioCittafujiko: Storia di Don Chisciotte in lotta contro i Mulini Bianchi

 

Radio Città nasce nel 1976, ed è la terza emittente libera sorta a Bologna in seguito alla rottura del monopolio statale delle telecomunicazioni, l'unica ancora in attività dopo più di quarant’anni. Radio Città si definì sin da subito come radio di informazione all'interno delle spinte di movimento. Radio Città fu lo strumento che permise ai suoi fondatori di continuare a perseguire la mission d’informazione che avevano intrapreso sin dall’inizio degli anni ’70 collaborando con Il Foglio, storica realtà giornalistica di Bologna.

Radio Città si diede fin da subito un'organizzazione redazionale che le consentì di fissare un palinsesto, caratteristica assai poco comune in un epoca dell'oro dell'emittenza privata fatta di tanto spontaneismo, ma poca organizzazione.. Le trasmissioni allora cominciavano alle 10.30 (per gli studenti la mattina non ha mai avuto l'oro in bocca...) con una rassegna stampa di 30 minuti, seguita da musica classica e conduzione in libertà fino al primo pomeriggio. Il momento decisivo arrivava nel tardo pomeriggio quando, alle 17.30, si apriva uno spazio di informazione e, a seguire, il Giardino delle Fragole, tamburino commentato degli spettacoli in città. Altre rubriche costellavano la settimana, da quella di musica Jazz ‘Salt Peanuts’, a quella di musica etnica, ‘Triskell’, a quella blues, ‘Blues Train’. Non mancavano gli appuntamenti legati al sociale come ‘L'Ape e l'operaio’, con i suoi reportage dalle fabbriche. Il maggior spazio del tempo radiofonico era occupato dalle telefonate degli ascoltatori, che andavano a costituire un mix comunicativo serrato all'interno di quello che allora veniva definito “il movimento”:

“...Siccome c'era il movimento, era come uno stormo di uccelli...con l'istinto...tutti da una parte e tutti dall'altra. Non era il problema di farsi capire, ma di lanciare messaggi, quindi era un po' parlare a se stessi, ma era un parlare a se stessi che coinvolgeva una generazione intera...”

Era il famoso tam tam lo scopo principale e la ragion d'essere delle radio libere. Un eco capace di mobilitare per le manifestazioni migliaia di persone, di raccogliere attorno ad un microfono i leader della contestazione e di costruire l'identità di un movimento. Nei momenti più caldi e più drammatici della lotta, come quelli del '77 studentesco, erano frequenti i ponti radio tra le varie emittenti di area. Ma non solo politica, grande attenzione venne data fin da subito alla musica, “filosofia dell'inconscio” della rivolta. Attraverso la musica Radio Città costruiva la sua riconoscibilità nel panorama fitto dell'etere, perché, girando lo spettro delle frequenze, saltava prepotente alle orecchie la nostra rock station, corroborata da musica Jazz, elettronica, Blues, etnica. Non potevi sbagliarti: da una parte le radio no stop music, dall'altra Radio Città.

Presto comunque finisce l'epopea pionieristica dell'etere, arriva la Legge Mammì e con essa i monopoli privati in tv e radio. Tante piccole emittenti sono costrette a chiudere. Anni duri gli anni '80, anche per Radio Città, che però continuò a segnare la sua presenza a Bologna narrando le lotte pacifiste e le lotte operaie. Fu anche l'epoca di importanti concerti promossi dalla nostra emittente, facendo approdare a Bologna artisti come Longe Lizard, TuxedoMoon, Pere Ubu, Residence, Manu di Bango, Tom Cora & Fred Frith, e vecchi eroi del Jazz quali Misha Mengelberd & Han Bennink.

Un passaggio difficile si avverò nel 1986 quando una serie di redattori dettero vita ad una scissione. fondando Radio Città del Capo.
Con il nuovo millennio s’accende un'importante novità nella Bologna radiofonica. Il 2000 coincide con la nascita di Radio Fujiko, un'iniziativa proveniente da una serie di giovani redattori che si qualificano soprattutto per l'ottima scelta musicale, tanto da diventare una delle più seguite stazioni da parte del pubblico giovanile. Quest’esperienza fu però bruscamente troncata dalla vendita della frequenza di Radio Fujiko a Radio Città Del Capo. Proprio la dura vicenda che ha coinvolto la redazione fujikiana ha portato questi sfrattati dell'etere ad incrociarsi con le forze di Radio Città. Un incontro non del tutto nuovo, visto che già nel 2001 entrambe le redazioni parteciparono a Radio Gap (Global Audio Project), una catena di emittenti nazionali collegate via web per fare contro-informazione al G8 di Genova. Fu nell’ottobre 2004 che, le due redazioni si fusero nell'attuale Radio Città Fujiko, ufficialmente trasmettendo con la nuova denominazione dalla storica frequenza dei 103.100 Mhz.

Radio Città Fujiko eredita in toto la storia delle due emittenti. Fosse una società sportiva, ne erediterebbe la bacheca dei trofei. Ci piace ricordare che Radio Città Fujiko rappresenta la più longeva esperienza di radio libera a livello cittadino, l'unica in grado di trasmettere ininterrottamente sulla stessa frequenza, con lo stesso numero di telefono e con la stessa testata dagli anni '70 senza soluzione di continuità. Fondati nel 1976, abbiamo compiuto 40 anni nel 2016.

