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Aborto: difficile per le donne, discriminante per i non obiettori

Il Consiglio d'Europa accoglie un ricorso della Cgil sull'interruzione di gravidanza.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Sanità, Donne
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In Italia è sempre più difficile accedere al diritto d'aborto e i medici non obiettori sono discriminati. Lo rileva il Consiglio d'Europa, che accoglie un ricorso presentato dalla Cgil. Il parere del ginecologo: "Due modi per bypassare l'obiezione: assumere non obiettori e togliere i vincoli sulla Ru486".

L'Italia discrimina medici e personale medico che non hanno optato per l'obiezione di coscienza in materia di aborto. È quanto sostiene il Consiglio d'Europa, che ha accolto un ricorso della Cgil.
In particolare, il personale che non si dichiara obiettore di coscienza oggi è vittima di "diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti". Come avevamo avuto modo di denunciare, infatti, una quota di obiezione - che a livello nazionale ha già raggiunto il 70% - porta a sovraccarichi di lavoro per i medici non-obiettori, che finiscono a trascorrere quasi tutta la propria attività professionale in sala operatoria.

Il Consiglio d'Europa, però, riprovera l'Italia anche perché, nonostante la legge 194/78, l'accesso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza è sempre più difficile. "Le donne che cercano accesso ai servizi di aborto - si legge nelle conclusioni - continuano ad avere di fronte una sostanziale difficoltà nell'ottenere l'accesso a tali servizi nella pratica, nonostante quanto è previsto dalla legge”.

Se il ricorso della Cgil e l'assenso del Consiglio d'Europa rappresentano un passo importante verso il riconoscimento di un problema che ormai sembra incancrenito, secondo il ginecologo Corrado Melega, però, servono provvedimenti concreti e pratici per risolvere la situazione.
Secondo Melega, quest'ultima non passa da una modifica alla legge che preveda la rimozione della possibilità di obiezione, poiché in Parlamento non si avrebbero i numeri per una maggioranza che bypassi la componente cattolica, ma attraverso il rispetto dell'articolo 15 della legge 194.

"La discriminazione subita dai medici non obiettori dipende molto anche dalla governance dell'azienda e dei primari - osserva il ginecologo - Servirebbe una decisione del governo che indichi alle aziende di assumere personale non obiettore per garantire il servizio e non far gravare il peso sulle stesse persone". E se ciò non può essere fatto attraverso un concorso, è invece possibile ricorrere a professionisti "a gettone" che intervengano in sala operatoria.

Melega indica poi un'altra misura in grado di risolvere il problema, togliendo armi agli obiettori: "la rimozione del diktat dell'Istituto Superiore di Sanità che prevede che le donne che assumono la pillola abortiva debbano restare ricoverate per tre giorni".
Secondo il medico, infatti, da un lato gli allarmi messi in giro sulla pillola Ru486 non sono veri, dall'altro evitare il ricovero risolverebbe anche i problemi etici dei medici obiettori. Sui quali Melega, insieme ad altri, continua a nutrire dubbi sulla reale portata della scelta di coscienza.


Ascolta l'intervista a Corrado Melega

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