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Amnesty: a Rafah crimini di guerra di Israele

Il rapporto dell'organizzazione sul "venerdì nero" nella Striscia di Gaza.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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135 civili morti, tra cui 75 minorenni. Durante il "venerdì nero di Rafah" a Gaza, un anno fa, l'esercito israeliano si è macchiato di crimini di guerra. Lo certifica Amnesty International in un rapporto, contestato dallo stesso Israele. Intanto, dopo l'irruzione nella moschea di Al Aqsa e l'annuncio di nuove colonie, in Cisgiordania la tensione torna a crescere.

Tra l'1 e il 4 agosto del 2014, all'interno dell'operazione "Protective Edge", l'esercito israeliano si è macchiato di crimini di guerra. A certificarlo è Amnesty International, che ha stilato un rapporto su quello che è tragicamente passato alla storia come il "venerdì nero di Rafah".
135 civili persero la vita per le incursioni e gli attacchi aerei indiscriminati dell'esercito israeliano. Tra questi, 75 erano minori.
Il rapporto è stato realizzato attraverso tecniche investigative e di analisi sofisticate, messe a punto un team di ricercatori nell’Università di Londra. Il materiale documentale è costituito da fotografie, su filmati video e su testimonianze oculari di organizzazioni locali indipendenti.

Israele, dal canto suo, ha subito contestato il rapporto, mettendone in discussione anche il metodo. In particolare si accusa Amnesty di poca attendibilità, dal momento che l'organizzazione non era presente sul posto.
Amnesty ha controreplicato che i propri ricercatori non sono potuti accedere nella Striscia di Gaza proprio perché Israele lo ha impedito.
"Il governo israeliano ci accusa di avere un'ossessione contro di lui - afferma Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia - ma a noi pare che sia Israele ad avere l'ossessione del ricorso alla guerra". Il rappresentante dell'organizzazione sottolinea che nei rapporti vengono evidenziate anche le responsabilità di Hamas, con un approccio indipendente.

Per l'incursione era stato attivato il cosiddetto "Protocollo Hannibal", che viene utilizzato dalle forze armate israeliane quando vi sia il sospetto che il nemico abbia rapito un proprio soldato.
"L'operazione ha messo a rischio la vita stessa del soldato, che Israele riteneva fosse stato rapito da Hamas", osserva Noury.

Nel frattempo la tensione torna a salire in Cisgiordania. Lo scorso 26 luglio le forze armate israeliane hanno fatto irruzione nella moschea di Al Aqsa, luogo sacro dell'Islam, sparando lacrimogeni con il pretesto di isolare giovani ribelli. Una violenza ed un affronto che ha portato Hamas a proclamare per domani una "giornata della collera".
Vi è poi il tema delle colonie, col quale Netanyahu gioca col fuoco. Dopo la sentenza della Corte Suprema di Gerusalemme, che ha ordinato l'abbattimento di due condomini abusivi, e l'arrivo dei caterpillar, il governo ha annunciato il via libera alla costruzione di 300 nuovi alloggi.


Ascolta l'intervista a Riccardo Noury

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