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Addio a Pietro Ingrao, un secolo di dubbi

Muore a 100 anni lo storico partigiano e dirigente del Pci.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Storia
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A 100 anni compiuti, lo storico partigiano e dirigente del Pci Pietro Ingrao ci ha lasciati. Voleva la luna e non era stato convinto dalla svolta di Occhetto. L'eresia del dubbio al centro della sua azione politica e una delle ragioni del grande affetto dei giovani nei suoi confronti. Il ricordo di Paolo Ferrero e di Filippo Vendemmiati.

Aveva 100 anni e in un secolo di vita ne ha viste di cose. Pietro Ingrao, partigiano, sceneggiatore cinematografico e dirigente Pci è morto ieri, suscitando grande commozione nel mondo della politica, del cinema e non solo.
A Roma oggi verrà aperta la camera ardente per dare l'ultimo saluto al "compagno Ingrao".
Per ricostruire l'importanza e il ruolo che ebbe nella costruzione della sinistra italiana, abbiamo interpellato Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, e Filippo Vendemmiati, giornalista e regista del documentario "Non mi avete convinto", incentrato proprio sulla figura di Pietro Ingrao.

Generosità, disponibilità, passione, attenzione, interesse e curiosità. Sono queste le parole chiave con cui Ferrero ricorda Ingrao. "Era l'esatto contrario dello stereotipo del politico comunista che ha il suo schema che appiccica alla realtà". Per il segretario di Rifondazione, invece, Ingrao è rimasto comunista, ma non ha vissuto ciò come un fatto museale, ma come ipotesi di alternativa. "Era una persona con cui ci si poteva confrontare, a differenza di molti altri dirigenti più conservatori e moderati di lui".

Ingrao sapeva calamitare anche le simpatie di gruppi giovanili della sinistra extraparlamentare, spesso in contrapposizione con lo stesso Pci. "Penso che sia stato un po' anche il fascino dello sconfitto - osserva Ferrero - perché all'interno e all'esterno del partito perse diverse battaglie, risultando coerente e senza cedere a compromessi che, in un'Italia contraddistinta da trasformismi e opportunismi, ha messo in risalto la statura morale di Ingrao".

Politicamente, però, Ferrero sottolinea due grandi errori fatti da Ingrao: l'espulsione del gruppo de il Manifesto alla fine degli anni '60 e il non aver contributo da subito, ma con due anni di ritardo, alla costruzione di Rifondazione dopo la svolta di Occhetto, a cui lo stesso Ingrao era contrario. "Se avesse lottato per vincere quelle battaglie - conclude Ferrero - forse la storia, almeno della sinistra, sarebbe andata diversamente".

Filippo Vendemmiati oggi si trova a Roma, dove alle 15.00 viene aperta la camera ardente, che resterà allestita per tre giorni. Il regista non nasconde il suo fastidio per le tante cose che si stanno scrivendo e dicendo a sproposito su Pietro Ingrao. "Si dice che è stato l'ultimo leader della sinistra romantica, ma non so cosa c'entri il romanticismo con la politica - lamenta Vendemmiati - così come viene detto che è stato l'antesisgnano dell'antipolitica, mentre è stato l'esatto opposto".
Nel suo documentario "Non mi avete convinto", Ingrao ha avuto modo anche di ammettere alcuni dei suoi errori politici, ma il volto che pochi conoscono dell'intellettuale è la sua passione per il cinema. "Mi ha detto più volte che ne capisce più di cinema che di politica - racconta il regista - e probabilmente se non avesse fatto politica sarebbe diventato un grande regista, vista la sua sensibilità umana e cinematografica"-


Ascolta il ricordo di Paolo Ferrero

Ascolta l'intervista a Filippo Vendemmiati

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