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Alta la tensione in Cisgiordania

Lo sciopero della fame dei detenuti politici, solidarietà e protesta per la morte di Arafat Jaradat.


di redazione
Categorie: Politica, Esteri, Giustizia
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In seguito alla morte del detenuto Arafat Jaradat, manifestazioni e proteste in tutta la Cisgiordania e  scioperi della fame di altri prigionieri politici. Samer Issawi, il più noto dei detenuti palestinesi in sciopero da 210 giorni, trasferito d'urgenza in un ospedale israeliano.

Aumenta la tensione in Cisgiordania dopo i funerali dell'attivista Arafat Jaradat, il palestinese morto sabato scorso in una cella israeliana in circostanze ancora da chiarire. Secondo il medico legale palestinese, il detenuto sarebbe stato  picchiato e torturato dalle forze israeliane durante l'interrogatorio per il suo arresto, mentre dal rapporto redatto dai medici israeliani non risultano evidenti segni di violenza.

La tensione resta ancora alta: lo scorso fine settimana a Hebron e alla periferia di Betlemme e Ramallah, gli scontri tra gruppi di giovani e soldati israeliani hanno provocato numerosi feriti. Nelle carceri oltre 4mila detenuti palestinesi hanno rifiutato il cibo in segno di protesta per la morte di Arafat.

Arriva oggi la notizia del trasferimento d'urgenza del più noto dei detenuti palestinesi, Samer Issawi, in sciopero da ormai circa 210 giorni, dalla clinica del carcere di Ramleh in un ospedale israeliano per l'aggravarsi delle sue condizioni. La notizia è stata data da Michele Giorgio, giornalista del Manifesto, che informa che le condizioni di salute di Issawi sarebbero ancora incerte.
"Questa vicenda - afferma Michele Giorgio, - potrebbe infiammare ulteriormente la Cisgiordania e provocare una escalation che potrebbe portare ad una terza Intifada palestinese contro l'occupazione israeliana".

Grande l'attenzione della popolazione palestinese verso i prigionieri politici, ma altrettanto grande è la disattenzione internazionale verso la politica di occupazione sionista. I tentativi di risoluzione del conflitto finora portati avanti sarebbero fallimentari, come commenta anche Giorgio, per due motivi. Il primo legato all'atteggiamento dei palestinesi, che richiedono accordi per interruzioni di detenzioni individuali e non un accordo globale sulla detenzione amministrativa: una battaglia non individuale ma un accordo globale otterrebbe risultati più concreti, come accaduto lo scorso maggio con la mobilitazione di alcune migliaia detenuti. Il secondo motivo è da riscontrarsi in una campagna internazionale per il rispetto della legalità e dei diritti umani, che focalizza la sua attenzione sugli interessi economici e strategici più che umanitari. La corsa agli armamenti dei ribelli da parte dei governi europei e statunitensi tenderebbe a realizzare soprattutto questi interessi.

Non c'è un quadro preciso sulle proteste nelle carceri: si parla circa un centinaio di detenuti palestinesi in sciopero della fame da qualche mese, su un totale di 4500 prigionieri quasi tutti in detenzione amministrativa, ma non si sa se stiano proseguendo la protesta. Due prigionieri politici, in sciopero della fame da 93 giorni, hanno sospeso la protesta dopo la notifica della liberazione alla prossima scadenza della detenzione amministrativa. Intanto la richiesta internazionale di un'inchiesta indipendente sulla morte del detenuto Jaradat potrebbe accertare la verità sulla sua morte.

Morena Sarro


Ascolta l'intervista a Michele Giorgio, giornalista del Manifesto

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