Radio Città Fujiko»Notizie

Amnistia, Papillon: "Prima pensiamo alle vite umane"

Il dibattito attorno al sovraffollamento carcerario e ai provvedimenti di clemenza.


di Alessandro Canella
carcere
corridoio di un carcere

Per Valerio Guizzardi, responsabile regionale dell'associazione di detenuti Papillon, un provvedimento di clemenza come indulto e amnistia serve anche se potrebbe salvare Silvio Berlusconi. "Qui in ballo ci sono vite umane". Oltre duemila i morti in carcere negli ultimi tredici anni.

Il dibattito politico attorno alle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in materia di sovraffollamento carcerario è rovente. Dopo Lega e M5S, a prendere una posizione contraria all'amnistia o all'indulto, nel week end, è stato il sindaco di Firenze e candidato alla segreteria del Pd Matteo Renzi.
Per il Pd la patata è bollente perché alla base elettorale potrebbe sembrare che appoggiare la proposta di Napolitano significhi salvare Silvio Berlusconi dai suoi guai giudiziari e riabilitarlo politicamente, nonostante la stessa ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri abbia spiegato che i reati finanziari e contro l'Amministrazione pubblica resterebbero fuori dall'eventuale provvedimento.

Ai nostri microfoni, quest'oggi, è intervenuto Valerio Guizzardi, responsabile emiliano romagnolo dell'associazione di detenuti Papillon, che ha espresso una posizione in controtendenza.
"Sono addolorato da questo dubbio che serpeggia molto spesso nella sinistra radicale e di movimento - afferma Guizzardi - secondo cui l'amnistia venga proposta per salvare Berlusconi. Ammesso e non concesso che ciò possa avvenire, anche tangenzialmente, davvero siamo disposti, pur con questa ansia di punizione e vendetta sociale, a proseguire la barbarie umana e giuridica nelle carceri pur di non salvare Berlusconi?".
Secondo Guizzardi anche la sinistra dovrebbe riuscire a controllare le proprie ossessioni e non farle pagare ai detenuti.

A supporto della sua tesi, Guizzardi cita anche alcuni dati. Innanzitutto sono oltre duemila i detenuti morti in carcere negli ultimi 13 anni. Al 9 ottobre di quest'anno, sono già 123 morti, di cui 39 suicidi. Una situazione tragica, che appare comunque migliore rispetto a quella del 2012, quando furono 60 i suicidi.
È anche per questo che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per le condizioni carcerarie, stabilendo nel marzo 2014 la scadenza per risolvere la situazione.
"Una scadenza che difficilmente l'Italia rispetterà - spiega il responsabile di Papillon - ed è anche per questo che Napolitano ha avanzato la sua proposta".

Guizzardi critica anche il dibattito interno al Pd, esplicitato dal segretario Guglielmo Epifani, secondo cui l'amnistia dovrebbe arrivare dopo una riforma della giustizia: "È come se, in un palazzo in fiamme, prima stabilissimo la causa dell'incendio, poi spegnessimo il fuoco e solo alla fine mettessimo in salvo le persone. È evidente che il processo per affrontare l'emergenza carceraria dovrebbe essere esattamente l'opposto".
In ogni caso, Papillon insiste sulle misure che propone da tempo per ridurre la carcerazione: l'abolizione delle leggi Bossi-Fini, Fini-Giovanardi ed ex-Cirielli.


Ascolta l'intervista a Valerio Guizzardi

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]