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Acqua pubblica: il Pd non vota, ma lascia la scelta ai Comuni

In Regione il Pd non vota la risoluzione sulla ripubblicizzazione dell'acqua.


di Alessandro Canella
Categorie: Ambiente
acqua libera

Il Pd si sfila dalla risoluzione di Sel e M5S che chiedeva alla Regione di prendere posizione sulla ripubblicizzazione dell'acqua, ma con il pressing dei vendoliani e del M5S approva un'altra risoluzione che lascia la scelta ai Comuni. I referendari: "Sfrutteremo tutte le potenzialità dell'odg per arrivare alle ripubblicizzazioni". Intanto le quote pubbliche di Hera scivolano verso il basso.

No alla presa di posizione sulla ripubblicizzazione dell'acqua, sì alla libertà di scelta dei Comuni. Potrebbe essere sintetizzato in questo modo quanto accaduto ieri nell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, dove i consiglieri regionali erano chiamati a discutere una risoluzione, presentata da Sel e M5S, sull'acqua pubblica.
Dopo il referendum del 2011, in cui i cittadini hanno votato l'abrogazione della legge che portava alla privatizzazione del sistema idrico, ma senza un'applicazione completa del responso delle urne, la battaglia sull'acqua pubblica non è terminata.

Sulla scia dei dibattiti di Reggio Emilia, Rimini e Piacenza, dove le spinte per far tornare in capo al pubblico il servizio idrico sono forti, i consiglieri di Sel e M5S avevano presentato una risoluzione in cui chiedevano a Viale Aldo Moro di esprimersi chiaramente a favore della ripubblicizzazione. La risoluzione, però, è stata bocciata anche a causa del mancato appoggio di alcuni consiglieri del Pd, che in un primo momento sembravano voler sostenere il documento.

Il pressing esercitato dai vendoliani e dai pentastellati, però, ha tappato la falla. I Democratici hanno infatti presentato un altro testo, approvato in serata, in cui si chiede alla giunta di regionale di operare affinché "i potenziali ostacoli al processo di ripubblicizzazione del servizio idrico attraverso l’in house providing vengano rimossi, sia sul piano regolatorio che su quello normativo".
In particolare, i territori che decideranno di ripubblicizzare l'acqua troveranno il sostegno della Regione. "La scelta gestionale – si legge nel testo – spetta a chi rappresenta le comunità locali, a cui va garantita la piena autonomia nell’individuazione del modello più confacente alle singole realtà".

Nella risoluzione approvata, inoltre, si chiede ad Atersir "di redarre uno studio sull’applicazione delle normative finanziarie sulle aziende pubbliche che gestiscono i servizi pubblici locali, approfondendo gli aspetti relativi all'efficacia e all'efficienza dei diversi modelli di gestione". Un passaggio che potrebbe smentire le tesi di chi sostiene che il privato gestisce in modo più efficace il servizio.

Per i referendari quanto accaduto ieri in Regione è una sorta di scaricabarile verso i Comuni. "La risolzione di Sel e M5S era stata scritta con il nostro decisivo contributo - spiega Andrea Caselli, portavoce regionale del Comitato Acqua Bene Comune - e rispondeva in pieno all'indicazione arrivata dal referendum".
Per Caselli, dunque, il tema ha messo in evidenza le contraddizioni del Pd, schiacciato da una volontà di mettere a gara il servizio idrico e gli effetti della consultazione popolare che ancora si fanno sentire.

Nonostante ciò, i referendari dicono di voler chiedere un incontro col presidente della Regione Stefano Bonaccini per capire quali sono gli eventuali ostacoli alla ripubblicizzazione da rimuovere e manifestano la volontà di utilizzare tutte le potenzialità, seppur minime, date dalla risoluzione approvata.
Al contempo, però, mantengono le antenne accese su quanto sta accadendo su Hera, la grande multiutility regionale, formalmente ancora in mano pubblica.
"Questa mattina le quote pubbliche sono scese di un altro punto e mezzo - avverte Caselli - perché Modena, Ravenna e altri Comuni hanno venduto altri pacchetti azionari, facendo scivolare sotto la soglia del 50% il controllo pubblico sulla società".


Ascolta l'intervista ad Andrea Caselli

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