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Amianto, lo Stato si muove con lentezza.

Tra omissioni e colpevole pigrizia le amministrazioni pubbliche trascurano i rischi ambientali dell’amianto.


di redazione
Categorie: Lavoro, Sanità
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In mattinata si è tenuta presso la sede di Legambiente il seminario pubblico dell’Associazione degli Esposti ad Amianto. Il relatore , dott. Vito Totire, ha dipinto il quadro della situazione regionale e il programma dell’associazione. Prossimo appuntamento il 28 aprile per un seminario nazionale.

Sebbene sia stato dichiarato illegale da tempo l’utilizzo di amianto perché fortemente cancerogeno, sono ancora molti i manufatti, soprattutto edili, costruiti prima della legge e che impiegano tale materiale, strutture che per l’usura rilasciano nell’ambiente fibre letali. Tetti di vecchi capannoni e comignoli saltano subito all’occhio, ma ci sono anche le coibentazioni e i pavimenti di aziende ed enti pubblici (poste, cup), o tubature in cemento amianto per la rete dell’acquedotto. “I dati scientifici- spiega il dott. Totire- dicono che le tubazioni in cemento amianto del sistema acquedottistico comportano un rischio di ingestione di fibre ma anche un inquinamento dell’aria delle abitazioni”.


La situazione impone un serio programma di bonifica, ma con i ritmi attuali di sostituzione, in città rimarrebbe amianto per i prossimi 250 anni. La proposta fatta avanti dall’AEA riguarda invece la presentazione di un referendum con un successivo piano di bonifica totale in tre anni.


Anche sul fronte dei risarcimenti ai lavoratori vittime dell’amianto la situazione è critica. “Da lungo tempo chiediamo un cambiamento istituzionale. La competenza della valutazione del nesso di causa deve essere sottratto all’Inail e data ai servizi territoriali delle Usl - dice ancora Totire - Stiamo assistendo alla crescita di casi in cui anche i mesoteliomi vengono assurdamente disconosciuti dall’Inail o considerati come un danno biologico del 20%”.


In questo contesto s'inserisce la richiesta di un registro anagrafico per gli ex esposti all’amianto: “L’anagrafe consiste nella ricostruzione tramite banche dati del quadro completo delle persone che sono state esposte ad amianto, per ragioni lavorative o ambientali. Questo permetterebbe di costruire programmi di monitoraggio personalizzati per queste persone”.

Pietro Gallina


Ascolta l'intervista a Vito Totire
Tags: Amianto

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