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Amnesty: "Ricordare Lampedusa e cambiare sull'immigrazione"

Iniziativa a Bruxelles per ricordare le vittime del 3 ottobre


di Francesco Ditaranto
Categorie: Migranti
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L'Ong ha scaricato quintali di sabbia davanti al palazzo della capitale belga dove si svolgeva il vertice UE, per ricordare la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre scorso. Per Riccardo Noury, portavoce dell'organizzazione, serve un nuovo modo di pensare l'immigrazione.

"Prima le persone, poi le frontiere" era lo slogan. L'iniziativa era scenografica, ma non priva di un forte significato simbolico. Riprodurre una spiaggia a Bruxelles per non dimenticare Lampedusa. Così Amnesty International, l'organizzazione non governativa che da 50 anni si occupa di difesa dei diritti umani, ha voluto ricordare all'Europa i migranti morti nel naufragio davanti all'isola siciliana, proprio davanti ai palazzi delle istituzioni europee. Il momento, giovedì scorso, non era scelto a caso: mentre gli attivisti per i diritti umani scaricavano sabbia, negli uffici del Consiglio Europeo si svolgeva il vertice UE.

Ricordare dunque, ma non solo. Per Amnesty International, si deve cambiare completamente approccio ai flussi migratori. Continuare pervicacemene nella difesa della Fortezza Europa, si è rivelato fallimentare. Non ha ridotto i morti, il Mediterraneo continua ad essere il più grande cimitero del mondo, e non ha risolto il problema. Normative, come Dublino 2, non hanno fatto altro che imbrigliare inutilmente i flussi, scaricando la pressione sui paesi di frontiera.

"I governi europei continuano a utilizzare misure di contrasto all'immigrazione spesso illegali e costosissime, invece di privilegiare il soccorso e la protezione di migranti e richiedenti asilo" dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

"I flussi di migranti e richiedenti asilo non si interrompono con i pattugliamenti -spiega Noury, riferendosi all'operazione Mare Nostrum- deve esserci priorità per la protezione e non per il contrasto. Devono esserci rotte sicure per chi scappa da guerre, torture e fame. Queste persone devono poter arrivare sane e salve."


Ascolta l'intervista a Riccardo Noury

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