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Alluvione, 5mila senza lavoro

I sindacati chiedono l'intervento del governo per le popolazioni colpite dall'alluvione.


di Alessandro Canella
Categorie: Ambiente, Lavoro
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Cgil, Cisl e Uil denunciano la sottovalutazione delle conseguenze nelle zone del modenese alluvionate e il taglio agli organici dei vigili del fuoco, mentre chiedono al governo misure come ammortizzatori sociali, sospensione delle scadenze fiscali e manutenzione del territorio. 5mila le persone che non possono tornare al lavoro.

I sindacati stimano in 5mila le persone che, a causa dell'alluvione provocato dall'esondazione del Secchia, non possono tornare al lavoro. Una situazione che va ulteriormente a peggiorare le difficoltà create dal terremoto, in una zona che è tra le più produttive d'Italia.
"Ci sono aziende che si erano trasferite lì dopo il sisma e che ora si trovano nuovamente in ginocchio", osserva Mirto Bassoli della segreteria regionale della Cgil. Oltre a constatare la sfortuna di quelle popolazioni, però, i sindacati chiedono interventi concreti al governo centrale.

"Anche a causa della scarsa attenzione dedicata dai media nazionali a quanto accaduto - osserva Bassoli - il governo centrale sembra sottovalutare le conseguenze dell'alluvione". Il governatore Vasco Errani è andato a Roma per chiedere lo stato di emergenza, ma i provvedimenti che chiedono i sindacati vanno ben oltre.
Innanzitutto è necessaria l'attivazione di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione ordinaria e in deroga per i lavoratori di aziende colpite dall'alluvione. Per tutta la cittadinanza, invece, è necessario sospendere le scadenze fiscali. Inoltre è fondamentale accedere alle risorse stanziate per le calamità naturali ed ulteriori finanziamenti.

Cgil, Cisl e Uil, però, guardano anche in prospettiva, in particolare per quanto concerne il tema della manutenzione del territorio. "In questi giorni si è parlato degli effetti negativi della sovrapopolazione di nutrie - spiega Bassoli - ma noi temiamo che dopo il sisma non si sia provveduto al controllo della tenuta degli argini". Un intervento che, dopo quel che è accaduto, diventa urgente, anche per prevenire possibili eventi calamitosi futuri.

Non è finita qui. C'è infatti un altro fronte aperto dai sindacati, quello dei tagli subiti dai vigili del fuoco. "Fino a poco tempo fa quando da un comando provinciale uscivano in emergenza vigili del fuoco per prestare rinforzi in scenari emergenziali, questi venivano integralmente rimpiazzati con personale non in servizio - denunciano i confederali - Il personale in turno inviato nella zona dell'alluvione invece viene sostituito solo al 50-60%. Ciò rischia di creare situazioni di criticità nella gestione ordinaria del soccorso nelle singole province". Inoltre i mezzi che formano la colonna mobile sono ridotti in pessime condizioni e questo crea forti difficoltà quando si deve rispondere alle richieste di aiuto da parte dei cittadini.


Ascolta l'intervista a Mirto Bassoli

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