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Abbiamo perso gli anni '90

Giovane e Bella, di François Ozon, è l'oblio della bellezza


di Stefano Migliore
Categorie: PauraPalcoscenico
Giovane e Bella
Giovane e Bella

... a diciassett'anni non si può esser seri,
se ci son verdi tigli lungo la passeggiata.

Così recitava il sig. Arthur Rimbaud.

Mi affascina sempre quando nei film francesi, come abbiamo recentemente visto ne "La vita di Adele", si mostrano questi momenti in cui la classe di letteratura legge poesie e crea una discussione, in cui ognuno interviene con una riflessione sul testo. Io al liceo nelle ore di italiano contavo quante volte la prof. ripetesse “peraltro”. Aveva una media di 15 all'ora.

Siamo di nuovo nel mondo di Ozono, che dopo il bellissimo “Nella Casa” si misura ancora nelle intime dinamiche della famglia, dei conflitti genitori – figli e un ambiente scolastico, perchè Isabel oltre a essere giovane e bella, è anche una studentessa del Liceo.

Ozon porta alla luce un pericolo latente della modernità, e in Italia ne sappiamo qualcosa anche dal mondo della politica, se così la si vuole chiamare. Ed è il pericolo, dell'anaffettività, del rischio di trovarsi da soli a compiere scelte in balia di situazioni che ci scorrono sotto gli occhi, nel sangue e nella vita, cose che non stupiscono più, lo scandalo è altrove.

È come se avessimo tragicamente superato quel nichilismo dei '90 perdendone anche tutti i lati positivi, il sarcasmo, il senso dell'ironia delle camice di flanella a quadretti

Il sottile filo che separa l'emancipazione dalla pura idiozia è qui evidente, a tratti quasi ti innervosisce.

Solo per fare un esempio: Isabel vive con la madre, il fratello e il patrigno. Quest'ultimo non è un uomo cattivo, non cavalca rivalse o polemiche di convivenza, eppure quando il problema di Isabel viene a galla non esita a lavarsene le mani, “è tua figlia, io non sono suo padre”.

Isabel mette a rendita il suo corpo e non lo fa per i soldi, nemmeno per un'autodeterminazione di orgoglio ferito, da abbandono. Ed è proprio qui la chiave di volta, l'inquietudine sottile di cui Ozon è maestro. Ci mette di fronte a un problema e ci offre lo strumento per parlarne, senza essere il paladino dei family day o dei diritti delle donne, o delle nonne, o dei gay.

Isabel si perde, la colpa non si capisce di chi sia ed è questa la magia di questo film.

Da vedere.

Nel podcast l'incontro con Filippo Timi, Marco Pettenelo e Matteo Oleotto.

Se neanche la prossima settimana non vinci il biglietto per il cinema, non prendertela con il tuo cane, ma segna in agenda che il giovedì alle 20 hai un impegno.

Tags: Cinema, Cultura

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