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Amianto nell'acqua: "Non c'è una soglia accettabile"

Resoconto sulla quantità di amianto nell'acqua a Bologna di Vito Totire.


di redazione
Categorie: Sanità
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L'Associazione Esposti all'Amianto presenta la relazione sulla concentrazione in amianto espressa in fibre/litro nell'acqua del capoluogo emiliano. Vito Totire critica i campionamenti dell'Ausl e accusa la politica di non sostituire le tubature perché non c'è la minaccia dei risarcimenti a chi si ammala.

Nella sua esposizione, il presidente dell'Associazione Esposti all'Aminato, Vito Totire, fornisce i dati rilasciati dall'analisi tramite microsopio a scansione condotta dall'Ausl di Bologna: nell'area di via Schiavonia la concentrazione ammonterebbe a 759 fibre/litro e a 1400 in via Castiglione. Questo tipo di analisi, spiega Totire, per essere interpretato facendo un confronto con le emissioni registrate negli Stati Uniti (corrispondenti a 1,5 milioni di fibre/litro), vanno  moltiplicate per un fattore 1000, in quanto lo strumento di analisi usato negli Usa risulta 1000 volte più potente come fattore di ingrandimento. "Quindi facendo i calcoli - continua Totire - le concentrazioni corrispondono a 759 mila e 1,4 milioni fibre per litro".

E questa è solo la prima perplessità: infatti resta oscuro il motivo per cui l'Ausl fissi i limiti di rischio per la salute proprio sopra il livello di Via Castiglione.
Come mai sempre l'Asl abbia chiesto all'Aea di fare richiesta alla Procura per l'accesso agli atti, quando in realtà i dati devono esserre per legge accessibili a chiunque? È uno degli inquietanti interrogativi che l'associazione si pone e che fa intravedere un pericolo per la salute pubblica.

Totire denuncia il fatto che la concentrazione di amianto nell'acqua dovrebbe essere pari a zero e che i danni dovuti al rilascio da parte delle tubature usurate si producono sia per effetto di ingerizione che per inalazione.
La soluzione sarebbe sostituire tutte le tubature in cemento-amianto con materiali che non ne rilasciano, un'operazione dal costo, per la rete di distribuzione idrica bolognese, di 250 milioni di euro: spesa affrontabile per le tasche del gestore, l'Hera, ma che non sembra intenzionato a spendere. Un'azione, quella della sostituzione, che dovrebbe essere fatta al più presto, per evitare delle ripercussioni sulle persone, di cui proprio l'Ausl si dovrebbe curare.

Numerosi punti interrogativi oscuri che destano preoccupazione, in un mondo in cui la produzione dell'amianto è un business internazionale e, di conseguenza, rende impossibile un appello dell'Oms in questo senso, in quanto organo politico-istituzionale legato alle potenze economiche mondiali (in molti casi produttori di amianto amianto) più che ente di liberi garanti della salute delle persone.
Quindi non solo un problema locale, ma anche nazionale e mondiale: un problema che in 30 anni potrebbe essere paragonabile a quello delle morti per cancro causate dal fumo, una delle maggiori cause di morte del mondo industrializzato.

Stefano Bossi


Ascolta l'intervista a Vito Totire

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