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Acque, cresce la contaminazione da pesticidi

Il rapporto Ispra: presenza riscontrata in due terzi acque superficiali e un terzo acque sotterranee.


di Alessandro Albana
Categorie: Ambiente
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Aumenta la concentrazione di pesticidi nelle acque del nostro Paese. Il rapporto Ispra 2016 sulla presenza di pesticidi nelle acque, evidenzia un +20% di contaminazione delle acque superficiali e un +10% di quelle sotterranee. Più numerose le sostanze rilevate. A essere più colpita è la pianura padano-veneta. Più efficienti i controlli.

Cattive notizie, per laghi, fiumi e acque sotterranee in Italia. Il rapporto 2016 dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) sulla presenza di pesticidi nelle acque, mette in luce un quadro di maggiore contaminazione su tutto il territorio nazionale.

I DATI. La presenza di pesticidi aumenta del 20% nelle acque superficiali (corsi d'acqua e laghi), mentre per le acque sotterranee la crescita nella concentrazione di queste sostanze segna un +10%.
Complessivamente, dei 1284 punti di monitaraggio delle acque superficiali, il 63,9% ha rivelato la presenza di pesticidi. Per quanto riguarda le acque sotterranee, nel 31,7% dei 2463 punti analizzati è stata riscontrata la presenza di pesticidi.
La concentrazione delle sostanze rilevate, passata dalle 175 del 2012 alle 224 del 2015, ha superato i limiti di qualità ambientale nel 21,3% delle acque superficiali monitorate e nel 6,9% di quelle sotterranee.
Gli erbicidi, tra cui il glifosato, rimangono le sostanze più diffuse, mentre cresce la presenza di fungicidi e insetticidi. Ci sono poi i neonicotinoidi, ritenuti fra i principali responsabili della moria di api. Più che in passato, avverte l'Ispra, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, fino a 48 in un singolo campione, quindi con una tossicità più alta rispetto a quella dei singoli componenti.

Il rapporto Ispra rivela una particolare esposizione alla contaminazione nella pianura padano-veneta, dato però determinato anche dalla maggiore efficacia dei controlli nella zona. L'aumento delle zone contaminate, chiarisce però l'Ispra, "Si spiega in parte col fatto che in vaste aree del centro-sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata".

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