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Aldro, è possibile spezzare violenza e omertà nella polizia?

Questa sera un convegno a Ferrara, a dieci anni dall'uccisione di Federico Aldrovandi.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Giustizia
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Patrizia Moretti e il senatore Luigi Manconi

A 10 anni dall'uccisione di Federico Aldrovandi, il presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, Luigi Manconi, ha organizzato il convegno "Tra cittadino e Stato: la violenza è inevitabile?". A confrontarsi Patrizia Moretti, mamma di Federico, e alcuni esponenti di sindacati di polizia. E intanto il governo stravolge il ddl sul codice identificativo.

Nel giorno del decennale dell'uccisione di Federico Aldrovandi, tra le tante iniziative organizzate a Ferrara per ricordare la giovane vittima di quattro agenti di polizia, in Sala Estense alle 21.00, si svolgerà un convengo intitolato "Tra cittadino e Stato: la violenza è inevitabile?". A promuoverlo è stato il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, che intende mettere a confronto Patrizia Moretti, mamma di Federico, e alcuni esponenti di sindacati di polizia, in particolare Lorena La Spina, segretario nazionale dell’Associazione funzionari di Polizia, e Daniele Tissone, Segretario Generale del Silp.

"In questi anni - spiega ai nostri microfoni il senatore Manconi - la mamma di Federico è stata fatta oggetto di aggressioni verbali, insulti, accuse di essere corresponsabile della morte del figlio a causa di una presunta cattiva educazione impartitagli, fino all'accusa di aver ritoccato e falsificato le foto del figlio morto. Ciò è avvenuto sia da parte di parlamentari, ma anche di sindacalisti di polizia".
Al tempo stesso, rivela il senatore, molti altri agenti ed esponenti delle forze di polizia hanno voluto smarcarsi da queste posizioni, esprimendo valutazioni differenti. Di qui l'idea di "spezzare l'unanimità" delle forze dell'ordine e tentare un dialogo con le famiglie delle vittime e la cittadinanza.

"La Commissione che presiedo, insieme all'associazione 'A buon diritto' - continua Manconi - hanno intrapreso un percorso per tentare di modificare l'ostilità delle forze dell'ordine nei confronti di due temi: l'introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano e del numero identificativo per gli agenti impegnati in azioni di ordine pubblico".
Il percorso, ammette il senatore, è stato lungo e contraddittorio, ma si sono ottenuti piccoli passi in avanti. In particolare, la parte malata delle forze dell'ordine, quella spiccatamente "fascistica" - come la definisce lo stesso Manconi - non è più la sola ad esprimere una posizione pubblica.

Dunque prosegue il tentativo di un processo di democratizzazione delle forze dell'ordine, pur con mille ostacoli messi dallo stesso governo.
"Spiace constatare - lamenta Manconi - che il disegno di legge che ho presentato per l'introduzione del codice identificativo sia stato trasformato dal governo in un senso controproducente. In particolare, si pensa di introdurre un codice che non sia personale, ma di battaglione, rafforzando quello spirito di gruppo che talvolta si trasforma in omertà".
Ed è proprio l'omertà e il corporativismo all'interno delle forze dell'ordine, se non nei casi più gravi il vero e proprio depistaggio, uno degli ostacoli più grandi da abbattere per riuscire ad isolare la parte violenta e che calpesta i diritti dei cittadini all'interno della polizia.


Ascolta l'intervista al senatore Luigi Manconi

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