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Anche in Italia arriva Netflix, la tv cambierà?

Il 22 ottobre sbarca nel nostro Paese la piattaforma per contenuti televisivi on-demand.


di Alessandro Canella
Categorie: Società
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Negli Stati Uniti ha fatto chiudere i negozi Blockbuster, mentre in 50 Paesi ha raccolto già 65 milioni di utenti. È Netflix, la piattaforma digitale per contenuti televisivi on-demand. C'è già chi parla di rivoluzione nel modo di concepire la tv, ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Pavolini, analista di media digitali.

La prima vittima è stata Blockbuster. La celebre catena di videocassette e dvd ha dovuto chiudere i propri negozi negli Stati Uniti perché il servizio era ormai superato da quello digitale. La prossima vittima annunciata, ma la cui agonia potrebbe essere ancora lunga, è la televisione tradizionale.
L'assassino non è il maggiordomo, ma Netflix , la piattaforma digitale che ha spopolato negli States e in altri Paesi in giro per il mondo, che offre una vasta offerta di film e serie tv on-demand.

65 milioni gli abbonamenti registrati dalla piattaforma, molti al vantaggioso prezzo di 7,99 euro al mese per accedere ad un ricco catalogo di contenuti, raccolti in 50 Paesi del globo. Che presto diventeranno 51.
È stato infatti annunciato per il 22 ottobre prossimo il lancio di Netflix anche in Italia, dove tenterà di scalzare sia la tv tradizionale che le pay-tv come Sky. Succederà davvero? La piattaforma produrrà quella che già alcuni giornalisti definiscono una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire la tv? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Pavolini, analista di media digitali.

Un primo risultato positivo della piattaforma potrebbe riguardare la pirateria. "Come successe con iTunes - osserva l'esperto - potrebbe accadere che anche Netflix riduca la pirateria digitale. La stragrande maggioranza degli utenti preferisce un servizio legale". Ciò è possibile soprattutto per il fatto che Netflix un'esperienza utente difficilmente battibile, che la rende concorrenziale anche con le molte piattaforme peer to peer che esistono in Italia.

Alcuni broacaster italiani sono già corsi ai ripari, tentando di anticipare l'arrivo nello Stivale della piattaforma implementando l'offerta on-demand, come ad esempio nel caso di Sky. Netflix, però, è digital native e, in un certo senso, ha più esperienza per dettare la linea nel campo del digitale.
Per contro, "il vero problema della nuova piattaforma - spiega Pavolini - sono i diritti, dal momento che quelli di alcune serie sono già stati venduti nel nostro Paese e non si potranno vedere su Netflix".

Il nodo, secondo l'esperto, starà nell'offerta. "È difficile dire se la piattaforma prenderà piede in Italia oppure no, per il semplice fatto che non sappiamo cosa c'è dentro l'offerta, cosa contiene il catalogo".
Inoltre, non si può pensare di modificare radicalmente e velocemente le abitudini dei telespettatori, dal momento che è difficile cedere al telespettatore lo sforzo cognitivo di quello che vuole vedere. "Il discovery vince ancora sul search - osserva Pavolini - specialmente davanti al divano: la serata e il palinsesto di un telespettatore è qualcosa di difficile da cambiare".

Nello Stivale, inoltre, occorre fare i conti con l'età media dei telespettatori, che è piuttosto alta. Netflix potrebbe fare più presa sulle nuove generazioni, mentre il pubblico più anziano potrebbe restare legato al concetto tradizionale di televisione.
In ogni caso, però, secondo l'analista Netflix potrebbe dare una spallata importante per i contenuti che nascono dalla rete e indurre gradualmente a modificare l'impostazione della tv tradizionale, impostata sull'audience e sulla raccolta pubblicitaria.


Ascolta l'intervista ad Antonio Pavolini

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