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Afrin, il silenzio di Putin? Si spiega con i gasdotti

Gli interessi della Russia e la pipeline che passa dalla Turchia.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Il silenzio e la complicità della Russia di Putin nel massacro di Afrin si spiega con l'estrattivismo russo e con i progetti di gasdotti (Tap, Tanap e soprattutto Turkstream) che connettono Russia ed Europa, triangolandosi con la Turchia. È la tesi del collettivo di scrittori Wu Ming. Venerdì la mobilitazione #GlobalActionForAfrin. A Bologna l'appuntamento è alle 17.30 in piazza Nettuno.

"Volete comprendere la complicità di Putin con il massacro di Erdogan? Cercate informazioni su Tap". Così il collettivo di scrittori Wu Minguna lettura al silenzio della Russia di Vladimir Putin sul massacro che sta compiendo la Turchia di Erdogan ad Afrin , in Rojava.
Su Twitter il collettivo articola l'intreccio di interessi, che riguardano la Russia, l'Unione Europea e la Turchia. "Le radici della complicità di Putin con la guerra di Erdogan sono da ricercare nell'estrattivismo russo", scrive Wu Ming, che pubblica alcune mappe che mostrano i diversi progetti di pipeline (i gasdotti) che insistono nell'area. Se ai pugliesi è noto il Tap, che dal confine confine greco-turco arriva fino alla Puglia, esistono anche il Tanap, che attraverserà da est a ovest la Turchia, e soprattutto il Turkstream, che connette Russia e Turchia fino a connettersi in una triangolazione, col Tap.

Dall'inizio dell'offensiva Turca nella Siria del nord, il 20 gennaio scorso, in molti avevano notato l'imbarazzato silenzio della comunità internazionale su quanto stava accadendo. Se sui media mainstream aveva avuto molto risalto la liberazione di Kobane da parte dei curdi, non altrettanto clamore stava (e purtroppo sta) suscitando l'invasione turca in Siria e il massacro delle truppe di Erdogan nei confronti dei curdi del Rojava.

Se è vero che gli Stati Uniti hanno spesso "sedotto e abbandonato" i curdi e l'Unione europea non vuole attaccare la Turchia che gestisce per essa i flussi migratori, grazie all'accordo del marzo 2016, particolare interesse desta invece il silenzio della Russia, anche di fronte alle proteste di Bashar Al Assad, che ormai storicamente appoggia.
Non solo: tra Turchia e Russia appena due anni e mezzo fa la tensione era altissima. Il 24 novembre del 2015, ad esempio, la contraerea di Erdogan aveva abbattuto un jet russo sul confine siriano e l'episodio aveva fatto precipitare le relazioni diplomatiche.

Nei mesi ed anni successivi fino ad oggi, però, molte cose sono cambiate e l'interesse economico tra i due Paesi potrebbe essere una chiave di lettura che spiega, almeno in parte, il voltarsi dall'altra parte di Putin rispetto a quanto sta accadendo in Rojava.

Intanto in tante piazze del mondo i cittadini e le cittadine si mobilitano per rompere il silenzio ed esprimere solidarietà ad Afrin. La nuova tappa della mobilitiazione prevede la manifestazione #GlobalActionForAfrin che a Bologna si terrà venerdì 23 marzo, alle 17.30, in piazza Nettuno. Ad aderire tutte le sigle dei movimenti bolognesi.

ASCOLTA LE PAROLE DI FULVIO DI CRASH CHE PRESENTA LA MOBILITAZIONE:


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