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Il teatro Comunale apre alla danza sperimentale dell' Art Factory International Project

L'Art Factory con le sue due sedi a Bologna e a Berlino si apre alla città per una serata evento che vede coinvolti artisti di fama internazionale.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Ultima Vez repertory credits Carla Monni

Il coreografo e danzatore Brigel Gjoka, direttore artistico dell'Art Factory, porta al Comunale tre pezzi di danza separati tra loro a testimonianza dei diversi stili e sentieri di ricerca sulla danza praticati all'interno della piattaforma comune rappresentata dall'International Project.

Il Teatro Comunale ha coprodotto "Take Over" segnalando la propria volontà di voler stimolare e sostenere la ricerca sulla danza che viene portata avanti in questa realtà internazionale che ha una delle sue due sedi proprio a Bologna, nel cuore del Quartiere Navile in via della Casa Buia 4/A.

Art Factory propone programmi di dance training annuali e workshop con docenti di livello internazionale, è inoltre luogo di sperimentazione e produzione coreografica come connessione tra lo studio della danza e la scena della danza contemporanea.

Ultima Vez Repertory, il primo pezzo presentato al Comunale, nasce proprio dalla fase finale di un laboratorio tenuto dalla compagnia internazionale Utima Vez, fondata nel 1986 dal regista e filmaker Wim Vandekybus come lavoro sperimentale work in progress, curato da Eduardo Torroja insieme a 25 danzatori dell'Art Factory International, su musiche inedite, appositamente realizzate.

La performance parte dal silenzio con due danzatrici illuminate solo di taglio da un fascio di luce. La coreografia sembra dipanarsi come un gioco di bambini per strada: due danzatrici sperimentano rotolamenti a terra mentre due nuovi danzatori, con passi pesanti e volutamente rumorosi che creano suoni percussivi, "giocano" a scavalcare le prime due danzatrici. Il numero dei danzatori progressivamente cresce, metre alle perscussioni corporee si sostituiscono percussioni registrate in una composizione per accumulo in cui alle prime percussioni lente e gravi, se ne aggiungono altre acute e veloci. La scena si riempie e svuota rapidamente, si succedono quartietti, assoli, momenti collettivi, sempre tenendo due filoni di ricerca sul movimento: una a terra che ha il suo cardine nel rotolamento e scavalcamento reciproco, una in piedi con gesti violenti, pesanti quasi a voler pestare la terra, a rimarcare la propria presenza fisica sulla terra con piena determinazione.

Il secondo pezzo della serata è Holes composto a sua volta da quattro duetti ideati dal coreografo e interprete David Zambrano noto per essere capace di unire nei suoi progetti artisti di tutto il mondo. Anche i duetti di questa composizione sono frutto della collaborazione con danzatori con cui Zambrano lavora dal 2000 quali Jimmy Ortiz, Cynthia Loemij, Sue Yeon Youn e Milan Herich.

Holes è sicuramente la parte più interessante della serata sia per la musica in sottofondo in stile asiatico, anche con brani registrati dal vivo in cui si sentono scrosci di applausi che fungono anch'essi da sottofondo, mentre i due danzatori in scena continuano la performance; sia per lo stile di movimento corporeo proposto da Zambrano e dal giovane Milan Herch. I due danzatori sono quasi sempre allacciati insieme attraverso le mani e lavorano sull'incrocio di braccia con movenze che ricordano molto danze popolari di diverse tradizione in cui si balla insieme in cerchio annodati, incrociando le braccia per poi scigliersi nuovamente. Nei duetti finali ZambranoHerich arrivano a fare passi che possono ricordare i giri del tango, quel tango ballato tra uomini nei luoghi sperduti di lavoro dell'Argentina dove donne non ce n'erano.

Il terzo pezzo della serata si intitola "Duo 2015" e vede in scena il direttore artistico dell'Art Factory Brigel Gjoka insieme a Riley Watts eseguire coreografie di Willism Forsythe di cui entrambi sono stati allievi e danzatori nella Forsythe Company.

"Duo 2015" è l'ultimo lavoro di Forsythe che ha debuttato nel 2015 al Comunale di Modena. Nel percorso preparatorio improvvisativo i due danzatori hanno sperimentato continuamente nuove modalità di movimento per arricchire il proprio bagaglio espressivo e creativo.

Duo2015 tra le tre composizioni della serata è forse quella più intelleggibile per il pubblico perchè presenta, pur nella sua sperimentalità e astrazione, uno stile di movimento che attinge da codici noti dalla danza moderna e contemporanea. La composizione mira a personificare sul palco un orologio, a rappresentare il tempo nello spazio. Se pure il tempo sia un concetto decisamente sfuggete ed astratto, il tentativo di rappresentarlo corporalmente fornisce un correlativo oggettivo allo spettatore, come se guardando i danzatori eseguire movimenti per nulla affatto mimici, si potesse comunque visualizzare l'idea del tempo, entrando in empatia con le immagini coreografiche sviluppate dagli artisti pur tuttavia astratte.

L'accoglienza del pubblico rispetto alle tre proposte è stata tiepida, precisando che la sala del Bibbiena era tutt'altro che piena. Gli applausi più convinti sono sicuramente andati a Zambrano per Holes,  che ha convinto per la sua proposta fuori dai canoni del duetto con richiami all'oriente, alle movenze delle arti marziali, ma anche alle danze folcloriche di differenti tradizioni nonchè al tango argentino.

  Complessivamente si è trattata di un'ora di spettacolo interessante, che ha saputo narrare anche ad un pubblico che non frequenta la sperimentazione coreografica, in che acque si stiano muovendo danzatori e coreografi del panorama internazionale.

Va infine colta e rimarcata l'apertura del cartellone del Teatro Comunale a esperienze cittadine che sono al contempo di rilievo internazionale, utile per attivare il necessario, se pure lento, ricambio del pubblico e per modificare le abitudini degli affezionati e consueti frequentatori della sala del Bibbiena.


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