Radio Città nasce nel 1976, ed è la terza emittente libera sorta a Bologna in seguito alla rottura del monopolio statale delle telecomunicazioni, l'unica ancora in attività dopo più di quarant’anni. Radio Città si definì sin da subito come radio di informazione all'interno delle spinte di movimento. Radio Città fu lo strumento che permise ai suoi fondatori di continuare a perseguire la mission d’informazione che avevano intrapreso sin dall’inizio degli anni ’70 collaborando con Il Foglio, storica realtà giornalistica di Bologna.

Radio Città si diede fin da subito un'organizzazione redazionale che le consentì di fissare un palinsesto, caratteristica assai poco comune in un epoca dell'oro dell'emittenza privata fatta di tanto spontaneismo, ma poca organizzazione.. Le trasmissioni allora cominciavano alle 10.30 (per gli studenti la mattina non ha mai avuto l'oro in bocca...) con una rassegna stampa di 30 minuti, seguita da musica classica e conduzione in libertà fino al primo pomeriggio. Il momento decisivo arrivava nel tardo pomeriggio quando, alle 17.30, si apriva uno spazio di informazione e, a seguire, il Giardino delle Fragole, tamburino commentato degli spettacoli in città. Altre rubriche costellavano la settimana, da quella di musica Jazz ‘Salt Peanuts’, a quella di musica etnica, ‘Triskell’, a quella blues, ‘Blues Train’. Non mancavano gli appuntamenti legati al sociale come ‘L'Ape e l'operaio’, con i suoi reportage dalle fabbriche. Il maggior spazio del tempo radiofonico era occupato dalle telefonate degli ascoltatori, che andavano a costituire un mix comunicativo serrato all'interno di quello che allora veniva definito “il movimento”:

...Siccome c'era il movimento, era come uno stormo di uccelli...con l'istinto...tutti da una parte e tutti dall'altra. Non era il problema di farsi capire, ma di lanciare messaggi, quindi era un po' parlare a sé stessi, ma era un parlare a sé stessi che coinvolgeva una generazione intera...”.

Era il famoso tam tam lo scopo principale e la ragion d'essere delle radio libere. Un eco capace di mobilitare per le manifestazioni migliaia di persone, di raccogliere attorno ad un microfono i leader della contestazione e di costruire l'identità di un movimento. Nei momenti più caldi e più drammatici della lotta, come quelli del '77 studentesco, erano frequenti i ponti radio tra le varie emittenti di area. Ma non solo politica, grande attenzione venne data fin da subito alla musica, “filosofia dell'inconscio” della rivolta. Attraverso la musica Radio Città costruiva la sua riconoscibilità nel panorama fitto dell'etere, perché, girando lo spettro delle frequenze, saltava prepotente alle orecchie la nostra rock station, corroborata da musica Jazz, elettronica, Blues, etnica. Non potevi sbagliarti: da una parte le radio no stop music, dall'altra Radio Città.

Presto comunque finisce l'epopea pionieristica dell'etere, arriva la Legge Mammì e con essa i monopoli privati in tv e radio. Tante piccole emittenti sono costrette a chiudere. Anni duri gli anni '80, anche per Radio Città, che però continuò a segnare la sua presenza a Bologna narrando le lotte pacifiste e le lotte operaie. Fu anche l'epoca di importanti concerti promossi dalla nostra emittente, facendo approdare a Bologna artisti come Longe Lizard, TuxedoMoon, Pere Ubu, Residence, Manu di Bango, Tom Cora & Fred Frith, e vecchi eroi del Jazz quali Misha Mengelberd & Han Bennink.

Con il nuovo millennio s’accende un'importante novità nella Bologna radiofonica. Il 2000 coincide con la nascita di Radio Fujiko, un'iniziativa proveniente da una serie di giovani redattori che si qualificano soprattutto per l'ottima scelta musicale, tanto da diventare una delle più seguite stazioni da parte del pubblico giovanile. Quest’esperienza fu però bruscamente troncata dalla vendita della frequenza di Radio Fujiko a Radio Città Del Capo. Proprio la dura vicenda che ha coinvolto la redazione fujikiana ha portato questi sfrattati dell'etere ad incrociarsi con le forze di Radio Città. Un incontro non del tutto nuovo, visto che già nel 2001 entrambe le redazioni parteciparono a Radio Gap (Global Audio Project), una catena di emittenti nazionali collegate via web per fare contro-informazione al G8 di Genova. Fu nell’ottobre 2004 che, le due redazioni si fusero nell'attuale Radio Città Fujiko, ufficialmente trasmettendo con la nuova denominazione dalla storica frequenza dei 103.100 Mhz. Radio Città Fujiko eredita in toto la storia delle due emittenti. Fosse una società sportiva, ne erediterebbe la bacheca dei trofei. Ci piace ricordare che Radio Città Fujiko rappresenta la più longeva esperienza di radio libera a livello cittadino, l'unica in grado di trasmettere ininterrottamente sulla stessa frequenza, con lo stesso numero di telefono e con la stessa testata dagli anni '70 senza soluzione di continuità. Fondati nel 1976, abbiamo compiuto 40 anni nel 2016.

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Salvate i mobili è una vecchia espressione usata durante l'alluvione del Polesine. Qui si salvano i vinili e la musica analogica dall'alluvione digitale.

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