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10 anni senza Aldro, la mamma: "L'assenza non passa mai"

10 anni fa veniva ucciso Federico Aldrovandi. L'intervista alla mamma Patrizia Moretti.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Giustizia
Federico Aldrovandi

25 settembre 2005 - 25 settembre 2015. Sono passati dieci anni da quando Federico Aldrovandi è stato ucciso da quattro agenti di polizia a Ferrara. Domani e sabato due giornate per ricordarlo, tra musica, pensieri ed arte. A dieci anni di distanza, l'amarezza di Patrizia Moretti, coraggiosa madre di Federico: "È cambiata la coscienza civile, ma non le istituzioni".

Sono passati 10 anni da quel terribile 25 settembre 2005, quando Federico Aldrovandi, un 18enne di Ferrara, è morto dopo essere stato fermato da quattro agenti di polizia.
Una storia tragica, fatta di violenza sul giovane fino a provocarne la morte, coraggio della famiglia, in particolare della mamma Patrizia Moretti, che non si è mai arresa nel chiedere verità e giustizia. E poi indagini inefficaci, depistaggi, processi, insulti alla famiglia e a Federico da parte di parlamentari e sindacalisti di polizia. E ancora la condanna per omicidio volontario e, come amaro colpo di coda, il reintegro in servizio degli agenti dopo la pena, decurtata dall'indulto.

A 10 anni dalla morte di Federico e da quello che ne è seguito, che vi abbiamo raccontato fin dal principio, abbiamo intervistato nuovamente Patrizia.

Patrizia, come sono stati questi 10 anni?
"Sono 10 anni lunghissimi, eterni, ma allo stesso tempo sono volati in un lampo. Dal punto di vista personale, la mancanza di Federico non passa mai, è sempre al centro di ogni mio momento di vita.
Dal punto di vista sociale, credo che voi possiate raccontarlo meglio di me. Credo che molte cose siano cambiate nella consapevolezza delle persone. La cosa terribile che è successa a Federico e molte altre persone è entrata sicuramente nella consapevolezza di chi la vuole seguire, perché per contro c'è ancora chi è negazionista. A fronte di questa coscienza civile, però, non c'è una vera risposta da parte delle Istituzioni. Non è cambiato niente, quelle quattro persone condannate per omicidio sono tornate in servizio".

Tu hai manifestato più volte la tua stanchezza, perché la lotta è stata molto dura, e chiedi un po' di pace.
"Sì, mi sono resa conto che accettare il confronto che è spesso aspro e offensivo nei confronti miei e di Federico da parte di persone, come Maccari (segretario del Coisp, ndr) e Giovanardi, che sbucano dal nulla con le loro asserzioni, inseguire le loro affermazioni è proprio tempo perso. Non lo faccio più e credo di aver fatto e fare molto di più seguendo la strada dell'associazione 'Federico Aldrovandi', della sensibilizzazione delle persone, in fondo del movimento civile che si è creato per chiedere giustizia. Anzi: per far cessare l'impunità di chi commette reati in divisa".

Però la tua battaglia è stata anche uno spartiacque. Sei stata la persona che è riuscita a sbloccare anche una sensibilità. Oggi, ad esempio, vediamo che si è riaperta l'inchiesta sul caso di Stefano Cucchi. Quindi c'è qualche speranza.
"Sì, le speranze le ho e le ho sempre avute. Ho sempre creduto nel cambiamento, ma mi sembra che manchi la volontà del cambiamento. Invece mi rendo conto che le contrapposizioni sono molto forti. Io davo per scontato che, anche dalla parte dei maggiori garantisti, che chi commette dei reati dovesse subire qualche conseguenza. In particolare in un lavoro così delicato e importante, se commetti dei reati non sei più tutore della legge. È semplicissimo, invece non è così".

Domani e dopodomani ci sono due giornate per ricordare Federico. Cosa succederà?
"Domani, in particolare alla sera, c'è un incontro alla Sala Estense organizzato dalla Commissione Diritti Umani del Senato, dal senatore Luigi Manconi, che ne è presidente, con alcuni rappresentanti di associazioni sindacali di polizia che vogliono dialogare. Spero che con loro si possa davvero iniziare un dialogo costruttivo.
Sabato invece c'è l'ormai tradizionale concerto per Federico, che quest'anno sarà veramente importante. Abbiamo avuto tantissime adesioni e, purtroppo, ho dovuto anche dire di no a tanti per questioni di tempo, perché non è possibile far suonare tutti. Ma ci saranno anche altre occasioni, perché noi andremo avanti".  
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Ascolta l'intervista a Patrizia Moretti

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