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25 aprile 2014, chi sono i nuovi resistenti?

La Redazione di Radio Città Fujiko si interroga sull'attualità della Resistenza.


di redazione
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A 69 anni dalla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, le redattrici e i redattori di Radio Città Fujiko si interrogano su cosa significhi Resistenza oggi e chi siano i "nuovi resistenti". Sfumature e accenti diversi e un comune bisogno di spezzare la frammentazione sociale.

I resistenti di oggi sono i NoTav, che ci mostrano come dire NO sia possibile, ma che per sostenerlo bisogna, necessariamente, superare il binomio, imposto, legale e illegale. La terra è di chi la vive e questa viene difesa con i denti. Vengo svelati gli interessi economici di politici e imprese a dispetto della devastazione del territorio e il movimento NoTav segna un precedente di portata storica: sostiene pubblicamente il sabotaggio come pratica necessaria all'interno della lotta.

I resistenti di oggi sono i movimenti per il diritto all'abitare, che si battono contro il continuo impoverimento delle persone. Indipendentemente dalle irrealizzabili richieste di reddito, casa e lavoro di un movimento che è sempre pronto ad arginare le esplosioni di rabbia, le situazioni che si vanno a creare sono di forte rottura con la pace sociale che vorrebbero imporci. Nonostante le richieste siano "democratiche" lo Stato non le concede e questo produce scontro. Non scordiamoci che fortunatamente c'è chi ha sempre continuato ad occupare senza chiede niente a nessuno, senza strizzare l'occhio a chi ti vorrebbe incatenato ad una vita di miseria.

I resistenti di oggi sono i migranti, lungo tutto il percorso che li porta fuori dal loro Paese. Nel viaggio, ricco di insidie e pericoli. All'arrivo nei Cie, subendo la reclusione senza aver commesso reati. Nella quotidianità, immersi nella bucrazia dei permessi di soggiorno e nella ricerca di un lavoro. Resistono ai razzismi, istituzionali e quotidiani e con loro resistono quelle realtà che credono che all'accesso ai diritti sociali non ci siano priorità di cittadinanza. Mediatori culturali, insegnanti d'italiano, associazioni e centri sociali... tutte persone che portano nelle strade e nei quartieri l'umanità che l'antirazzismo insegna. Una resistenza determinata visto che oggi, nella crisi, l'unica prioritá sembra essere coltivare il proprio giardino e confinarlo. Così liberi circolano capitali e merci di scambio, ma le persone invece non possono farlo.

I resistenti di oggi sono i facchini della logistica, i lavoratori di Palazzo Paleotti, gli insegnanti della scuola pubblica, i contadini che riforniscono i gruppi d'acquisto e non si inginocchiano davanti alla grande distribuzione. Tutti lottano per dignità e rispetto.

I resistenti di oggi sono coloro che non pensano a mettere in salvo se stessi, ma percorrendo faticosi crinali, sempre sull'orlo della disperazione, continuano a cercare, contro ogni evidenza, la leva che aziona l'umanità delle persone. Donne e uomini miti, che non hanno bisogno di imporsi sugli altri per dimostrare di valere, che rifiutano l'idea di vendere le proprie idee e le proprie capacità per inseguire le lise ma purtroppo efficaci chimere del falso benessere, che lavorano su se stessi prima di illudersi di poter cambiare gli altri, che ai dogmi preferiscono la sperimentazione e la pratica in prima persona.

I resistenti di oggi sono quelli che, dopo gli studi e la preparazione, le esperienze e i tirocini gratis, sono giovani e rimangono in Italia a mettere in gioco la loro competenza e provano ad ottenere delle condizioni di vita, di lavoro, di casa, di condivisione con gli altri dignitose. Quelli che dicono dei no difficili e si rimettono in gioco, che fanno due lavori contemporaneamente, a volte anche tre, e cambiano le piccole cose che hanno intorno. E mentre sono giovani e ci provano, diventano vecchi.

I resistenti di oggi siamo noi, nati 30-40 anni fa, a cui avevano promesso un futuro radioso e che invece, per sbarcare il lunario, dobbiamo farci aiutare dai genitori e dalla paghetta dei nonni. Noi, figli della subdola idea che "volere è potere", che abbiamo capito tardi quanto la nostra volontà sia condizionata dalla volontà di altri al di sopra di noi. Noi, che pur sfiniti dalle delusioni quotidiane, non facciamo spegnere quella fiammella di speranza che ci fa credere che, nonostante tutto, un altro mondo, un altro quartiere o forse anche solo un'altra gestione delle nostre vite e dei nostri consumi sia possibile.

I resistenti di oggi sono coloro che cercano di costruire socialità e senso di appartenenza osteggiando l’isolamento. Sono tutti quelli che attraverso associazioni, professioni, attività culturali, di informazione e di intrattenimento, lo fanno seguendo e ribadendo i valori fondanti della nostra comunità e recuperando il senso delle parole. Perché se manca la sensibilità al bene collettivo si uccide la speranza e quindi anche ogni motivo di resistenza.

La Redazione di Radio Città Fujiko

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