Radio Città Fujiko

Arriva all'Arena del Sole una vitalistica narrazione teatrale di "Ragazzi di vita"

Imperdibile, approda a Bologna la tournée di "Ragazzi di vita" che dal 2017 conquista premi su premi e incanta il pubblico con canzoni anni '50 e la vitalità di un sottoproletariato appena inurbato di una Roma che non esiste più.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Ragazzi di Vita credit Achille Le Pera

Massimo Popolizio ha conquistato il premio Ubu per la miglior regia nel 2017 con questo "Ragazzi di vita" che vede in scena ben 19 attori per raccontare la Roma osservata da Pasolini nei primi anni '50 quando, cacciato dall'insegnamento, lascia il Friuli per la città eterna, scoprendo la lingua delle borgate e i suoi abitanti.

Riccetto, Agnolo, Begalone, Alvaro, lo Spudorato, Amerigo, sono questi solo alcuni dei nomi dei protagonisti del racconto di Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di Vita e quei nomi mitici, rimasti come un'ombra nella mente di tutti i ragazzi e le ragazze che nei propri percorsi scolastici si sono imbattuti nel romanzo, in questo spettacolo prodotto dal Teatro di Roma- Teatro Nazionale, si materializzano sulla scena nei panni, o meglio nelle mutande, di giovani attori che nella calura dell'estate romana, si fanno i tuffi nel fiume allo stabilimento del Ciriola. 

Di capitolo in capitolo la narrazione ci porta dentro le vite degli abitanti delle borgate romane nei primi anni '50, su una barca sul fiume a salvare la vita di una rondinella in procinto di annegare; sulla circolare piena di lavoratori e massaie dove i giovani squattrinati compiono un furto per pagarsi il biglietto del cinema; dentro il cinema all'aperto che diventa scenario per liti familiari e per una gran caciara collettiva in cui ogni abitante del quartiere si leva il sassolino dalla scarpa contro gli altri.

Ogni scena ci porta a conoscere nuovi personaggi dei quartieri frequentati dal Riccetto e compagni come l'abbondante e sensuale Nadia che si concede nella cabina dello stabilimento a tre ragazzi rubando infine loro i soldi dalle tasche, o Amerigo che sogna una maglia da pugilato azzurrina con eleganti strisce gialle di una vetrina di Campo dè fiori.

A fine spettacolo mi sono chiesta se Pasolini avrebbe riconosciuto nello spettacolo il suo libro e la sua Roma borgatara, lui che usava sempre non attori nei suoi film, mentre lo spettacolo è tenuto in piedi da ottimi giovani attori e giovani attrici con competenze tecniche capaci di stemperare l'osticità del romaesco con la loro ottima articolazione delle parole, rendendo tutto comprensibile e godibile; mi sono chiesta se avrebbe scelto la stessa attrice di Popolizio nel ruolo di Nadia le cui cosce erano davvero troppo magre per incarnare la descrizione pasoliniana. Non è possibile trovare una risposta a queste domande che potrebbero rientrare solo in un'intervista impossibile a Pasolini. Vale la pena piuttosto ragionare sulla realtà della drammaturgia di Emanuele Trevi tratta, con fedelà, dal libro pasolinano e sulla messa in scena di Popolizio che, alla luce dei fatti, ha conquistato il "Premio Le maschere del Teatro italiano" come miglior spettacolo e miglior regia, il "Premio della critica Teatrale Italiana" come miglior regia e il già citato "Ubu", sempre per la regia.

Lo spettacolo è divertente, vitalistico, anche gioioso e scanzonato a tratti, è capace di trascinare tutto il pubblico nel canto di vecchie canzoni insieme agli attori, seguendo la traccia vocale di Claudio Villa; è uno spettacolo che entusiasma per la semplicità delle modalità narrative scelte e sorprende per la bravura attoriale di tutti i componenti del cast; è, in ultima analisi, uno spettacolo e, come tale, autonomo rispetto al romanzo pasoliniano di riferimento, per altro citato alla lettera nelle parole pronunciate dai personaggi, ma pur sempre in una prospettiva altra dalla narrazione letteraria, qual'è quella della narrazione teatrale che, con il gesto attoriale, la corporeità e vocalità dei suoi protagonisti, non può che reinterpretare in modo proprio la realtà del sottoproletariato urbano già filtrato dalla penna di Pasolini.

E in questa citazione di una citazione della Roma degli ani '50 c'è il posto anche per gli omaggi alla gestualità e drammaticità della Magnani reinterpretata dall'attrice che veste i panni di una madre straziata per l'inattività dello sfaticato figlio ventenne e per l'omaggio a Montesano studiato nei minimi particolari dal giovane che interpreta il venditore di granaglie del cinema di Campo dei Fiori.

Per quanto corale, lo spettacolo consente a ciascun attore di creare personaggi a tutto tondo da presentare sul palco in modo narrativo, attraverso citazioni del libro, parlando di sé in terza persona, come raccontando le azioni già vissute, già compiute in un tempo lontano, quella Roma ormai inesistente, azioni ora solo rievocate dalla magia del teatro.

Dal coro delle vite brulicanti nelle borgate si alza l'intellettuale, l'osservatore esterno, Pasolini, che da narratore onniscente, dall'alto, guarda gli affanni, il lavorio incessante, le azioni sconclusionate, di quell'umanità indaffarata a sopravvivere giorno per giorno all'afa, alla fatica, alla mancanza cronica di denaro. Lino Guanciale assolve il compito di interpetare il narratore scegliendo di differenziarsi da quei giovani sfaccendati che, in mutande, fanno i bagni nel Tevere, indossando un abito grigio di cui per altro tiene la giacca in mano per la terribile calura estiva che vive e che narra da spettatore partecipante alla realtà che il vero Pasolini non ha solo guardato, ma vissuto. Guanciale certo interpreta un narratore ben più esuberante, estroverso e allegro di quanto non sia stato Pasolini, o almeno il Pasolini composto e severo di cui le immagini televisive hanno lasciato traccia. Anche Guanciale ha giustamente lasciato di lato la realtà del personaggio- autore- Pasolini per diventare un personaggio- narratore- teatrale autonomo, un vitalistico declamatore del Belli, un narratore che può anche iniziare a cantare le canzoni che ha sentito canticchiare dalle finestre aperte dei formicai- palazzi grigi di quelle immense periferie che attaversa con il suo racconto.

Nei fatti, lasciando le interviste impossibili ad altri, c'è sulla scena uno spettacolo che con pochi praticabili e carrelli mobili, utilizzando la narrazione pura del teatro più elementare, sorretta da attori dotati di solide capacità tecniche, corporee e vocali, ha compiuto l'impresa di traghettare le parole dell'autore dalla sponda della letteratura, alla sponda del teatro, senza affondare nelle luride acque del Tevere insieme a Genesio.

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]