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Acqua, il progetto del M5S contro la svendita ai privati

I consiglieri pentastellati chiedono di adeguare i canoni di concessione, fermi da trent'anni.


di redazione
Categorie: Ambiente, Economia
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La Regione Emilia Romagna "svende" l'acqua delle proprie fonti ai privati. I pentastellati presentano un progetto di legge per adeguare i canoni delle concessioni delle acque minerali e termali, fermi da trent'anni. Quello delle acque minerali è un business (molto inquinante) da 2,3 miliardi all'anno a livello nazionale, ma le Regioni continuano ad incassare cifre irrisorie. Previsti sconti per chi utilizza il vetro per l’imbottigliamento e garantisce zero sprechi.

L'ormai famosa "acqua del sindaco", l'acqua del rubinetto al centro di campagne di comunicazione per favorirne l'utilizzo, non è ancora riuscita a scalzare il business delle acque minerali. Un giro d'affari che, a livello nazionale, frutta 2,3 miliardi di euro alle aziende, a fronte di grandi problemi, come l'inquinamento causato dai trasporti e dall'ingente quantità di rifiuti in plastica.
Eppure, i canoni di concessione sono fermi da trent'anni e le aziende guadagnano su un bene pubblico, come l'acqua, senza che le Istituzioni possano beneficiarne.

Parte da questi presupposti il progetto di legge regionale presentato dal Movimento 5 Stelle dell'Emilia Romagna, che punta a invertire la rotta degli autentici regali ai privati delle acque minerali e termali. Il progetto, depositato mercoledì 22 febbraio, va a modificare la legge regionale numero 32 del 17 agosto del 1988.
"Nonostante i vari inviti, le promesse, le risoluzioni e gli atti approvati dall’Assemblea Legislativa - spiegano i consiglieri pentastellati Andrea Bertani e Gianluca Sassi, promotori del progetto di legge - la Regione non ha mai aggiornato l’importo dei canoni delle concessioni delle acque minerali e termali, lasciandole in pratica ai livelli di trent’anni fa: esattamente il contrario di quello che hanno fatto altre regioni”.

I canoni annuali di pagamento, pur essendo rinnovati ogni triennio tenendo conto degli indici nazionali del costo della vita pubblicati dall’Istat, attualmente ammontano a poche decine di migliaia di euro, osservano i consiglieri regionali. "Per questo chiediamo che i concessionari paghino un canone calcolato sulla quantità di acqua realmente sfruttata". Questo per evitare anche che ci siano disparità di trattamento, dove due soggetti che operano su terreni della medesima estensione, ma che estraggono acqua in quantità totalmente differente, paghino alla Regione la stessa cifra. In altre parole: pagherà di più chi più estrarrà.
"Ad oggi - spiega ai nostri microfoni Sassi - in Emilia Romagna si paga solo ad ettaro ed è una cosa iniqua".

Il progetto di legge, però, prevede anche possibili sconti. In particolare, questi sono vincolati all'efficienza estrattiva e della ecosostenibilità dei contenitori per i quali saranno previsti degli sconti. Pagherà di meno, quindi, chi preferirà materiali riutilizzabili, come ad esempio il vetro.


Ascolta l'intervista a Gianluca Sassi

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