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2 agosto, per Mambro lo stesso copione: "Sono innocente, mi sento deportata"

La testimonianza di Francesca Mambro al processo a Gilberto Cavallini per la strage alla stazione di Bologna.


di redazione
Categorie: Giustizia
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Francesca Mambro in tribunale a Bologna

In aula per testimoniare al processo per concorso a carico di Gilberto Cavallini, Francesca Mambro, condannata in via definitiva per la strage alla stazione del 2 agosto 1980, dice di sentirsi una deportata a Bologna e, come Ciavardini, continua a rivendicare la propria innocenza. Tra i famigliari qualcuno ha "disertato": troppo pesante essere in aula. La corrispondenza di Antonella Beccaria.

"Non ho mai perduto l'umanità, anche quando ho fatto cose malvagie, ma non ho fatto nulla di cui dovermi vergognare qui oggi a Bologna". Così l'ex Nar Francesca Mambro, condannata in via definitiva quale esecutore materiale della strage del 2 agosto 1980, testimoniando al processo per concorso nella strage a carico di Gilberto Cavallini, risponde alle domande del pm Antonello Gustapane, aggiungendo che "essere qui dopo 38 anni, in cui ho fatto un grande lavoro su me stessa, mi provoca angoscia e ansia".

E mentre i familiari delle vittime presenti in aula rumoreggiano ascoltando le parole di Mambro, l'ex Nar tira dritto, affermando di "credere di aver rimosso, in questi anni, il periodo dei processi. Sono andata avanti - dichiara - cercando di riparare al male fatto e facendo ciò che serviva per riportare ordine nella mia vita, perché sono state dette troppe menzogne e cattiverie".

Bologna, rincara la dose l'ex Nar, "è un luogo in cui non dovrei essere né come teste né come condannata per una strage che non ho commesso. Essere qui - chiude Mambro - è motivo di grande stress emotivo, ma sono qui perché credo in questo Stato e credo che possa portare la verità a questo Paese, e lo faccio perché non mi sono mai tirata indietro".

"Dopo la strage di Acca Larentia nell'ambiente si cominciò a riflettere sul fatto che eravamo carne da macello", e si decise di "non aspettare più che ci sparassero davanti alle sezioni o ci bruciassero vivi, ma di armarci", sostiene Mambro, che continua: "Noi dovevamo armarci per difenderci, perché dopo Acca Larentia non avevamo più diritto alla vita né al dolore. E dato che non avevamo depositi di armi come altre organizzazioni, né qualcuno che ce le portasse dall'estero, dovevamo procurarcele in altro modo". Non manca, infine, un affondo nei confronti del ministero degli Interni e della magistratura, che secondo Mambro all'epoca 'coprivano' gli estremisti di sinistra.

"C'è una sorta di autodifesa personale, che è faticosa - ha continuato Mambro - Faccio molta fatica anche a ricordare. Venire qui a Bologna è faticoso, mi sento una deportata io qui a Bologna". Appena Mambro, sentita come testimone, ha pronunciato queste parole in aula, tra i famigliari delle vittime presenti si leva qualche mugugno.

E proprio tra i parenti, in aula, c'è qualche défaillance. "Ci siamo ritrovati di recente per preparare la prossima cerimonia del 2 agosto e alcuni di noi, che erano qui le altre volte, hanno detto che oggi non sarebbero venuti perché non se la sentono. Né oggi con Mambro né quando verrà Fioravanti. Già hanno fatto fatica con Ciavardini...", ha affermato Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione delle vittime della strage.  E Bolognesi conferma e precisa: "Ma ci sono comunque molte persone, addetti ai lavori ma anche famigliari: la sala è bella piena".

Anche la vicepresidente dell'associazione dei parenti delle vittime, Anna Pizzirani, a un certo punto dell'interrogatorio a Mambro esce dall'aula dicendo che "non si può ascoltare". Continua intanto Bolognesi a margine, dopo le prime in aula domande all'esponente storica dei Nar: "Mambro sta trattando tutte le premesse, vediamo se quando si arriva al clou delle domande risponde oppure, anche lei, dice che non si ricorda nulla. Ormai, sulla questione della strage si ricordano solo i famigliari delle vittime, gli altri hanno dimenticato tutto. È una cosa che fa pensare".

L'atteggiamento di Mambro, quindi, "per adesso è molto arrogante, vediamo gli sviluppi", scuote la testa Bolognesi. Che prosegue citando Mambro la quale, a sua volta, parla in aula della strage di Acca Larentia come di uno spartiacque, per i giovani di destra che allora passarono alla lotta armata: "Teniamo presente - evidenzia Bolognesi - che su questo discorso di Acca Larentia, un momento tragico per la vita italiana e per le sue conseguenze, puntano tutti parecchio per dare una scusante o un valore alla loro attività, che sconvolse gran parte del Paese".

Riferendosi a tutte le condanne di Mambro ripercorse in aula, il presidente dell'associazione dei famigliari parla di "bel curriculum completo, diciamo: già questo ti dà l'idea di una persona molto dentro queste cose, molto preparata nel cercare di far valere le cosiddette sue ragioni". In tutto questo, continua Bolognesi, "nell'assurdità della legge italiana, questa persona ha già scontato la pena dopo aver ucciso 96 persone: quando se ne parla fuori dall'Italia, ma anche in Italia in realtà, la gente rimane attonita".

Il presidente dell'associazione conclude tornando alle udienze precedenti: "Ho sentito dichiarazioni assurde di Ciavardini, incredibile. Qui c'è gente quanto meno accusata di aver partecipato alla strage, ma poi nessuno si ricorda cos'è successo. Sono fasi che sconvolgono completamente la vita di una persona, da una parte e dall'altra: noi ce lo ricordiamo cosa successe il 2 agosto 1980".

Fonte: Dire

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI ANTONELLA BECCARIA:

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