Dopo che ieri un detenuto al rietro dal cortile ha aggredito due agenti all’interno della struttura della Dozza si torna a parlare del carcere e dei suoi problemi, strutturali e non.

Un’aggressione ai danni due agenti della polizia penitenziaria della Dozza ha riacceso le polemiche sul carcere. Il sindacato della pubblica amministrazione della Uil si è subito lanciato in difesa dei poliziotti aggrediti. Ma i gesti di ribellione e aggressione vengono alimentate dalla condizione esasperante in cui i detenuti si ritrovano.

Non ci sono progetti per il lavoro e i percorsi di rieducazione andrebbero rivisti e rifinanziati. Ai detenuti rinchiusi in strutture sovraffollate rimane solo il disagio e l’esasperazione. E di questo a pagare le conseguenze sono a volte gli agenti di sorveglianza.

Una situazione che su tutti i fronti andrebbe rivista e ridiscussa soprattutto dalle amministrazioni locali che non stanno dando a questo tema il tempo e il dibattito che meriterebbe.

Molti sono i progetti attivi nelle carceri delle cooperative e delle associazioni che si occupano di recupero e rieducazione ma non sembrano essere sufficienti.

Sentiamo l’intervista a Giovanni Battista Durante, segretario generale del Sappe.