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Aids, la politica latita da dieci anni

Si celebra oggi la Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids.


di redazione
Categorie: Sanità
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Non sono confortanti i dati presentati in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids. Negli ultimi dieci anni non si è registrato alcun miglioramento nel numero delle infezioni, ed emerge una grave mancanza di politiche mirate nei confronti dei gruppi più a rischio, spesso discriminati. Situazione drammatica per Est Europa e Asia Centrale.

In questo 1 dicembre viene celebrata la Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids, un'epidemia che nel continente europeo non mostra segni di rallentamento. Nel 2013 sono state riportate più di 29.000 nuove diagnosi e dal 2004 più di 300.000 persone hanno acquisito l'infezione da Hiv. L'andamento dell'epidemia nei 53 paesi della regione Europea e dell'Asia Centrale, è stato presentato a Roma il 27 e 28 novembre, e secondo l'ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) la ragione per la quale non si è visto nessun progresso significativo nella riduzione delle infezioni da Hiv negli ultimi dieci anni è da attribuire alla mancanza di interventi mirati alle Key Populations, ossia quei gruppi di persone che a causa di comportamenti specifici sono più a rischio.

Il sesso tra uomini è ancora la principale modalità di trasmissione dell'Hiv, e rappresenta il 42% delle infezioni da HIV di nuova diagnosi nel 2013. Nei paesi dell'Unione Europea, negli ultimi 10 anni è diminuita la trasmissione per via eterosessuale, attraverso lo scambio di siringhe e nella trasmissione materno fetale, ma si rileva un aumento del 33% tra gli MSM (Maschi che fanno Sesso con Maschi). Nei paesi dell'Est Europa e dell'Asia Centrale negli ultimi 10 anni, invece, la situazione che emerge è drammatica: non si sono visti progressi in nessuna popolazione specifica e si è registrato un incremento del 195% nella trasmissione eterosessuale, del 49% attraverso lo scambio di siringhe, del 206% tra MSM.

In Italia non varia il numero delle nuove diagnosi di Hiv che, nel 2013, sono state 3806. Ma anche da noi, come nel resto d'Europa, il trend è in aumento tra gli MSM per i quali il numero assoluto delle diagnosi ammonta a 1.418 (39,4%). Sono 935 (26%) quelle tra gli uomini eterosessuali, mentre quelle tra le donne eterosessuali 166 (18,5%), quindi in numero assoluto le diagnosi tra MSM sono state di più di quelle riportate tra gli uomini eterosessuali e le donne eterosessuali, considerando separatamente le due modalità. Nel 2013, la maggioranza delle nuove diagnosi di Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’83,9% di tutte le segnalazioni (maschi eterosessuali 26,00% e femmine eterosessuali 18,5% MSM 39,4%).

Se negli ultimi dieci anni non si è assistito ad una significativa riduzione delle infezioni le cause principali vanno ricercate nella scarsa copertura dei programmi di riduzione del danno e nella persistente criminalizzazione e discriminazione delle popolazioni più vulnerabili. Politiche che hanno un'incidenza particolarmente grave soprattutto nell'est Europa, ma non solo. Per queste ragioni tutte quelle associazioni impegnate nella lotta all'Hiv hanno chiesto ai leader europei di cambiare le politiche repressive e di stanziare risorse per la lotta contro l'Aids, se si vuole porre fine a questa epidemia. Significativo il fatto che, per quanto riguarda l'Italia, le associazioni (come Lila) non godano di contributi da parte dello Stato, a differenza di quanto avviene in molti paesi europei.


Ascolta l'intervista a Alessandra Cerioli, presidente Lila Nazionale Onlus

Ascolta l'intervista a Valeria Roberti, responsabile Salute del Cassero
Tags: Politica, Aids, Salute

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