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21 aprile: Bologna libera! "Ma non possiamo andare in pensione"

Intervista a Renato "Italiano" Romagnoli, presidente dell'Anpi di Bologna.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Storia
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Renato "Italiano" Romagnoli

Nel 70° della Liberazione della nostra città dal nazifascismo, il comandante "Italiano", al secolo Renato Romagnoli, presidente dell'Anpi di Bologna, fa ai nostri microfoni un bilancio sugli anni trascorsi da quel giorno di festa e spiega perché ancora i partigiani non possono andare in pensione.

"Gran parte dei sogni che ci mossero e che ci spinsero ad imbracciare le armi non sono ancora realizzati ed è per questo che, nonostante i non più verdi anni, noi non andiamo in pensione". Renato Romagnoli, nome di battaglia "Italiano" - non per ragioni patriottiche, ma per la mancanza della possibilità di poter frequentare le scuole - medaglia d'argento al valor militare, comandante partigiano e protagonista dell'assalto al carcere di San Giovanni in Monte e della battaglia di Porta Lame, racconta così, a 70 anni dalla Liberazione, il senso dell'impegno che lo contraddistingue. Succeduto da pochi mesi all'amico e compagno Lino "William" Michelini, Romagnoli oggi è presidente dell'Anpi di Bologna.

LA LIBERAZIONE DI BOLOGNA. Nel raccontare il giorno della Liberazione di Bologna, Romagnoli ci tiene a precisare la data: "Per Bologna fu il 21, mentre il 25 fu quella di Milano, anche se si continuò a combattere anche in maggio, per esempio in Veneto".
Il partigiano ricorda con orgoglio quella giornata, a partire dal fatto che la città fu occupata "senza colpo ferire", senza spargimenti di sangue: particolare di non poco conto viste le atrocità della guerra.
"Era la fine di un periodo durissimo - racconta ai nostri microfoni - In particolare l'inverno tra il 1944 e il 1945 era stato contraddistinto dall'immobilità del fronte tedesco. I nazisti restarono fermi per alcuni mesi, un'occasione per sfruttarono a pieno per condurre la lotta antipartigiana, con rastrellamenti ed esecuzioni che provocarono molte perdite tra i partigiani e tra i civili".

IL DOPOGUERRA E IL MIRACOLO ECONOMICO. Sono passati 70 anni da quel giorno e Romagnoli li ricostruisce insieme a noi. "La storia del nostro Paese non è priva di contraddizioni, di passi avanti e di passi indietro. Ad esempio basti pensare che la Costituzione, nella scrittura della quale tornò a formarsi quell'unità di intenti tra partiti diversi, che aveva contraddistinto la Resistenza, in molte parti è ancora lettera morta".
Per il presidente dell'Anpi di Bologna occorrerebbe indagare meglio l'immediato dopoguerra, nel quale avvenne una feroce persecuzione antipartigiana, della quale "Italiano" stesso fu vittima. "Dovevano dimostrare che i partigiani erano delinquenti, o qualcosa di simile, e cercavano di farci commettere errori, affamandoci". Prigione, processi, molte assoluzioni, ma altrettante misure restrittive che impedivano agli ex combattenti di poter condurre una vita normale.
Poi ci fu il cosiddetto miracolo economico: "Gli italiani si misero di buona volontà a ricostruire un Paese più moderno di come lo aveva voluto il fascismo", sottolinea Romagnoli.

I GRUPPI NEOFASCISTI. Avvicinandoci ai giorni nostri, il presidente dell'Anpi si dice preoccupato per i movimenti neofascisti che tornano ad alzare la cresta. "Bisogna applicare la legge Mancino che vieta la ricostituzione del partito fascista. Oggi invece vedo molta disattenzione quando sarebbe importante negare spazi pubblici a quelle formazioni".
Romagnoli non risparmia critiche né alla Lega di Salvini né al M5S di Grillo, soggetti che non a caso flirtano con Casa Pound. "La confusione politica generale aiuta i qualunquisti - spiega - che ne approfittano cavalcando anche le difficoltà di economiche della gente per creare nuovi nemici".

LA COSTITUZIONE E RENZI. Nell'ultimo decennio i partigiani hanno dovuto fronteggiare un attacco alla Costituzione. Il governo Berlusconi provò a cambiarla nel 2006, ma perse il referendum confermativo anche grazie alla mobilitazione dell'Anpi. Ora, a voler cambiare la Carta fondamentale, è il governo di Matteo Renzi, che vuole abolire il Senato elettivo.
"Io faccio sempre questo esempio - ci dice Romagnoli - la Costituzione americana ha 300 anni, ma nessuno si sogna di cambiarla. Per ringiovanire quella italiana basterebbe predisporre le leggi di attuazione, che possono adeguarsi ai tempi, ma i principi fondamentali valgono sempre".
Il partigiano spera esplicitamente che la riforma renziana faccia la stessa fine di quella berlusconiana, ma non risparmia critiche anche all'azione politica generale del governo: "Molte chiacchiere e pochi fatti e, per giunta, si continua a violare l'articolo 11 della Costituzione, che vieta all'Italia di andare in guerra".

IL REVISIONISMO STORICO E LA SCUOLA. Uno dei nemici attuali che l'Anpi si trova ad affrontare è quello del revisionismo storico. Un problema sempre attuale, che recentemente, con l'onoreficienza data dallo Stato al fascista Paride Mori, spaventa ancor di più. "Quel riconoscimento è stata una boiata - taglia corto Romagnoli - Le foibe sono state un errore per i modi, ma bisogna ricordare che il senso di vendetta in quelle popolazioni fu fomentato dalle violenze fasciste. Forse fu sbagliato punire quel repubblichino uccidendolo, ma le decorazioni si danno al valore, non per il semplice fatto che è uno è morto".
Il canale privilegiato dell'Anpi per portare avanti la memoria, oggi, è quello della scuola. Grazie ad un accordo col Ministero, ora i partigiani hanno un accesso più facilitato negli istituti, in cui vengono accolti sempre con molto interesse. "È un modo nuovo di fare la storia dal basso e non dall'alto - osserva Romagnoli - del resto è l'approccio che imparammo nella lotta di Liberazione, che fu anzitutto una scuola di democrazia, dove non c'era 'io' ma solo 'noi'".

Ascolta l'intervista a Renato Romagnoli:

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