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Nonostante le trattative con la multinazionale Glencore per l’acquisto dello stabilimento di Portovesme siano in fase avanzata, Alcoa ha inviato le prime lettere di licenziamento agli operai in cassa integrazione. I sindacati chiedono un tavolo governativo.

Sembra un’odissea la vicenda dell’Alcoa, la multinazionale dell’alluminio proprietaria dello stabilimento di Portovesme, nel Sulcis, in Sardegna.
Una vicenda che è iniziata ormai quattro anni fa, quando la proprietà, dopo aver preso ingenti fondi pubblici durante gli anni della sua attività, ha annunciato di voler chiudere lo stabilimento sardo.
Da lì è iniziata una lunga battaglia, che ha attraversato la mediazione di diversi governi, passando per la cassintegrazione per centinaia di operai, lo stop della produzione ormai da due anni, l’annuncio della chiusura ad agosto scorso, fino alle prime lettere di licenziamento, inviate due giorni fa dalla multinazionale.

Un gesto che non è piaciuto ai sindacati, soprattutto perché è in corso una trattativa, già in fase avanzata, con la multinazionale Glencore che potrebbe portare ad una soluzione positiva.
“Glencore ha ricevuto dal governo regionale e nazionale gli strumenti per poter discutere del riavvio della fabbrica – racconta ai nostri microfoni Franco Bardi, segretario della Cgil del Sulcis e operaio di Alcoa – Di più: ha anche inviato ad Alcoa la lettera di intenti, per cui si sta facendo una trattativa serrata. Pensavamo che questo potesse far fermare Alcoa, ma evidentemente non è servito”.

Per questo, lavoratori e sindacati chiedono l’apertura di un tavolo governativo per fare un punto della situazione e martedì prossimo saranno a Roma, sotto la sede del Ministero dello Sviluppo Economico, nel tentativo di essere ricevuti ed ascoltati.
La rabbia degli operai, però, non è diretta solo ai vertici dell’azienda, ma anche al governo nazionale, che sulla vertenza pare assente. “Renzi smetta di blaterare in giro per l’Italia e venga a vedere come la situazione reale, che non è quella che gli ha raccontato il suo amico Marchionne”, chiosa Bardi. Al centro delle critiche dei sindacati c’è ovviamente anche il Jobs Act, che nella forte crisi come quella che attraversa la Sardegna, non fa altro che peggiorare la situazione.